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MUSEI DI VITERBO CENTRO STORICO

Musei a Viterbo centro, tra i musei di Viterbo i più significativi e da non perdere di visitare  sono : il Museo Nazionale Etrusco, a piazza della Rocca già Museo Nazionale Archeologico, ospitato dal 1986 nella Rocca Albornoz; il Museo Civico, ospitato dal 1955 nell'ex convento di Santa Maria della Verità, a piazza della Verità, riaperto nel 1994 e nel 2014; il Museo della Ceramica della Tuscia, ospitato dal 1996 nel Palazzo Brugiotti in Via Cavour; il Museo del Colle del Duomo, aperto dal 2000 accanto alla Cattedrale di San Lorenzo;a piazza San Lorenzo, il Museo della Macchina di Santa Rosa, ospitato nella sede del Sodalizio Facchini di Santa Rosa in Via San Pellegrino. Il Museo Monastero e Casa di Santa Rosa si trova in via di Santa Rosa e in via della Casa di Santa Rosa.

Museo Nazionale Etrusco, piazza della Rocca, nei pressi di porta Fiorentina, è all'interno della rocca Albornoz, Viterbo, zona centro storico. Il museo si snoda su più piani, ed ospita anche la ricostruzione fedele della vita e degli ambienti degli etruschi desunti dallo studio degli scavi di Acquarossa, un sito archeologico etrusco romano che dista solo 7 chilometri da Viterbo e che fu distrutto in seguito alle lotte del VI secolo a.C. E' stata ricostruita la scena del teatro di Ferento, decorata dalle statue delle Muse; vi sono anche esempi del sito archeologico etrusco di Musarna, anche questo vicino a Viterbo, con l'esposizione di un mosaico con iscrizioni etrusche ritrovato proprio a Musarna. Al piano terra sono esposti i risultati degli scavi dell'Istituto Svedese nei siti di San Giovenale e di Acquarossa, vere pietre miliari per la conoscenza degli abitati etruschi di VII- VI sec. a.C. All'ultimo piano trovano spazio i corredi funerari dei più importanti centri dell'Etruria meridionale interna ed infine, attraversando il loggiato di Paolo III Farnese, si raggiunge la stanza che custodisce la prestigiosa tomba della biga etrusca trovata ad Ischia di Castro. Al piano terreno è collocata una sezione sull’architettura etrusca nel viterbese con reperti degli scavi dell’Istituto Svedese di Studi Classici, effettuati durante gli anni sessanta, nella zona di San Giovenale e dell’insediamento di Acquarossa del VII e del VI secolo a.C. Il primo piano è dedicato ai reperti etruschi di Musarna, con il famoso mosaico ellenistico con iscrizione in alfabeto etrusco trovato nelle terme, e reperti di Ferento con il ciclo statuario di otto Muse ed una copia del Pothos di Scopa, che ornavano il teatro, risalenti al 150 d.C. e  che fino a poco tempo fa erano ospitate a Firenze. Il primo piano accoglie anche due sezioni dedicate al centro etrusco-romano di Ferento nei pressi di Viterbo, con la ricostruzione della scena del teatro decorata dalle statue delle Muse, e la presentazione del sito di Musarna, anch'esso vicino a Viterbo, che grazie agli scavi della Scuola Francese ha permesso di gettare nuova luce su di un centro etrusco dell'interno nel periodo della romanizzazione: a tale proposito si segnala l'eccezionale mosaico con iscrizione etrusca ivi rinvenuto. Al secondo piano una carrellata delle più significative attestazioni archeologiche dell’Etruria meridionale interna attraverso l’esposizione di materiali provenienti dall’area delle necropoli rupestri, un esauriente excursus su questo singolare aspetto della civiltà etrusca; ci sono inoltre realtà archeologiche dall’area intorno al lago di Bolsena. Un allestimento a parte è dedicato alla prestigiosa tomba della Biga, rinvenuta ad Ischia di Castro, completa del corredo, il museo propone un panorama sulle diverse realtà dell'Etruria meridionale interna, particolare attenzione è rivolta alla ricostruzione della vita quotidiana degli Etruschi con la ricostruzione di edifici a grandezza naturale. All'ultimo piano trovano spazio i corredi funerari dei più importanti centri dell'Etruria meridionale interna ed infine, attraversando il loggiato di Paolo III Farnese, si raggiunge la stanza che custodisce la prestigiosa tomba della biga etrusca trovata ad Ischia di Castro.La vita degli etruschi  e dell'Etruria meridionale interna è stata fedelmente ricostruita con edifici a grandezza naturale.

