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FESTA DI SANTA ROSA PATRONA DI VITERBO CENTRO STORICO

La festa e il trasporto della Macchina di Santa Rosa, Santa e Patrona di Viterbo, centro storico : questa è la manifestazione viterbese per eccellenza, l’evento è dedicato alla Santa patrona della città, vissuta nel XIII secolo, traslata nel 1258, per volere di Papa Alessandro IV, dalla chiesa di Santa Maria del Poggio al Santuario, la cui memoria viene rievocata ogni anno, la sera del 3 settembre, con una processione unica al mondo, indescrivibile per la sua bellezza, spettacolarità ed emozione. Il trasporto della Macchina di Santa Rosa è diventato patrimonio immateriale dell’Unesco nel 2013 con l’ufficializzazione avvenuta durante l’ottava sessione del comitato intergovernativo che si è svolto a Baku, in Azerbaigian. Il trasporto si svolge nel centro storico di Viterbo la sera del 3 settembre di ogni anno,  si tratta di un monumentale trasporto di quella che si chiama “Macchina di Santa Rosa”, che consiste in una enorme struttura illuminata, alta 30 metri e del peso di 52 quintali circa, alla cui sommità vi è la statua della Santa. La Macchina viene portata a spalla, da 100 uomini,  i Facchini di Santa Rosa, eroi per un giorno, che dal 1978 si sono riuniti in sodalizio e si fregiano del titolo di Cavalieri di Santa Rosa Questa enorme torre, illuminata da fiaccole e luci elettriche, viene realizzata con una infrastruttura interna in metallo e materiali moderni come la vetroresina. La macchina è alta circa trenta metri e pesa oltre le cinque tonnellate. La sera del 3 settembre di ogni anno viene sollevata e portata a spalla per un percorso di poco più di un chilometro,lungo le vie e le piazze buie del centro di Viterbo, alcune vie sono anche molto strette. Il trasporto avviene tra ali di folla in delirio che assiste con l'animo sospeso tra emozione, gioia ed anche un certo timore. Qualsiasi descrizione è pressoché inutile in quanto nessuna parola o immagine può renderne l'idea se non assistere dal vivo al trasporto. All’inizio il baldacchino era di dimensioni più contenute, fino a diventare nei secoli sempre più colossale, ogni 5 anni, la struttura viene cambiata e ricostruita ex novo. La sera del 3 settembre è una serata particolare non solo per i viterbesi ma anche per i turisti che vi partecipano sempre più numerosi. Le persone di solito scendono in strada fin dal mattino per cercare di prendere i posti migliori dai quali vedere il passaggio della macchina. La mattina del 3 settembre i 100 facchini vestiti di bianco con fascia rossa in vita, prima pranzano e poi si recano in Comune dove ricevono il saluto delle autorità cittadine, poi vanno tutti e 100 insieme in visita a sette chiese del centro, infine si ritirano nel convento dei cappuccini, al Bosco S. Paolo ai Cappuccini, dove il capofacchino impartisce loro le ultime indicazioni sul trasporto. Verso le 20, i Facchini preceduti da una banda musicale che intona il loro inno, partendo dal Santuario di Santa Rosa , che si trova nei pressi di piazza del Teatro, percorrono a ritroso il tragitto della Macchina, acclamati dalla folla, al grido “Siamo tutti d’un sentimento !”, fino a raggiungere la chiesa di San Sisto, presso Porta Romana, accanto alla "mossa" che è il punto da dove parte il trasporto della Macchina, e punto dove questa viene assemblata nei giorni precedenti. Qui a San Sisto, dal Vescovo, viene impartita ai facchini e alla macchina la benedizione, detta in articulo mortis, che prepara i 100 uomini allo sforzo fisico che dovranno affrontare con la forza si fisica ma soprattutto con la forza della fede. I facchini si dividono in varie categorie in funzione della posizione che hanno e dei compiti che svolgono, ad esempio i "ciuffi" prendono il nome dal caratteristico copricapo in cuoio che protegge la nuca agli uomini posizionati nelle nove file interne poste direttamente sotto la macchina, mentre le "spallette" e le "stanghette" sono i facchini occupanti le file esterne, quelle laterali, anteriori e posteriori. Tutti insieme, dopo la benedizione vanno a prendere posto sotto le travi che si trovano alla base della Macchina e si posizionano, ognuno al posto assegnato, subito dopo l’ordine impartito loro dal capo facchino, che grida: "Sotto col ciuffo e fermi!", "Sollevate e fermi !" e quindi "Per Santa Rosa, avanti!" e così si da l’avvio al difficile percorso. Fino al 2014 le soste erano 5, ora sono state portate a 7, per la modifica su via Marconi. Tutto il trasporto è seguito dai sbandieratori e dalla banda.  Al termine, il percorso più difficile e faticoso, e non privo di rischi, è quello della ripida salita che conduce al Santuario, questa salita viene fatta a passo di corsa dai facchini, con l'aiuto di corde anteriori e di travi dette "leve" che sostengono sia anteriormente che posteriormente la macchina. Quando la gigantesca torcia splendente è posata sui cavalletti di sostegno, di fronte al Santuario, il percorso termina con le grida di trionfo dell’intera città e i fuochi d’artificio. La Macchina di Santa Rosa rimane esposta per alcuni giorni successivi al 3 settembre, e l'urna dove è custodito il corpo della Santa viene in quei giorni visitata da migliaia di fedeli. L’amministrazione comunale di Viterbo, mette a disposizione dei fedeli posti a sedere sulle tribune appositamente montate per l’evento, e il noleggio di sedie. Dal 2015 la nuova macchina realizzata dall’architetto Ascenzi si chiama “Gloria”.

