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Famiglia Farnese, Viterbo, numerose sono le testimonianze sul casato dei Farnese a Viterbo. La città per la sua vicinanza a Roma, dal Medioevo al Rinascimento svolgeva un ruolo di prestigio sia politico che religioso, fu anche per un periodo la sede del Papato e fu qui che si istituì il rito del conclave per la elezione del Papa. La prima testimonianza sui Farnese è datata 1431, quando Ranuccio Farnese venne nominato tesoriere della Chiesa, ed ottenne la custodia della città di Viterbo, con l’incarico di difenderla da Fortebraccio e Giacomo di Vico. In seguito prese la cittadinanza, per sancire la quale dovette acquistare un palazzo, come prevedeva lo Statuto del Comune, e la scelta cadde su un edificio già esistente, situato alla destra del Ponte del Duomo, l'antico cavalcavia fondato su elementi di origine etrusca. La Tuscia è a buon titolo la terra dei Farnese, fu da qui che il nobile casato fece la sua rapida scalata al potere che le consentirà di dominare in Italia e in Europa. Tutto inizia quando fu eletto papa Paolo III Farnese. La famiglia protettrice di letterati ed artisti  impose la sua influenza oltre che nella Tuscia anche su Roma, Parma, Piacenza, oltre che in Belgio, Francia e Spagna.. Nella Tuscia Viterbese oltre alle bellezze naturali, si possono ammirare palazzi, castelli, rocche e monumenti, eretti da questa potente Famiglia, tra questi, l’Isola Bisentina sul Lago di Bolsena, la villa di Caprarola, eredi dei Farnese quando il ramo si estinse, saranno i Borboni di Napoli. I Farnese, originari della Tuscia, di etnia longobarda, erano titolari del feudo di Castrum Farneti, tra il XII ed il XIII secolo rivestirono cariche militari e religiose, nei territori tra Orvieto e Tuscania. Nel XIV secolo come ricompensa per aver combattuto dalla parte della Chiesa i Farnese ottennero dal Cardinale Albornoz il Castello di Valentano,  Ranuccio Farnese, nella prima metà  del XV secolo, ottenne numerosi feudi, ad ovest del lago di Bolsena, che costituirono il primo  nucleo territoriale di questa nobile famiglia nella Tuscia. Nel XVI secolo i Farnese furono tra le famiglie più importanti d’Europa, soprattutto quando Alessandro Farnese, nato a Canino, nel 1468,  che non volle seguire la carriera militare  e venne eletto Papa nel 1534 con il nome di Paolo III è a lui che  si deve la rinascita della Chiesa cattolica con il tanto atteso Concilio di Trento e l’approvazione della Compagnia di Gesù, e  la riforma degli Ordini Religiosi più  antichi, con le prime missioni cattoliche in America e in Estremo Oriente. Nel 1545 Papa Paolo III diede, a Pier Luigi, figlio avuto prima di essere vincolato dagli ordini sacerdotali, il ducato di Castro e il ducato di Parma e Piacenza Dopo la morte del pontefice nel 1549,  la famiglia Farnese ebbe ancora tra i suoi membri uomini di primo piano, come il cardinale Alessandro il Giovane, il duca Ottavio e il duca Alessandro, fino al 1649 quando viene distrutta Castro, per ordine di papa Innocenzo X Pamphili.  Perduta anche Ronciglione i Farnese continuano a governare Parma e Piacenza fino al 1731, quando muore senza eredi diretti il duca Antonio Farnese. Ultima discendente dei Farnese, figlia del duca Odoardo, fu Elisabetta, che sposò Filippo V re di Spagna nel 1714 e divenne madre del primo Re di Napoli, Carlo VII e quindi il Palazzo Farnese a Roma, passò in mano ai Borbone e successivamente, tra alterne vicende, allo Stato italiano.