Museo Civico, piazza della Verità, Viterbo, fuori porta della Verità, si trova appena fuori del centro storico di Viterbo, ci si arriva comodamente a piedi. L'edificio presenta un bel chiostro gotico e ambienti che facevano parte dell'antico convento. Vi sono esposti reperti che vanno dal periodo arcaico, a quello medioevale fino al Rinascimento. ed anche opere risalenti a tempi più recenti. Tra i reperti archeologici vi è la collezione privata donata da Luigi Rossi Danielli, mentre tra i reperti pubblici vi sono opere collezionate già dalla fine del '400 per volere di Frate Annio da Viterbo, il primo etruscologo d'Italia. In questo museo si possono ammirare oggetti provenienti dalla antica città di Ferento e risalenti al periodo imperiale romano. Nella sala della Pinacoteca posta al primo piano c'è la Deposizione di Sebastiano del Piombo, risalente al 1515, che nel retro presenta disegni eseguiti con il carboncino attribuiti a Michelangelo. Sempre di Sebastiano del Piombo è la Flagellazione di Cristo del 1517.  Notevoli  sono le opere di artisti viterbesi consistenti in tavole e tele di Antonio del Massaro, Giovan Francesco Romanelli pittore del Louvre, Anton Angelo Bonifazi. Sculture in marmo, bronzo e terracotta, tra queste opere si Andrea della Robbia, si alternano con vasi di ceramica ed epigrafi medioevali, collezioni numismatiche ed una serie di ritratti di religiosi, cardinali e pontefici. Vi sono inoltre una serie di acquerelli di Francesco Sabatini riproducenti gli affreschi di Benozzo Gozzoli che adornavano la vecchia chiesa di Santa Rosa oggi scomparsa per fare posto alla nuova più grande.  Sempre qui si possono ammirare 56 bozzetti delle numerose macchine si Santa Rosa che si sono succedute nei secoli a partire dal 1690.

Museo della Ceramica della Tuscia, via Cavour, all'interno di Palazzo Brugiotti, Viterbo, centro storico. Il palazzo Brugiotti venne edificato dalla omonima famiglia aristocratica nella seconda metà del '500, oggi dopo alterne vicende è sede della Fondazione Carivit. Al pian terreno sono esposti dei vasi provenienti dallo scavo dei "butti", che erano de pozzi scavati nel peperino, posti all'interno o fuori delle abitazioni, presenti nelle antiche case di Viterbo dentro i quali venivano buttati i rifiuti domestici. Questi vasi sono notevoli in quanto mostrano l'evoluzione della ceramica della Tuscia e di Viterbo dal periodo medioevale fino al XVII secolo Sono interessanti la forma, la decorazione, e l'uso del materiale colorante. Queste ceramiche erano per lo più destinate alle mense delle famiglie sia aristocratiche che umili, borghesi o popolane. Sono molto interessanti i vasi da Farmacia e Spezieria , decorati con stemmi, e con l'indicazione del loro contenuto.

Museo del Colle del Duomo, piazza San Lorenzo, Viterbo, centro storico, aperto nel 2000, in occasione dell'Anno Santo, raccoglie le opere della Diocesi di Viterbo, configurandosi essenzialmente come Museo di Arte Sacra. Sono conservate tavole, quadri, tele, disegni e bozzetti di vari artisti come Strigelli, Domenico Corvi, Anton Angelo Falaschi, Pietro Papini, Mmarco Benefial, Pietro Vanni. Vi sono anche ritratti di personaggi della chiesa come vescovi e cardinali che nei secoli hanno governato la Diocesi di Viterbo. Possiamo ammirare anche oggetti liturgici come reliquiari, calici, ostensori, croci, piviali ovvero paramenti liturgici indossati durante la messa, pianete un tipo di mantella liturgica, e numerosi altri paramenti sacri di ogni fattura ed epoca storica. Vi sono inoltre, statue di bronzo, di marmo, di legno, oltre ad epigrafi, capitelli e colonne. Come reperti archeologici si possono ammirare : un sarcofago etrusco di terracotta del III secolo a.C., un frammento di statua marmorea raffigurante Diana Efesina, dea dalle molte mammelle, un blocco di marmo con una iscrizione proveniente da Ferento, parte di un'ara trasformata in capitello, un cippo etrusco in peperino che reca scolpita una porta finta.  Vi è inoltre una piccola Crocefissione attribuita a Michelangelo Buonarroti. Il museo conserva anche una tavola della Madonna della Carbonara risalente alla fine del XIII secolo.