Eventi a Viterbo in occasione della festa di Santa Rosa, fin dalla fine di agosto, la città si anima e si prepara al trasporto della Macchina di Santa Rosa che avverrà la sera del 3 settembre con vari eventi, tra questi c’è il trasporto della Mini macchina di Santa Rosa del quartiere Pilastro, in genere inizia alle 21 e si snoda lungo le vie del Pilastro : via Rossi Danielli, via Francesco Cristofari, via Filippo Caparozzi, largo Alessandro Volta, viale Bruno Buozzi. Sempre verso la fine si agosto a piazza San Lorenzo si svolgono le cene di beneficienza del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa. Il 29 agosto c’è la processione del Corpus 1462, che è una  rievocazione moderna della processione teatrale che Pio II volle in città nel 1462. Si ha poi l’ apertura della manifestazione Quartieri dell’Arte nelle piazze e vie del centro storico. Si ha inoltre un altro trasporto della Mini Macchina nel quartiere Santa Barbara, alle 21 che percorre le vie : via Lega dei Dodici Popoli, via degli Etruschi, via Porsenna, piazzale Porsenna, piazzale dei Buccheri con arrivo di fronte alla chiesa di Santa Barbara. Di solito questi ragazzi, i mini facchini, al pomeriggio si radunano a piazza Dante, sfilano per la città, ed hanno l’ incontro con il vescovo presso il Santuario di Santa Rosa. La sfilata dei mini facchini per le vie del centro è preceduta dagli sbandieratori e dal gruppo storico musicale Città di Viterbo, e dalla banda musicale. La mini macchina oltre che ai quartieri Pilastro e Santa Barbara, percorre anche le vie del centro storico di Viterbo , parte da piazza Dante e percorre le vie : via Mazzini, via Niccolò della Tuccia, via della Verità, via della Pace, via dell’Orologio Vecchio, piazza delle Erbe, via Saffi, via Fontanella di Sant’Angelo, via Cavour, piazza della Repubblica, via Roma, piazza delle Erbe, corso Italia, piazza Verdi, via di Santa Rosa, largo Facchini di Santa Rosa,via Santa Rosa, via Casa di Santa Rosa, via Mazzini, piazza Dante Alighieri. Il 2 settembre di ogni anno il Cuore di Santa Rosa percorre le vie del centro della città, viene benedetto e riceve l’omaggio dei suoi concittadini. Il cuore viene poi esposto per la venerazione da parte dei fedeli nel Santuario di Santa Rosa. Da qui parte poi il Corteo Storico che arriva fino alla Cattedrale di San Lorenzo a piazza San Lorenzo. Nel  pomeriggio inoltrato del 2 settembre,vi è la processione con il cuore di Santa Rosa, che viene portato dai facchini ed è preceduto dal Corteo Storico. Il corteo Storico parte dalla cattedrale di Santa Rosa. prosegue poi su via Santa Rosa, corso Italia, via Saffi, piazza Fontana Grande,via delle Fabbriche,via San Pietro,via San Pellegrino, via La Fontaine, e infine termina al Duomo, alla Cattedrale di San Lorenzo a piazza San Lorenzo. Al ritorno il percorso va da piazza San Lorenzo, via San Lorenzo, via La Fontaine, via Annio, via Cavour, piazza del Plebiscito, via Ascenzi, piazza del Sacrario,via Marconi,via Santa Rosa, e Santuario Cattedrale di Santa Rosa. Il 3 settembre c’è l’evento del trasporto della macchina. Dal 4 settembre la macchina di Santa Rosa rimane esposta per alcuni giorni, fino ad ottobre,  sul piazzale antistante la chiesa, ed ogni sera dalle 21 la macchina viene accesa e tale rimane fino a tarda notte. E’ in questo periodo che in genere si svolge l’evento Jazz della Tuscia, con eventi musicali, conferenze e convivi. Tra i vari eventi vi è anche la “Contesa“ una rievocazione storica a piazza San Lorenzo. Il 4 settembre c’è per tutta la città e la maggior parte delle vie del centro storico di Viterbo la Fiera Mercato di Santa Rosa, che inizia la mattina e termina al tramonto.

Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, i facchini, sono i portatori della Macchina di Santa Rosa, che si costituirono nel 1978 in Sodalizio , per organizzarsi al meglio e rendere più sicuro il trasporto della struttura. Nella storia vi furono molti incidenti drammatici che avvennero durante la processione. La sede del Sodalizio è in via del Pellegrino, nello stesso edificio dove c'è il Museo delle Macchine di Santa Rosa.

Macchina di Santa Rosa, la sera del 3 settembre di ogni anno, viene trasportata in processione, sulle spalle di cento robusti portatori, denominati Facchini, la Macchina di Santa Rosa, un campanile artistico illuminato, rinnovato ogni 5 anni, con un'altezza di 28 metri e del peso di circa 50 quintali, sormontato dalla statua della santa. La festa risale al 5 maggio 1512 data nella quale venne ufficializzata la festa in onore della santa. Una delle prime menzioni attestante un termine che indicasse il baldacchino processionale risale al 1664. quando con un miracolo della Santa Viterbo superò una terribile pestilenza, il popolo decise di fare ogni anno una solenne processione in onore e per ringraziamento a Santa Rosa. Perché la festa risultasse la più straordinaria possibile affidarono l’onere della organizzazione alle famiglie più ricche della città. Da considerano che a quell’epoca era già in uso a Viterbo fare il 14 di agosto una processione con una macchina per il Santissimo Salvatore, che veniva prelevato dalla chiesa di San Giuseppe,  con dodici facchini. Il primo modello della macchina di Santa Rosa risale al 1690, in stile barocco fu opera di Franceschini. Nel tempo la struttura della macchina assume una importanza tale che si pensa di installare una intelaiatura fissa per rendere più agevole la costruzione. Già nel 1735 la macchina di Santa Rosa superava quasi tutti i tetti. Nel corso degli anni il baldacchino è stato ingrandito e impreziosito acquisendo una sorta di monumentalità.

Museo Macchine di Santa Rosa, piazza San Pellegrino, Viterbo, fu aperto nel 1994, è ospitato in un palazzo che risale al XII o XIII secolo, il palazzo fu acquistato dal Comune di Viterbo e poi venne donato nel 1978  al Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, qui si trovano sia il Sodalizio dei Facchini che un piccolo Museo. Il museo si articola su due piani, al piano terra è possibile ammirare i modelli delle diverse Macchine di Santa Rosa che in grande furono utilizzati nelle processioni e trasportate dai facchini. Vi è anche la riproduzione di un antico modello risalente al 1690. Altri sono databili al XX secolo tra questi “Ali di Luce” ideato dall’architetto e facchino Raffaele Ascensi. Al primo piano è possibile assistere a dei filmati dei trasporti passati e recenti della Macchina di Santa Rosa. Mentre all’ultimo piano in una sala chiusa al pubblico vi è la sala consigliare del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa. Questa processione avviene ogni anno la sera del 3 settembre e consiste in un'alta struttura illuminata a forma di campanile che viene portata a spalla per le strette vie del centro storico medioevale di Viterbo, da circa 100 uomini, chiamati “Facchini di Santa Rosa”. Il trasporto trae le sue origini dalla solenne traslazione del corpo di Santa Rosa dalla chiesa di Santa Maria in Poggio oggi chiesa della Crocetta, dove era stata inizialmente sepolta la Santa, al monastero delle Povere Dame di San Damiano dove oggi si trova il santuario a Lei dedicato, la traslazione della santa fu voluta, nel 1258, da papa Alessandro IV. La Macchina di Santa Rosa è una struttura a forma di campanile, che viene realizzata in vari  materiali è alta quasi trenta metri e pesante più di 50 quintali, questa enorme e pesante struttura, la sera del 3 Settembre di ogni anno viene portata a spalla per le vie strette e ripide vie del centro storico di Viterbo da circa 100 uomini, detti "Facchini". Questa suggestiva processione è stata inserita  dall’Unesco tra le meraviglie del mondo. All’interno del museo sono visibili il modello di un baldacchino ligneo di foggia barocca, datato 1690, le sobrie strutture di tipo neoclassico, modelli dalle  linee ascensionali del revival gotico nell'Ottocento, per giungere, infine, alle interpretazioni in chiave moderna degli elementi stilistici tipici di Viterbo dei modelli più recenti

