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Piazza San Faustino,Viterbo, la piazza incrocia la via Cairoli, la via di San Faustino, piazza Sallupara, via Giovanni Amendola, via Giuseppe Signorelli, via delle Mura, via Maria SS Liberatrice, via del Pavone, via Bellavista, via Pio Fedi; la piazza prende il nome dalla chiesa dei SS Giovita e Faustino, che la chiude su uno dei due lati, ed al centro della piazza si ammira la fontana a fuso. L'origine del quartiere San Faustino è connesso alla distruzione da parte delle milizie viterbesi di Ferento nel 1172. Le cronache riferiscono che gli esponenti delle classi sociali più elevate della distrutta Ferento si stabilirono ai margini della città di Viterbo, qui edificarono le loro case ed è così che sorse il quartiere San Faustino, tanto che nel 1210 venne concluso il prolungamento delle mura per proteggere anche questa zona di Viterbo.

Chiesa dei Santissimi Faustino e Giovita, piazza San Faustino, Viterbo, conosciuta dai viterbesi come Chiesa di San Faustino. Molto probabilmente la chiesa primitiva venne costruita nel corso del 1200 con una forma interna a tre navate divise da colonne, e coperte da un tetto a vista. Questa antica chiesa di cui si hanno notizie a partire dal 1236, era annessa alla Prioria di San Luca, era in stile romanico lombardo. Dalle piante settecentesche, originariamente la chiesa aveva una planimetria a tre navate separate da una doppia serie di sei arcate a tutto sesto sorrette da colonne in peperino e con terminazione absidale curvilinea. Durante il XVI secolo la chiesa venne concessa da papa Clemente VII ai Cavalieri di Malta a titolo provvisorio ma esclusivo. Tra il 1758 e il 1759 si datano i più importanti restauri sulla struttura finanziati da F. Prada. La forma attuale è frutto di un rifacimento effettuato nel 1759 in base al progetto dell'architetto viterbese Giuseppe Antolini. Sebbene il restauro del XVIII abbia conferito alla facciata della chiesa un aspetto neoclassico, la chiesa conserva ancora ricordi e frammenti del vecchio impianto. L'interno della chiesa, in stile neoclassico, si presenta a tre navate delimitate da pilastri con archi a tutto sesto. Lungo le navate laterali non ci sono cappelle vere e proprie ma gli altari sono posti in semplici rientranze ricavate nello spessore del muro. Sopra la zona del coro, dotata di abside, si innalza una splendida cupola. Il campanile, situato sul lato destro, termina con una cupola a bulbo cotruito tra fine Cinquecento e inizio Seicento, alla cui sommità c'è un orologio installato nel 1912. Sulle tre porte della chiesa risalta la croce dei cavalieri di Rodi. Insieme alle due lapidi, poste sulla facciata della chiesa, le quali ricordano che nel 1523, i quali vennero cacciati dai Turchi dall'isola di Rodi, e poi per concessione di papa Clemente VII, stabilirono la loro sede a Viterbo nella vicina rocca Albornoz rimanendovi fino al 1527. La chiesa, in quanto vicino alla rocca, fu adibita ad officiare i riti religiosi dell'ordine. Quando i cavalieri lasciarono Viterbo per stabilirsi a Malta donarono alla chiesa una preziosa icona della Vergine con bambino detta Madonna di Costantinopoli. Questa Madonna è legata al passaggio a Viterbo dei Cavalieri di Rodi i quali costretti a fuggire per l’avanzata dei Turchi,  riuscirono a portare in salvo l’icona della Vergine a Viterbo dandole ricovero nella chiesa di San Faustino, per poi rifugiarsi nella vicina Rocca Albornoz fino al 1527. Alla loro partenza, l’icona, molto venerata dalla popolazione, rimase in San Faustino come dono dei Cavalieri. Il loro stemma campeggia ancora oggi sulla facciata della chiesa insieme ad una iscrizione che ricorda questi eventi. Al centro della piazza è presente una fontana. L’ icona della Madonna di Costantinopoli, molto venerata, è posta in una cappella in fondo alla navata di sinistra. Altra immagine molto venerata, conservata nella chiesa, si può osservare lungo la navata di destra e conosciuta come Madonna della luce o dell'Aurora. Il nome deriva dal fatto che davanti a questa immagine si celebrava la messa per i contadini prima che questi si recassero nei campi alle prime luci dell'alba. La chiesa, al suo interno, conserva numerosi quadri, due in particolare di un certo pregio artistico. Una, la Strage degli Innocenti, nella cappella Prada e l'altra è il quadro posto sull'altare maggiore e raffigurante i due santi titolari della chiesa Faustino e Giovita in carcere. Entrambe le opere sono del pittore Viterbese Strigelli.

