Chiesa SS Giovita e Faustino, Piazza S. Faustino,Chiese di Viterbo centro, Viterbo, info e foto a cura di Anna Zelli sito ufficiale web www.annazelli.com

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Chiesa dei Santissimi Faustino e Giovita, piazza San Faustino, Viterbo, conosciuta dai viterbesi come Chiesa di San Faustino. Molto probabilmente la chiesa primitiva venne costruita nel corso del 1200 con una forma interna a tre navate divise da colonne, e coperte da un tetto a vista. Questa antica chiesa di cui si hanno notizie a partire dal 1236, era annessa alla Prioria di San Luca, era in stile romanico lombardo. Dalle piante settecentesche, originariamente la chiesa aveva una planimetria a tre navate separate da una doppia serie di sei arcate a tutto sesto sorrette da colonne in peperino e con terminazione absidale curvilinea. Durante il XVI secolo la chiesa venne concessa da papa Clemente VII ai Cavalieri di Malta a titolo provvisorio ma esclusivo. Tra il 1758 e il 1759 si datano i più importanti restauri sulla struttura finanziati da F. Prada. La forma attuale è frutto di un rifacimento effettuato nel 1759 in base al progetto dell'architetto viterbese Giuseppe Antolini. Sebbene il restauro del XVIII abbia conferito alla facciata della chiesa un aspetto neoclassico, la chiesa conserva ancora ricordi e frammenti del vecchio impianto. L'interno della chiesa, in stile neoclassico, si presenta a tre navate delimitate da pilastri con archi a tutto sesto. Lungo le navate laterali non ci sono cappelle vere e proprie ma gli altari sono posti in semplici rientranze ricavate nello spessore del muro. Sopra la zona del coro, dotata di abside, si innalza una splendida cupola. Il campanile, situato sul lato destro, termina con una cupola a bulbo cotruito tra fine Cinquecento e inizio Seicento, alla cui sommità c'è un orologio installato nel 1912. Sulle tre porte della chiesa risalta la croce dei cavalieri di Rodi. Insieme alle due lapidi, poste sulla facciata della chiesa, le quali ricordano che nel 1523, i quali vennero cacciati dai Turchi dall'isola di Rodi, e poi per concessione di papa Clemente VII, stabilirono la loro sede a Viterbo nella vicina rocca Albornoz rimanendovi fino al 1527. La chiesa, in quanto vicino alla rocca, fu adibita ad officiare i riti religiosi dell'ordine. Quando i cavalieri lasciarono Viterbo per stabilirsi a Malta donarono alla chiesa una preziosa icona della Vergine con bambino detta Madonna di Costantinopoli. Questa Madonna è legata al passaggio a Viterbo dei Cavalieri di Rodi i quali costretti a fuggire per l’avanzata dei Turchi,  riuscirono a portare in salvo l’icona della Vergine a Viterbo dandole ricovero nella chiesa di San Faustino, per poi rifugiarsi nella vicina Rocca Albornoz fino al 1527. Alla loro partenza, l’icona, molto venerata dalla popolazione, rimase in San Faustino come dono dei Cavalieri. Il loro stemma campeggia ancora oggi sulla facciata della chiesa insieme ad una iscrizione che ricorda questi eventi. Al centro della piazza è presente una fontana. L’ icona della Madonna di Costantinopoli, molto venerata, è posta in una cappella in fondo alla navata di sinistra. Altra immagine molto venerata, conservata nella chiesa, si può osservare lungo la navata di destra e conosciuta come Madonna della luce o dell'Aurora. Il nome deriva dal fatto che davanti a questa immagine si celebrava la messa per i contadini prima che questi si recassero nei campi alle prime luci dell'alba. La chiesa, al suo interno, conserva numerosi quadri, due in particolare di un certo pregio artistico. Una, la Strage degli Innocenti, nella cappella Prada e l'altra è il quadro posto sull'altare maggiore e raffigurante i due santi titolari della chiesa Faustino e Giovita in carcere. Entrambe le opere sono del pittore Viterbese Strigelli. Da vedere all'interno della Chiesa : entrando sul lato destro vi è un affresco detto l'Aurora, di fattura settecentesca e poi ritoccata malamente. In fondo all'abside di destra si trova la Cappella Prada, con un quadro di Vincenzo Stringelli di Viterbo del 1765 raffigurante Il Martirio dei Santi Innocenti. All'Altare Maggiore, nel piancito, c'è uno stemma a colori dell'Arcivescovo Adelchi Albanesi, sulle pareti quadri a d olio di Vincenzo Stringhelli, mentre sono di Filippo Caparozzi l'Assunzione di Maria, di Angelo Pucciati San Niccolò, del 1650. Nell'abside a sinistra c'è la Cappella dei Cavalieri dell'Ordine di Gerusalemme con il simbolo crociato inciso nel pavimento. In fondo vi è la tavola della Madonna di Costantinopoli donata dai Cavalieri esuli da Rodi al Capitolo nel 1527 all'atto di lasciare il capitolo per recarsi a Malta. Il dipinto è di scuola bizantina e di epoca non precisata. Qui si trova anche la lapide del Gran Maestro Niccolò Cotoner del 1665, per ricordare la partecipazione concessa alla collegiata di tutte le indulgenze e i privilegi goduti dalla propria religione. Sul lato opposto la riproduzione della lapide del 1527, con la quale i Cavalieri ricordano la messa in venerazione dell'immagine della Madonna di Costantinopoli.  Segue una cappella laterale dedicata al Cuore di Gesù, lapidi in memoria di membri dell'Ordine Gerosolimitano defunti durante la permanenza a Viterbo. Accanto alla porta un quadro che raffigura la Deposizione del Cristo, di autore ignoto. Nel 1961 con il concorso economico del Comitato del Tempio si effettuò il restauro della chiesa, dei pavimenti, la tinteggiatura delle pareti, e nuovi impianti di illuminazione ed acustici. Le uniche parti del primitivo impianto della chiesa si trovano nella parte inferiore della facciata che presenta pietre conce e tracce di stipiti.