Santa Rosa di Viterbo, storia, le vicende di Santa Rosa, ci sono state tramandate da tre fonti principali: La Vita I, redatta alla metà del XIII secolo e conservata presso l'archivio del monastero delle Clarisse di Santa Rosa, la Vita II, inserita negli atti del processo di canonizzazione avviato da Papa Callisto III nel 1457, la Vita III, e Vita Miracula et Missa propria Sanctae Rosae ordinis fratum minorum e databile tra il 1510 e il 1530. Sul giorno della nascita non ci sono certezze, figlia di Giovanni e Caterina, semplici e poveri agricoltori, si data la sua nascita nel 1233, nel quartiere di Santa Maria del Poggio,  e muore il 6 marzo del 1251, all’età di 18 anni. Fu una terziaria francescana, venerata come Santa dalla Chiesa Cattolica, fu canonizzata nel 1457. La santa è rappresentata con una corona di rose che le cinge il capo, a Viterbo e nei dintorni si trovano numerose sue raffigurazioni, per lo più in abiti dell'ordine francescano e sempre con una corona di rose sul capo. Sempre a Viterbo c’è il Santuario a lei dedicato e la sua festa ricorre il 4 di settembre. Fin da bambina mostra una profonda dedizione alla contemplazione, alla preghiera e all’aiuto ai poveri, che la portano anche a sottoporsi a numerosi digiuni e privazioni. Si racconta che già da bambina operasse dei miracoli, tra questi, la trasformazione del pane in rose, e il miracolo della brocca risanata. Il 21 giugno del 1250, durante la sua malattia, dovuta ai numerosi digiuni, le apparvero persone defunte vissute molto tempo prima della sua nascita, il 22 giugno chiese alla madre qualcosa da mangiare, prima di iniziare un ulteriore digiuno in onore di San Giovanni Battista, il 23 giugno si gettò nuda a terra, comunicando alla madre che avrebbe rinunciato ai beni terreni, secondo il volere della Madonna, ordinò che le tagliassero i capelli, e si vestì con il cingolo e la tonaca tipica dell’ordine dei francescani, il cingolo è una sorta di cintura fatta di corda che cinge alla vita la tonaca, il 25 giugno la santa percorre cosi vestita, le vie di Viterbo, esortando alla preghiera e alla conversione i suoi concittadini e  recando con se una croce ed un dittico, un dipinto su tavola formato da due parti, unite tra loro a forma di libro, tramite una cerniera, raffigurante il Salvatore. Le apparvero il Crocifisso e la Rosa, e allora la Santa iniziò a flagellarsi in segno di partecipazione alle sofferenze patite da Cristo. La santa voleva essere portata in chiesa, ma un uomo mosso a compassione per i suoi tormenti e ferite, la condusse a casa, qui la santa continuò a martoriarsi per 3 giorni, durante i quali le apparve il Signore che le profetizzò che da quella povera stanza in cui viveva sarebbe sorto il monastero delle Clarisse di San Damiano. Ripresasi dalle sofferenze la santa continuò nei giorni successivi il suo apostolato per le vie di Viterbo, e a dispetto dei numerosi ghibellini ed eretici, intraprese una fervente campagna a favore della Chiesa di Roma. Questo suo fervente attivismo religioso, le attirò le ostilità dell’autorità imperiale, che nel dicembre del 1250 ordinarono, su decisione del Podestà di Bovolo,  l’allontanamento  dalla città di Viterbo sia della Santa che dei genitori. In questo esilio forzato, la santa proseguì in pellegrinaggio il suo apostolato e giunse a Soriano, dove compì il miracolo della restituzione della vista ad una bimba cieca, e sempre a Soriano predisse la morte di Federico II. Giunta a Vitorchiano la santa compì il miracolo di uscire illesa dalle fiamme e attraverso questo convertì una eretica. Poco dopo morì l’imperatore, come lei aveva predetto, e tutte le sue opere miracolose le fecero acquisire la fama di profetessa, permettendole di tornare a Viterbo. La santa avrebbe voluto entrare nell’ordine delle Clarisse, ma per i suoi coinvolgimenti politici non venne accettata, a quel punto la santa profetizzo che il suo corpo rifiutato da vivo dalle clarisse sarebbe rimasto li da morto. Dopo una guarigione miracolosa entrò nel terz'ordine francescano. Predicò accanitamente contro i catari, aizzati da Federico II contro il Papa, e prese una forte posizione in difesa del pontefice nella lotta fra Guelfi e Ghibellini. Santa Rosa morì il 6 marzo del 1251 e fu sepolta nel cimitero della chiesa di Santa Maria del Poggio, detta della “Crocetta”, che era la sua parrocchia natale. Il culto di Santa Rosa, santa già in vita, ebbe inizio subito dopo la sua morte, infatti con una bolla di papa Innocenzo IV del 25 novembre 1252 si diede inizio alla sua canonizzazione. La salma sepolta sotto terra, venne traslata incorrotta il 4 settembre del 1258, da alcuni cardinali, alla presenza di papa Alessandro IV e portata nel monastero di San Damiano dove oggi c’è la chiesa di Santa Rosa, qui ancora oggi la salma è custodita e venerata. Durante il Trecento il culto della Santa si affievolì per riprendere all’elezione di papa Martino V, al soglio pontificio tra il 1417 e il 1431, in quanto molti pellegrini si recavano a Viterbo per onorare la santa dei miracoli, che avvennero anche dopo la sua morte. Infatti si racconta che il 6 marzo 1251, il giorno della morte della santa le campane abbiano suonato da sole per un giorno intero. Quando il corpo venne riesumato, ci fu il miracolo della rosa che indicò il punto esatto in cui si trovava il corpo sepolto direttamente nella terra e privo di bara della santa. Nel 1357 vi fu un incendio nel luogo in cui la santa era sepolta, bruciarono la cappella, la bara, i vestiti, ma il corpo della santa ne uscì integro. Nel monastero di Santa Rosa vi sono 41 ex voto, databili tra il XVII e il XIX secolo dove sono rappresentati alcuni miracoli della santa.