Storia dei Farnese, Le origini non sono ben note, ma furono certamente modeste, perché i primi documenti ci mostrano i Farnese signori di non molto conto e al seguito di signori più importanti di loro. A partire  dal XII secolo, furono al servizio di varie città,  e  specialmente di Viterbo e di Orvieto. La famiglia deve avere assunto il nome Farnese tra i secoli. XI e  XII  per un suo feudo di non molta importanza il Castrum Farneti. Il più antico documento accertato risale al 1134 e ci mostra un Petrus de Farneto, al quale, per avere militato in Puglia contro i Normanni, era stato restituito il Castrum Farneti concesso agli antenati fino dal tempo di Ottone I. Forse questo Pietro è lo stesso che l'Annibali ci presenta fondatore di Orbetello nel 1100. Altri documenti posteriori rammentano un Prudenzo Farnese che alle porte di Orvieto riceve, come rappresentante della città, il papa Adriano IV. Comunque non è improbabile che sia esistito in quei tempi un Pietro, che deve aver dato per il primo un impulso notevole alla fortuna della famiglia spingendola a partecipare alle lotte feudali e più ancora alle lotte fra le fazioni delle varie cittadine tra Viterbo e Orvieto. Se essi fossero rimasti entro il cerchio delle loro terre, che si estesero all'ingrosso e quasi sempre unite tra il lago di Bolsena e il Tirreno, sarebbero stati presto sopraffatti dai vicini potenti, come i prefetti di Vico e gli Anguillara. Ma fin dalle lontane origini i Farnese hanno mostrato un istinto che è divenuto caratteristico della famiglia attraverso tutti i secoli: e cioè di sapersi inserire nelle lotte e trarne tutti i vantaggi possibili. Si misero pertanto al servizio delle città, acquistarono onori, ricchezze, forza e anche, occorrendo, aiuto, e divennero ben presto una stirpe di guerrieri audaci, bellicosi e astuti.Ci sono cinque uomini d'arme dal nome Pietro Farnese che  si susseguono, alternati da altri che portano il nome di Ranuccio Farnese i quali si imposero per ben circa quattro secoli. Un Pietro II difese Orvieto contro Enrico VI imperatore, un terzo corse in aiuto di Firenze contro Enrico VII, un quarto liberò Bologna nel 1354. Costante in tutti una linea direttiva: essere sempre fedeli al pontefice. Un Pietro V fu fortunato generale dei Fiorentini, che condusse nel 1363 alla vittoria contro i Pisani; un Guido fu vescovo di Orvieto e nel 1309 ne consacrò il duomo. Anche durante lo scisma i Farnese  rimasero fedeli al pontefice e ne ebbero infatti concessioni di feudi e di dignità. All’inizio del XIV secolo i possedimenti della famiglia erano molti e facevano sempre capo al vecchio nucleo centrale, intorno al lago di Bolsena, che  si può considerare come il primo periodo strettamente feudale e campagnolo della Famiglia.  Con Ranuccio il Vecchio, che in gioventù era scampato a un eccidio il quale minacciò di annientare l'intiera casata, ebbe il periodo romano, fu Senatore nel 1417,  e difensore militare dello stato pontificio, sostenuto dai Colonna. Sotto Papa Eugenio IV acquistò le terre di Valentano, Marta, Montalto, Cassano, Latera e Canino). Il matrimonio di Pier Luigi Farnese, figlio di Ranuccio, con Giovannella Caetani, sorella di Nicola duca di Sermoneta, fece entrare i Farnese. nella grande aristocrazia romana. Ma non fu dimenticata la vecchia sede originaria e Ranuccio fece costruire nel 1448 nell'isola Bisentina, nel lago di Bolsena, la tomba di famiglia. In pochi decennî la famiglia subisce una trasformazione significativa. Pur permanendo in essa più o meno accentuata la caratteristica di guerrieri e di uomini politici, si afferma anche in alcuni una maggiore gentilezza non dovuta soltanto al fatto dell'essere essi diventati cittadini, ma anche a tutta una nuova educazione in gran parte umanistica e cortigiana che accompagna in essi la consueta tradizione delle armi. Sarà questa una caratteristica che i Farnese conserveranno sino alla fine. Figli di Pier Luigi I furono Bartolomeo, Alessandro e Giulia: il primo divenne capo della linea che si disse di Latera, la quale visse modestamente e si estinse nel 1668, l'altro fu il primo cardinale della famiglia e divenne papa con il nome di Papa Paolo III; Giulia fu la famosa "Bella", che riempì le cronache mondane romane sulla fine del secolo e che ebbe relazioni amorose col papa Alessandro VI. Aveva sposato nel 1489 Orsino Orsini e la figlia Laura diventò, poi, la moglie di Niccolò della Rovere, nipote di Giulio II. Il cerchio della parentela si allargava in tal modo e collegava strettamente i Farnese alle più cospicue e storiche famiglie dell'Urbe. Chi però volle aprire la via della cultura e delle alte relazioni fu, più che Ranuccio o Pier Luigi, la moglie di quest'ultimo, Giovannella Caetani, che spinse per le vie ecclesiastiche e agli uffici di corte il figlio Alessandro. Con Alessandro, peraltro, la linea centrale dei Farnese avrebbe dovuto finire e passare alla linea molto secondaria