Campanile Chiesa SS Giovita e Faustino, piazza San Faustino, Viterbo,Il campanile, situato sul lato destro, termina con una cupola a bulbo costruito tra fine Cinquecento e inizio Seicento, alla cui sommità c'è un orologio installato nel 1912.

Orologio Chiesa SS Giovita e Faustino, piazza San Faustino, Viterbo, sulla sommità del campanile, posto alla destra della Chiesa vi è un orologio installato nel 1912.

Stemma alla chiesa del SS Giovita e Faustino, piazza San Faustino, Viterbo, sulle tre porte della chiesa risalta la croce dei cavalieri di Rodi.

Lapidi alla Chiesa dei Santissimi Giovita e Faustino, piazza San Faustino, Viterbo, poste sulla facciata della chiesa, le quali ricordano che nel 1523, i quali vennero cacciati dai Turchi dall'isola di Rodi, e poi per concessione di papa Clemente VII, stabilirono la loro sede a Viterbo nella vicina rocca Albornoz rimanendovi fino al 1527

Santi Faustino e Giovita vita opere storia, a loro è dedicata la chiesa omonima a piazza San Faustino, a Viterbo. Erano due giovani nobili bresciani vissuti nel II secolo d.C., che intrapresero la carriera militare e divennero cavalieri. In seguito furono convertiti al cristianesimo dal vescovo Apollonio e subirono il martirio tra il 120 e il 134, per non aver voluto sacrificare agli dèi. Il successo della loro predicazione li rese invisi ai maggiorenti di Brescia, che temevano la diffusione del cristianesimo. Il culto dei due santi si diffuse verso l'VIII secolo d.C.. Risale a questo periodo, infatti, la narrazione leggendaria della loro vita. I Longobardi diffusero la devozione per i due santi in tutta l'Italia, in particolare a Viterbo. La storia della loro vita e la testimonianza del loro martirio è narrata nella Legenda Maior. generalmente i due santi vengono rappresentati in veste militare romana, spesso con la spada in un pugno e la palma del martirio nell'altra. Altre raffigurazioni li mostrano in vesti religiose, Faustino con le fattezze di un presbitero, Giovita invece di diacono. Sono venerati dalla Chiesa cattolica come santi, si festeggiano il 15 febbraio e sono patroni della città e della diocesi di Brescia e della parrocchia di Sorbolo. Furono convertiti e battezzati da Sant'Apollonio, vescovo di Brescia, che li accolse nella comunità dei primi cristiani bresciani. Furono subito molto impegnati nell'evangelizzazione ed erano efficaci predicatori, tanto che il vescovo nominò Faustino presbitero e Giovita diacono.I Santi Giovita e Faustino vissero durante il periodo della persecuzione voluta da Traiano. Tanto che, alcuni personaggi potenti della città invitarono il governatore della Rezia, Italico ad eliminarli con il pretesto di preservare l'ordine pubblico. In seguito, tuttavia, sopravvenne la morte di Traiano e il governatore ritardò la cattura, in attesa dell'elezione di un nuovo imperatore. L'imperatore Adriano ordinò a Italico di procedere nella persecuzione, Faustino e Giovita si rifiutarono di sacrificaree agli dèi e furono incarcerati. Intanto l'imperatore di ritorno dalla campagna di Gallia si fermò a Brescia, venne coinvolto nella faccenda ed egli stesso chiese ai due giovani di adorare il dio sole ma essi si rifiutarono ed anzi colpirono la statua del dio pagano. L'imperatore ordinò che fossero dati in pasto alle belve del circo e furono rinchiusi in una gabbia con delle tigri. Le fiere rimasero mansuete e si accovacciarono ai loro piedi; il miracolo ebbe come effetto la conversione di molti spettatori tra cui anche la moglie del governatore Italico, Afra che diverrà un giorno anche lei martire e sarà proclamata santa. Venne ordinato che i giovani fossero scorticati vivi e messi al rogo. Il martirologio racconta come il fuoco non toccò nemmeno le vesti dei due condannati e le conversioni in città ebbero ancora più larga diffusione. Furono tenuti prigionieri nelle carceri di Milano dove subirono molte torture, quindi furono trasferiti a Roma dove furono di nuovo dati in pasto alle fiere nel Colosseo, ma anche stavolta ne uscirono indenni. Furono imbarcati e mandati a Napoli, e pare che grazie ad una loro intercessione una tempesta durante il viaggio si placò. Le torture continuarono, infine si decise di spingerli nel mare su una barchetta che però tornò a riva (secondo la leggenda fu riportata in salvo dagli angeli). Furono quindi condannati a morte, riportati a Brescia e il 15 febbraio furono decapitati, poco fuori porta Matolfa. I corpi furono sepolti nel cimitero di San Latino e nello stesso luogo il vescovo Faustino successivamente fece edificare la chiesa di San Faustino ad Sanguinem.