Canonizzazione di Santa Rosa da Viterbo, Il processo di canonizzazione di Santa Rosa, iniziò l'anno stesso della morte nel 1251, e fu poi ripreso e portato a termine nel 1457, sotto papa Callisto III, lui stesso miracolato. Il processo di canonizzazione registrò allora 263 testimoni e 120 miracoli, ma non venne portato a termine. I viterbesi poi furono distolti dalla venerazione per santa Rosa, a causa di una fervente devozione per la Madonna della Quercia e per Santa Lucia Brocadelli da Narni che nel 1496 ricevette le stigmate a Viterbo, poiché santa Lucia si recò poi a Ferrara, in questo periodo si riaccese di nuovo nei viterbesi il culto per santa Rosa. Venne riformato il monastero, e papa Giulio II, nel corso di una sua visita a Viterbo il 27 settembre del 1509 promise di occuparsi della canonizzazione della santa se le monache avessero messo per iscritto i meriti ed i miracoli della santa.  Fu sempre nel 1509 che venne istituita la festività di Santa Rosa, il 4 settembre, giorno in cui venne esumato il corpo dalla sepoltura in terra e traslato al santuario. Il 14 aprile 1512 il priore Agostino Almadiani propose che la festa della Beata Rosa fosse onorata pubblicamente, la santa divenne patrona della città di Viterbo nel 1583 ed inserita nel  Martirologico Romano. Nel 1922 Santa Rosa venne nominata da papa Benedetto XV, unitamente a Santa Agnese e Santa Giovanna d’Arco, protettrice della Associazione Cattolica Femminile Italiana, e l’8 febbraio 1983 papa Giovanni Paolo II la dichiarò patrona dei fiorai. Nel 1921 fu eseguita una prima ricognizione durante la quale venne estratto il cuore ancora integro e riposto in un reliquiario d'argento. Nel 1996 una nuova ricognizione ha permesso di effettuare una serie di indagini scientifiche, dalle quali è emerso che santa Rosa aveva un'età compresa tra i 18 e i 20 anni al momento del decesso. Inoltre era affetta da una rara patologia, la sindrome di Cantrell, caratterizzata da una mancanza congenita dello sterno, che normalmente porta a morte durante la primissima infanzia. Sul braccio sinistro è stata rilevata una cicatrice, compatibile con una ferita che le fonti storiche riferiscono Rosa abbia subìto durante l'assedio delle truppe di Federico II alla città di Viterbo. Santa Rosa inoltre doveva avere un'altezza di circa 1,55 m, occhi blu e capelli scuri. Questi dati e quelli tratti dalle radiografie del cranio, hanno permesso di effettuare una ricostruzione grafica del volto. Alla storia di Santa Rosa è stato dedicato uno spazio nella trasmissione di Roberto Giacobbo Voyager andata in onda su Raidue il 21 settembre 2012.