Museo Macchine di Santa Rosa e Sodalizio dei Facchini, via San Pellegrino, Viterbo, centro storico, fu aperto nel 1994, è ospitato in un palazzo che risale al XII o XIII secolo, il palazzo fu acquistato dal Comune di Viterbo e poi venne donato nel 1978  al Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, qui si trovano sia il Sodalizio dei Facchini che un piccolo Museo. Il museo si articola su due piani, al piano terra è possibile ammirare i modelli delle diverse Macchine di Santa Rosa che in grande furono utilizzati nelle processioni e trasportate dai facchini. Vi è anche la riproduzione di un antico modello risalente al 1690. Altri sono databili al XX secolo tra questi “Ali di Luce” ideato dall’architetto e facchino Raffaele Ascensi. Al primo piano è possibile assistere a dei filmati dei trasporti passati e recenti della Macchina di Santa Rosa. Mentre all’ultimo piano in una sala chiusa al pubblico vi è la sala consigliare del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa. Questa processione avviene ogni anno la sera del 3 settembre e consiste in un'alta struttura illuminata a forma di campanile che viene portata a spalla per le strette vie del centro storico medioevale di Viterbo, da circa 100 uomini, chiamati “Facchini di Santa Rosa”. Il trasporto trae le sue origini dalla solenne traslazione del corpo di Santa Rosa dalla chiesa di Santa Maria in Poggio oggi chiesa della Crocetta, dove era stata inizialmente sepolta la Santa, al monastero delle Povere Dame di San Damiano dove oggi si trova il santuario a Lei dedicato, la traslazione della santa fu voluta, nel 1258, da papa Alessandro IV. La Macchina di Santa Rosa è una struttura a forma di campanile, che viene realizzata in vari  materiali è alta quasi trenta metri e pesante più di 50 quintali, questa enorme e pesante struttura, la sera del 3 Settembre di ogni anno viene portata a spalla per le vie strette e ripide vie del centro storico di Viterbo da circa 100 uomini, detti "Facchini". Questa suggestiva processione è stata inserita  dall’Unesco tra le meraviglie del mondo. All’interno del museo sono visibili il modello di un baldacchino ligneo di foggia barocca, datato 1690, le sobrie strutture di tipo neoclassico, modelli dalle  linee ascensionali del revival gotico nell'Ottocento, per giungere, infine, alle interpretazioni in chiave moderna degli elementi stilistici tipici di Viterbo dei modelli più recenti

Museo Monastero e casa di Santa Rosa,  la casa si trova in via casa di Santa Rosa, Viterbo, centro storico, la Santa era una terziaria francescana, visse con i propri genitori in una casa molto modesta e situata proprio vicino al Monastero delle Clarisse tutt'ora esistente, in via di Santa Rosa, e al Santuario a lei dedicato. Oggi questo edificio è anche un museo, visitabile. Rosa cercò inutilmente di entrare nel convento delle Clarisse, ma da viva non vi riuscì, essendo nata in una famiglia povera, il permesso le venne negato, ma il corpo, però, poi, da morta riposa proprio nel luogo dove avrebbe voluto stare da viva : dentro al convento delle Clarisse. Sulle mura esterne di questo antico edificio vi leggiamo “Qui nacque visse e morì la gloriosa vergine Santa Rosa”. La casa molto umile, aveva un angolo destinato alle provviste che erano costituite dal raccolto ottenuto dal duro lavoro dei campi. Sembra che i genitori della Santa possedessero come aiuto un asino. Quella di Santa Rosa era si una famiglia povera, ma in grado di fare la carità ai bisognosi. I genitori della Santa erano cattolici e molto devoti, e quindi educarono la bambina all’amore a al rispetto di Dio, secondo gli insegnamenti di San Francesco d’Assisi. Adiacente alla casa si trova anche la struttura monastica di Santa Rosa che sorse ad opera di papa Innocenzo III per ospitare un gruppo di pie donne viterbesi che si erano ritirate sul colle San Marco a vivere secondo le regole francescane. Da quel momento la struttura, trovandosi sulla via Francigena, divenne un punto di incontro e di passaggio per i pellegrini diretti a Roma. Oltre al monastero e alla casa, qui si trova anche la Chiesa dedicata alla Santa e Santuario che ospita, dal 1253, il corpo incorrotto di Santa Rosa. Presso il complesso monastico di Santa Rosa da Viterbo vi è uno spazio espositivo riguardante, innanzitutto, la tradizione e il culto di Santa Rosa, è possibile visitare la chiesa e la casa della santa che insieme al monastero di clausura che rappresentano di per sé un'insieme monumentale di elevata importanza storica oltre che un importante luogo che raccoglie numerose testimonianze religiose, paramenti ed arredi sacri, calici, reliquiari, candelieri,  numerosi sono anche gli ex-voto dipinti su tela, su tavoletta o in forma di bozzetti, raffiguranti la vita di Santa Rosa. Il corpo incorrotto di Santa Rosa si trova dietro una grande cancellata in ferro ed è racchiuso in un’urna fatta costruire dalle monache nel 1699 da Giovanni Giardini da Forlì, argentiere della casa reale d’Inghilterra. Oggi per aprire l'urna dove è custodito il corpo servono due chiavi. Una in possesso della badessa e l'altra della suora più anziana. Le monache, custodi del Sacro Corpo, vi vivono in clausura fin dai primi tempi, adottando come forma di vita la regola di Chiara d’Assisi.

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 Musei Viterbo centro storico, foto Anna Zelli

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