Ordine Cavalieri di Rodi, era un’ordine derivante dall’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, questo stato monastico dei Cavalieri di Rodi aveva la sua entità territoriale nell’isola di Rodi,  dove vi rimase dal 1305 al 1522. In origine, questi cavalieri erano originari sia della Palestina che di Cipro, il primo Gran Maestro dell’Ordine di Rodi fu il Francese Foulques de Villaret, che ricoprì questa carica dal 1305 al 1319. Questo ordine si stabilì a Rodi, quando San Giovanni d’Acri, ultima roccaforte di questo ordine in Terrasanta venne espugnata ed i cavalieri cercarono rifugio presso l’isola di Cipro, ma per reiterati disaccordi con il re di Cipro Enrico II, e con la politica del regno, il gran maestro Guillame de Villaret prese la decisione di trasferire l'Ordine nella non lontana isola di Rodi che si trovava sotto la formale autorità dell'imperatore bizantino Andronico II Paleologo. De Villaret, andò ad Avignone e a Parigi per chiedere aiuti e consenso a Papa Clemente V e al re Filippo IV di Francia. Il pontefice approvò il progetto e, senza svelare il fine della missione, ordinò l'invio di nuovi crociati e nel settembre 1308 una flotta composta anche da navi genovesi e napoletane salpò da Brindisi. Il basileus bizantino aveva rifiutato la proposta di vassallaggio fattagli dal Villaret e inviò rinforzi per difendere l'isola. Fu il suo successore Folco di Villaret a realizzare questa impresa: il 15 agosto 1309 l'isola di Rodi fu riscattata dai Cavalieri, che ottennero anche il controllo di diverse isole limitrofe e  dei porti anatolici di Bodrum e Castelrosso, diventando così un baluardo europeo nel mar Egeo contro l'avanzata dei musulmani. Il successore del Villaret, Helion de Villeneuve (1319-1346), nel suo lungo magistero fece realizzare imponenti fortificazioni e nuovi edifici sull'isola: molti cristiani aderirono all'ordine e Rodi acquistò prestigio e rilevanza commerciale.  Rodi era diventata uno Stato ecclesiastico con tutti i diritti e i benefici connessi, come la facoltà di battere moneta: fu aperta una zecca dove furono effettuate, dal 1319 al 1461, coniazioni in oro e argento durante i magisteri del Villaret, Pierre de Corneillan, Roger de Pins, Raymond Berenger, Antonio Fluvian de Riviere, Jean de Lastic e Jacques de Milly. Il 25 maggio 1480, sotto il Gran maestro Pierre d'Aubusson (1476-1503), i roditi dovettero sopportare un primo duro assedio da parte di un'armata navale e un esercito imponenti mandati dal sultano ottomano Maometto II: dopo tre mesi, però, i turchi furono costretti a ritirarsi. I Cavalieri costruirono nel tempo, castelli e sontuosi edifici all'interno della cittadella di Rodi, circondata da porte (come quella dell'Arsenale) e massicci bastioni. Il collachium riuniva le costruzioni usate dall'ordine: in primo luogo il palazzo del Gran Maestro in stile avignonese, dove c’era la sua sede e del governo. Edificarono sia la cattedrale di San Giovanni, dove venivano sepolti i capi dello Stato, che  alberghi o residenze delle sette Lingue,e  l'Ospedale nella medievale via dei Cavalieri. Il Gran Maestro veniva eletto tra i membri dell'ordine e la sua carica durava per tutta la vita. Nel 1522 ci fu un ultimo assedio da parte dei musulmani  quando il Sultano Solimano I detto il Magnifico (1520-1566) volle impadronirsi di Rodi, inviò un esercito di 100.000 uomini e una flotta di 300 navi. I turchi penetrarono nel centro fortificato di Rodi, dal bastione difeso dalla Lingua spagnola, aiutati dal cavaliere d'Amaral, deluso dall'elezione magistrale, in vece sua, di Philippe Villiers de L'Isle-Adam, destinato ad essere l'ultimo Gran maestro di Rodi e il primo di Malta. Il pesante assedio durò dal 28 luglio al 22 dicembre 1522: i settemila abitanti dell'isola combatterono con fermezza insieme ai cinquecento cavalieri, ma alla fine la cittadella venne occupata. Nonostante la sconfitta Villiers  ed i trecento cavalieri sopravvissuti poterono caricare le navi con tutti i loro beni mobili, e gli fu concesso di cercare un altro luogo dove stabilirsi,  il primo gennaio del 1523 gli appartenenti all’Ordine di Rodi, lasciarono l'isola, e si trasferirono a Malta. L’Ordine rimane senza un territorio per alcuni anni, fino a quando nel 1530 il Gran Maestro Fra’ Philippe de Villiers de l’Isle Adam prende possesso dell’isola di Malta, territorio del regno di Sicilia, ceduta all’Ordine, non come territorio sovrano, ma come feudo dall’Imperatore Carlo V con l’approvazione di Papa Clemente VII, che avrebbero lasciata solo nel caso, mai più verificatosi, avessero ripreso Rodi Lì rimasero fino al 1798, quando furono cacciati dai francesi.La perdita di Rodi e il periodo Viterbese dopo la perdita di Rodi i Cavalieri e circa 3.000 rodioti che non erano voluti soggiacere ai mussulmani posero le loro navi a Civitavecchia. Il papa, dietro richiesta del Gran Maestro, diede loro la città di Viterbo, dove i Cavalieri soggiornarono fino al 1530. Furono questi anni molto importanti per la città che, proprio per la presenza dei Cavalieri, nel 1527 fu risparmiata dai Lanzichenecchi che misero a ferro e fuoco l'Italia Centrale concludendo le loro scorribande con il sacco di Roma. vedi anche. Cavalieri Ospitalieri ovvero Cavalieri dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, detti anche Cavalieri di Cipro, Cavalieri di Rodi e noti come Cavalieri di Malta. (informazioni tratte da wikipedia).