Miracoli di Santa Rosa, santa e patrona della città di Viterbo, si attribuiscono a Santa Rosa numerosi miracoli, tra questi, la trasformazione del pane in rose, che avvenne un giorno, quando Rosa messo da parte nel suo grembiule  qualche pezzo di pane risparmiato dal suo cibo quotidiano per donarlo ai poveri, prima di uscire da casa, venne fermata dal padre Giovanni, che era preoccupato per il suo stato di denutrizione, il padre le chiese cosa avesse con sé, e lei aperto il grembiule gli mostrò al posto del pane delle rose fresche e profumate. Un altro è quello della brocca risanata. Si racconta che un giorno, la Santa, che era alla fonte della chiesa di Santa Maria del Poggio, per prendere dell’acqua, vide che ad una bambina le era caduta la brocca, e che questa era andata in frantumi, la bambina  però, per non essere punita dai genitori voleva incolpare la santa del danno, ma la Santa incurante della bugia,  raccolti i cocci, diede la brocca integra alla bambina. Altro miracolo, è quello della gallina rubata: pare che un giorno una bambina rubasse una gallina alla madre di Santa, Rosa chiese alla piccola di restituirla ma questa prende ad insultarla, fu in quel momento che sulla guancia della bambina spuntarono delle piume di gallina, che scomparvero solo quando la gallina venne restituita. Rosa era molto cagionevole di salute, soprattutto perché le mancava lo sterno fin dalla nascita, e già questo fu un miracolo, perché di solito si muore entro i 3 anni e invece Rosa visse fino a 18 anni. Un giorno mentre Rosa stava a letto gravemente malata, le apparve la Madonna, che le disse che avrebbe dovuto indossare l’abito talare del Terzo Ordine Francescano  e diffondere il messaggio di Gesù, in quell’occasione si ebbe una repentina e  miracolosa guarigione. Un giorno Rosa mentre guardava fissamente il crocefisso, vide questo animarsi e sentì la voce di Gesù che le parlava, da allora predicò con maggiore forza. Poiché Santa Rosa era piccola di statura, un giorno, durante una predica, davanti ad una folla immensa, dal momento che non tutti potevano vederla, si mise sopra un masso, che si sollevò da terra e restò li sopra, sollevata,  fino alla fine della predica. Un giorno un eretico, durante una predica a Viterbo della Santa, per farle dispetto la urtò violentemente, ella gli  predisse come castigo che da li a tre giorni avrebbe avuto un segno sul suo corpo, ed infatti al terzo giorno all’eretico caddero tutti i peli del corpo, dalla testa ai piedi. Fu sempre Santa Rosa, nel 1243 a proteggere le mura della città di Viterbo e ad impedire all’esercito dell’imperatore Federico II di conquistare la città. Un altro miracolo, è quello della vista, che rida ad un cieco che la aveva implorata, lei gli ordinò di farsi il segno della croce e il ragazzo tornò a vedere. Un giorno, mentre Santa Rosa e la famiglia erano stati esiliati a Soriano, le apparve un angelo che le predisse la morte dell’Imperatore Federico II, cosa che poi si avverò. Quando era a Vitorchiano donò la vista con il segno della croce sugli occhi di una bimba cieca dalla nascita di nome Delicata. Santa Rosa, da viva, predisse anche che alla sua morte il suo corpo sarebbe entrato nel convento delle Clarisse , quel convento che non la volle mai da viva. La Santa che voleva essere seppellita nel monastero delle Clarisse apparve dopo morta in sogno a Papa Alessandro IV, il quale si adoperò affinchè il suo desiderio fosse esaudito.  Il 4 settembre 1258 il suo santo corpo, incorrotto, e tumulato nella terra da mesi, nella chiesa di Santa Maria del Poggio, oggi Chiesa della Crocetta, venne esumato,  e posto nel monastero. I presenti potettero riconoscere il punto esatto della sepoltura dalla presenza delle rose cresciute nel punto esatto della sepoltura. Un giorno la Santa apparve ad una monaca in sogno per predirle la pericolosa caduta del campanile . Nel 1367, una candela cadde nell’urna dove era conservato il corpo della Santa, tutto prende fuoco, gli ori e gli argenti che ornavano l’urna si ridussero alla forma liquida, ma miracolosamente il corpo della Santa fu tirato fuori intatto dalle monache. Nel 1419 Menico Di Marco muore a Viterbo. Fedele alla santa, la moglie Covella si reca davanti alla sua urna per invocare la grazia. Promette che farà dipingere il miracolo sulla cassa che chiude il suo corpo. Tornata a casa trova il marito vivo. Nel 1451 Rosa appare in sogno a due suore e rivela che “due vermi le rodono la spalla destra”. Le monache decidono di verificare subito la veridicità del sogno ma, scoperta la spalla di Rosa nessun verme appare. Entrando in chiesa, il giorno dopo, vedono che la parte destra della ferrata che protegge il corpo della santa era stata limata. Un giorno un uomo in viaggio verso la Spagna, un marinaio polacco, un certo Giovanni Discreconiowski, si imbatte in una tempesta. La nave affonda e solo Giovanni, raccomandatosi a santa Rosa, si salva. Il 16 novembre del 1455 si reca davanti all’urna della santa per renderle omaggio. Il 27 novembre del 1798 i francesi al comando del generale Kellerman mossero  d’assalto Viterbo a Porta Romana. Santa Rosa venne invocata e la città venne risparmiata, i viterbesi per ringraziare portarono al suo santuario le palle di cannone e le bombe inesplose. Un giorno, un tedesco in visita all’urna dove riposa Santa Rosa volendo portare con sé una reliquia, prega una monaca di donargli un’unghia, alla suora, che si rifiuta, offre delle monete d’oro. La religiosa taglia una delle unghie della mano destra. Il dito allora comincia a sanguinare e la monaca, disperata, chiede perdono alla santa. L’unghia ricresce e torna come prima. Da allora l’urna fu dotata di due chiavi. Una in possesso della badessa e l’altra della suora più anziana.