La porta centrale esterna della Chiesa : presenta due mezze colonne in peperino, un fregio ed un arco, mentre le due porte laterali hanno facce d'angelo e un festone, e tutte e 3 le porte presentano la croce simbolo dei Cavalieri di Rodi. Sulla facciata vi sono anche due lapidi sotto descritte.

Campanile Chiesa SS Giovita e Faustino, piazza San Faustino, Viterbo,Il campanile, situato sul lato destro, termina con una cupola a bulbo costruito tra fine Cinquecento e inizio Seicento, alla cui sommità c'è un orologio installato nel 1912.

Orologio Chiesa SS Giovita e Faustino, piazza San Faustino, Viterbo, sulla sommità del campanile, posto alla destra della Chiesa vi è un orologio installato nel 1912.

Stemma alla chiesa del SS Giovita e Faustino, piazza San Faustino, Viterbo, sulle tre porte della chiesa risalta la croce dei cavalieri di Rodi.

Lapidi alla Chiesa dei Santissimi Giovita e Faustino, piazza San Faustino, Viterbo, poste sulla facciata della chiesa, La lapide a sinistra ci ricorda che nel 1523, i Cavalieri vennero cacciati dai Turchi dall'isola di Rodi, e poi per concessione di papa Clemente VII, stabilirono la loro sede a Viterbo nella vicina rocca Albornoz rimanendovi fino al 1527, la lapide è detata 1653. La lapide a destra recita : “A ricordo della reincoronazione celebrata dall’Eminentissimo Cardinale Datario Paolo Giobbe della Sacra Immagine della Vergine di Costantinopoli prezioso dono dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme a questa chiesa dei Santissimi Faustino e Giovita e alla città che li accolse esuli da Rodi a suggello dei reinsaldati vincoli secolari e gloriosi tra l’inclita città di Viterbo e il Sovrano Militare Ordine di Malta essendone  il 74° Principe Gran Maestro Fra Angelo De Mojana  Autorità Clero Popolo questa lapide 10 maggio 1964 plaudendo dedicano”.