Fontana di San Faustino,Viterbo, piazza San Faustino,la sua costruzione risale al 1251, ed una epigrafe scolpita sul corpo centrale del monumento ci ricorda i nomi dei costruttori, che furono : Giacomo D'Andrea e Gemini di Maestro Francesco, alcuni stemmi decorano la cuspide. Nel 1550 la fontana fu arricchita di nuova acqua dal Respoglio. Nei secoli successivi furono restaurate le condutture a spese della collettività che usufruiva dell'acqua. La fontana di San Faustino, ha la stessa architettura a fuso di altre fontane di Viterbo, la vasca è di forma circolare, la base presenta 5 gradini concentrici, circondati da una recinzione con sbarre sostenute da blocchi in peperino. La vasca è delimitata da un parapetto con specchiature rettangolari. Al centro della vasca si trova il fuso composto da tre parti, quella inferiore costituita da una colonna, quella centrale ovoidale, dalla quale sporgono 4 teste di leone con un lungo bocchettone in ferro tra le fauci, quella superiore è formata da una piramide ad otto facce, compresa tra due cornici modanate, sulla quale sono scolpiti a bassorilievo due stemmi,  ciascuno ripetuto due volte l'uno a scaglione dell'altro a tre pali, Il fuso è sormontato da quattro foglie di acanto, con le punte arricciate, sulle quali poggia una pigna. Sul fondo della vasca in corrispondenza dei bocchettoni, sono collocati quattro cubi in peperino sui quali venivano appoggiati i recipienti per raccogliere l'acqua.

Piazza San Faustino  Viterbo centro storico

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Da vedere nella zona di piazza San Faustino Viterbo centro storico

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campanile chiesa ss giovita e faustino piazza san faustino viterbo info e foto anna zelli

Chiesa SS Giovita e Faustino

Campanile chiesa SS Giovita e Faustino

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Orologio al Campanile chiesa SS Giovita e Faustino,

Croce Cavalieri di Rodi Chiesa SS Giovita e Faustino,

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Lapidi facciata Chiesa SS Giovita e Faustino

Stemma alla Chiesa SS Giovita e Faustino

dettaglio fontana san faustino viterbo info e foto anna zelli

gradini di accesso fontana piazza San Faustino viterbo info e foto anna zelli

Fontana San Faustino,Viterbo

Gradini accesso fontana San Faustino

nasone alla fontana di piazza san faustino viterbo info e foto anna zelli

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Nasone alla fontana San Faustino

Santi Faustino e Giovita vita opere

viterbo ordine dei cavalieri di rodi storia

ordine dei cavalieri di san giovanni gerusalemme rodi cipro malta viterbo storia

Ordine Cavalieri di Rodi Cavalieri Ordine Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme (Rodi - Cipro - Malta)

 

 

Vie e Piazze da piazza San Faustino centro storico

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