Opere musicali ispirate a Santa Rosa,  a tale personaggio s'ispirano i due oratori: Santa Rosa di Viterbo, musica di Francesco Monti, in prima esecuzione ad Ancona per la festa di San Ciriaco nel 1726; Santa Rosa di Viterbo del sacro ordine di San Francesco, a 5 voci, musica di Alessandro Melani, eseguito la prima volta in Firenze alla Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri nel 1693. La prima esecuzione moderna di quest'ultimo, curato in forma corrente da Saverio Franchi e Massimo Scapin, si diede nella Basilica Cattedrale di Viterbo durante il "Festival barocco" del 2000, nell'interpretazione dell'Orchestra da Camera della Scuola Musicale Comunale di Viterbo, direttore Massimo Scapin.Il 18 agosto 1932 fu pubblicato l'Inno all'inclita verginella Santa Rosa da Viterbo, del celebre compositore viterbese Cesare Dobici, considerato l'inno liturgico ufficiale della Santa.

Santuario e Monastero delle Clarisse di Santa Rosa, via di Santa Rosa, Viterbo, centro storico, secondo lo storico Coretini, il monastero di San Damiano, oggi di Santa Rosa, venne fondato alla metà del XIII secolo, per volere di una donna viterbese che acquistò alcuni casamenti nella contrada di porta San Marco. Nel 1357 un incendio distrusse la cappella, parte della chiesa e l’urna che custodiva il corpo della santa, ma lasciò miracolosamente intatte le spoglie. Un altro incendio del 1410 provocò il crollo del dormitorio e dei principali corpi di fabbrica. L’edificio venne poi ristrutturato grazie ad una offerta di Francesco Menici nel 1437. La chiesa venne consacrata nel 1450 in occasione del giubileo, e alla sua decorazione collaborarono artisti del tempo come Benozzo Gozzoli, allievo del Beato Angelico, incaricato di realizzare un ciclo di affreschi raffiguranti scene di vita della santa. Purtroppo queste opere vennero distrutte nel 1632 quando venne approvata la delibera per la demolizione della chiesa troppo angusta per ospitare la quantità do fedeli che venivano a visitare la santa. Il nuovo edificio venne completato nel 1661. Successivamente nel 1661 le monache acquistarono quella che fu un tempo la casa di Santa Rosa, oggi, parte integrante del monastero. Nel 1844 il vescovo di Viterbo, Gaspare Bernardo Pianetti, dispose la ricostruzione della chiesa che versava in pessime condizioni e risultava ancora una volta essere troppo piccola per la quantità dei fedeli. I lavori iniziarono nel 1845 e vennero conclusi nel 1850. Nel 1908 venne realizzata la cupola su disegno di Arnaldo Foschini. La facciata è piuttosto scarna. All’interno l’opera di maggior pregio, dopo la perdita degli affreschi quattrocenteschi di Benozzo Gozzoli, è senza dubbio la “Madonna in trono con Bambino tra S. Rosa e S. Caterina d’Alessandria” dipinta da Francesco di Antonio, detto Balletta.