di Latera. Preoccupato di questo, sembra che egli abbia voluto avere dei figli che poi fece legittimare da Giulio II e da Leone X. Paolo e Ranuccio, i prediletti, non vissero a lungo, ma Pier Luigi e Costanza ebbero parte non piccola nella vita e nella storia del loro tempo, specialmente quando il cardinale Alessandro divenne papa e poté pontificare per quindici anni, spazio di tempo sufficiente per ricostruire una seconda volta, dopo Ranuccio il Vecchio, la casa pericolante. In tal senso va spiegato lo spiccato nepotismo di Paolo III. Con l'assegnazione di Castro e Ronciglione nel 1538 fu arrotondato il patrimonio della famiglia, che con i suoi beni feudali costituì un discreto nucleo territoriale a nord di Roma; con l'erezione a ducato delle città di Parma, Piacenza e Guastalla, con dipendenza di vassallaggio dalla Chiesa, e con l'investitura ereditaria nel figlio Pier Luigi e suoi discendenti, Paolo III costituì definitivamente la fortuna della casa ch'egli non soltanto assideva fra le dinastie italiane, ma poneva senz'altro a pari delle grandi case regnanti d'Europa, sia con il matrimonio del nipote Ottavio con Margherita d'Austria figlia naturale di Carlo V, sia con quello dell'altro nipote Orazio con la figlia naturale di Enrico II, Diana di Francia, duchessa d'Angoulême. Altri figli di Pier Luigi volti alla vita ecclesiastica accrebbero il lustro della casa, sia che si trattasse del cardinale Alessandro, figlio primogenito di Pier Luigi, che fu davvero gran cardinale, spesso papabile, influente sempre e in tutte le occasioni gran mecenate, sia che si trattasse del più giovane fratello cardinale Ranuccio, che aggiunse con l'eccellenza dei costumi e la cultura maggiore rispetto al nome. Con Pier Luigi comincia pertanto la terza e ultima fase della storia dei Farnesi. Grandi sogni ebbe Pier Luigi; ma con i successori di lui i Farnese dovettero attenuare le loro velleità ed entrare anzi nel solco della politica spagnola. Il figlio di Ottavio, secondo duca, il famoso generale Alessandro Farnese,  servì fedelmente Filippo II e riuscì a mantenergli in sudditanza le provincie cattoliche dei Paesi Bassi. Solo nel sec. XVII i duchi di Parma tornarono a schierarsi in generale dalla parte della Francia, quando non si chiusero in una vita del tutto locale. Non si può pertanto riscontrare una continuità degna di nota: ma del resto lo stato, per quanto importante per la posizione, non poteva avere gran peso. Il duca Edoardo, fu celebre per la guerra contro Urbano VIII e i Barberini. Notevole a ogni modo l'ambizione di ottenere la Lombardia, perché l’aspirazione dei Farnese era verso un maggior potere politico ed infatti, gli  ultimi duchi Francesco e Antonio quando la nipote Elisabetta Farnese sposò Filippo V di Borbone duca d'Angiò e re di Spagna, concepirono possibili opportunità che avrebbero aumentato l'importanza della casa Farnese in Italia. Ma purtroppo i figli maschi obesi e cagionevoli di salute minarono l’ulteriore espandersi del potere della famiglia.. Gli ultimi duchi non ebbero figli ed il ducato alla morte di Antonio nel 1731 passò secondo accordi precedenti insieme con i beni patrimoniali, a don Carlos, figlio di Filippo V e di Elisabetta Farnese. Nel  complesso i duchi di Parma della casa Farnese, che furono in tutto otto, non poterono uscire dai limiti ristretti di sovrani locali, né poterono avere  alcuna importante influenza sulla vita politica italiana e né tanto meno estera, anche se alcuni di essi avessero ingegno. I  Farnese furono in genere abbastanza attenti alle necessità  dei loro sudditi, dei quali cercarono curare, qualche volta, il benessere economico e, in alcuni momenti, anche quello culturale. Inoltre crearono il Collegio dei nobili nel 1601, Da una origine militare i Farnese si trasformarono in una stirpe pacifica  e dedita al mecenatismo. A Paolo III si deve il palazzo Farnese, ad Alessandro suo nipote e cardinale, si devono gli affreschi della villa di Caprarola e la chiesa del Gesù in Roma, come all'altro cardinale Edoardo la casa professa. Anche ad altri piacque essere grandi nell'edilizia sull'esempio di Paolo III, che si giovò dei massimi artisti quali il Sangallo, che di numerose opere militari arricchì specialmente Roma e Perugia. Pier Luigi Farnese primo duca di Castro, al dire del Caro, fece di una bicocca una piccola città dalle linee grandiose. A Parma fu costruita una vera e grande reggia la Pilotta non finita. Ranuccio I vi fece costruire dentro da G. B. Aleotti il famoso teatro Farnese, a imitazione dei grandi teatri romani. Del mecenatismo della casa parlano abbondantemente le numerose opere d'arte, di scultura, di pittura, di architettura e le raccolte di oggetti preziosi che furono vanto di cardinali, di duchi e di principesse in Roma, a Caprarola e a Parma, gran parte delle quali si possono ammirare ancora al giorno d'oggi.

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