Museo Monastero e casa di Santa Rosa,  la casa si trova in via casa di Santa Rosa, Viterbo, centro storico, la Santa era una terziaria francescana, visse con i propri genitori in una casa molto modesta e situata proprio vicino al Monastero delle Clarisse tutt'ora esistente, in via di Santa Rosa, e al Santuario a lei dedicato. Oggi questo edificio è anche un museo, visitabile. Rosa cercò inutilmente di entrare nel convento delle Clarisse, ma da viva non vi riuscì, essendo nata in una famiglia povera, il permesso le venne negato, ma il corpo, però, poi, da morta riposa proprio nel luogo dove avrebbe voluto stare da viva : dentro al convento delle Clarisse. Sulle mura esterne di questo antico edificio vi leggiamo “Qui nacque visse e morì la gloriosa vergine Santa Rosa”. La casa molto umile, aveva un angolo destinato alle provviste che erano costituite dal raccolto ottenuto dal duro lavoro dei campi. Sembra che i genitori della Santa possedessero come aiuto un asino. Quella di Santa Rosa era si una famiglia povera, ma in grado di fare la carità ai bisognosi. I genitori della Santa erano cattolici e molto devoti, e quindi educarono la bambina all’amore a al rispetto di Dio, secondo gli insegnamenti di San Francesco d’Assisi. Adiacente alla casa si trova anche la struttura monastica di Santa Rosa che sorse ad opera di papa Innocenzo III per ospitare un gruppo di pie donne viterbesi che si erano ritirate sul colle San Marco a vivere secondo le regole francescane. Da quel momento la struttura, trovandosi sulla via Francigena, divenne un punto di incontro e di passaggio per i pellegrini diretti a Roma. Oltre al monastero e alla casa, qui si trova anche la Chiesa dedicata alla Santa e Santuario che ospita, dal 1253, il corpo incorrotto di Santa Rosa. Presso il complesso monastico di Santa Rosa da Viterbo vi è uno spazio espositivo riguardante, innanzitutto, la tradizione e il culto di Santa Rosa, è possibile visitare la chiesa e la casa della santa che insieme al monastero di clausura che rappresentano di per sé un'insieme monumentale di elevata importanza storica oltre che un importante luogo che raccoglie numerose testimonianze religiose, paramenti ed arredi sacri, calici, reliquiari, candelieri,  numerosi sono anche gli ex-voto dipinti su tela, su tavoletta o in forma di bozzetti, raffiguranti la vita di Santa Rosa. Il corpo incorrotto di Santa Rosa si trova dietro una grande cancellata in ferro ed è racchiuso in un’urna fatta costruire dalle monache nel 1699 da Giovanni Giardini da Forlì, argentiere della casa reale d’Inghilterra. Oggi per aprire l'urna dove è custodito il corpo servono due chiavi. Una in possesso della badessa e l'altra della suora più anziana. Le monache, custodi del Sacro Corpo, vi vivono in clausura fin dai primi tempi, adottando come forma di vita la regola di Chiara d’Assisi.

Il Monastero annesso al Santuario di Santa Rosa, da un documento del 1235, ne data la sua nascita, come creazione del monastero di Santa Maria, per le recluse che portavano il nome di San Damiano d'Assisi. Questo monastero venne edificato presso le mura della città nella zona di Porta San Marco. Qui c'erano anche i ruderi del palazzo di Federico II e probabilmente parte di quelle mura divennero le mura del monastero. Dal 1322 il monastero da Santa Maria, divenne monastero di Santa Rosa, San Francesco chiamava queste monache, anche Dame, e volle che fossero povere dame. Furono anche chiamate Damianite o recluse di San Damiano con riferimento al primo chiostro che San Francesco preparò per Santa Chiara, poi nel 1263 furono dette dell'ordine di Santa Chiara o Clarisse, denominazione che è arrivata fino ad oggi, come clarisse del monastero di Santa Rosa.L'ordine di Santa Chiara è sorto nel 1211 ai piedi della Madonna, nella cappella di Santa Maria degli Angeli, detta la Porziuncola, in Assisi. Fu li che San Francesco attese Chiara la sera della domenica delle Palme le tagliò i capelli e le impose il velo.

Cupola Santuario Chiesa di Santa Rosa, Viterbo, centro storico, la cupola è stata realizzata nel 1908 su disegno di Arnaldo Foschini.

Chiesa Santa Maria del Poggio, oggi Chiesa della Crocetta, piazza della Crocetta, Viterbo, la chiesa risale al 1076, Fu qui che inizialmente venne sepolta Santa Rosa, e solo poi trasferito nel santuario a lei dedicato in via di Santa Rosa. Il tempio prese la denominazione Crocetta quando agli inizi del Seicento venne annessa alle proprietà dei Crociferi, ministri degli Infermi. Accanto alla chiesa si conserva una delle più antiche case dell’ordine dei Crociferi, che ha visto partire la missione il viterbese San Camillo de Lellis. Notevole la doppia scalinata che da accesso alla chiesa.

 Santa Rosa patrona di  Viterbo

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 Santa Rosa, Viterbo centro storico, foto Anna Zelli

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