Santi Faustino e Giovita vita opere storia, a loro è dedicata la chiesa omonima a piazza San Faustino, a Viterbo. Erano due giovani nobili bresciani vissuti nel II secolo d.C., che intrapresero la carriera militare e divennero cavalieri. In seguito furono convertiti al cristianesimo dal vescovo Apollonio e subirono il martirio tra il 120 e il 134, per non aver voluto sacrificare agli dèi. Il successo della loro predicazione li rese invisi ai maggiorenti di Brescia, che temevano la diffusione del cristianesimo. Il culto dei due santi si diffuse verso l'VIII secolo d.C.. Risale a questo periodo, infatti, la narrazione leggendaria della loro vita. I Longobardi diffusero la devozione per i due santi in tutta l'Italia, in particolare a Viterbo. La storia della loro vita e la testimonianza del loro martirio è narrata nella Legenda Maior. generalmente i due santi vengono rappresentati in veste militare romana, spesso con la spada in un pugno e la palma del martirio nell'altra. Altre raffigurazioni li mostrano in vesti religiose, Faustino con le fattezze di un presbitero, Giovita invece di diacono. Sono venerati dalla Chiesa cattolica come santi, si festeggiano il 15 febbraio e sono patroni della città e della diocesi di Brescia e della parrocchia di Sorbolo. Furono convertiti e battezzati da Sant'Apollonio, vescovo di Brescia, che li accolse nella comunità dei primi cristiani bresciani. Furono subito molto impegnati nell'evangelizzazione ed erano efficaci predicatori, tanto che il vescovo nominò Faustino presbitero e Giovita diacono.I Santi Giovita e Faustino vissero durante il periodo della persecuzione voluta da Traiano. Tanto che, alcuni personaggi potenti della città invitarono il governatore della Rezia, Italico ad eliminarli con il pretesto di preservare l'ordine pubblico. In seguito, tuttavia, sopravvenne la morte di Traiano e il governatore ritardò la cattura, in attesa dell'elezione di un nuovo imperatore. L'imperatore Adriano ordinò a Italico di procedere nella persecuzione, Faustino e Giovita si rifiutarono di sacrificaree agli dèi e furono incarcerati. Intanto l'imperatore di ritorno dalla campagna di Gallia si fermò a Brescia, venne coinvolto nella faccenda ed egli stesso chiese ai due giovani di adorare il dio sole ma essi si rifiutarono ed anzi colpirono la statua del dio pagano. L'imperatore ordinò che fossero dati in pasto alle belve del circo e furono rinchiusi in una gabbia con delle tigri. Le fiere rimasero mansuete e si accovacciarono ai loro piedi; il miracolo ebbe come effetto la conversione di molti spettatori tra cui anche la moglie del governatore Italico, Afra che diverrà un giorno anche lei martire e sarà proclamata santa. Venne ordinato che i giovani fossero scorticati vivi e messi al rogo. Il martirologio racconta come il fuoco non toccò nemmeno le vesti dei due condannati e le conversioni in città ebbero ancora più larga diffusione. Furono tenuti prigionieri nelle carceri di Milano dove subirono molte torture, quindi furono trasferiti a Roma dove furono di nuovo dati in pasto alle fiere nel Colosseo, ma anche stavolta ne uscirono indenni. Furono imbarcati e mandati a Napoli, e pare che grazie ad una loro intercessione una tempesta durante il viaggio si placò. Le torture continuarono, infine si decise di spingerli nel mare su una barchetta che però tornò a riva (secondo la leggenda fu riportata in salvo dagli angeli). Furono quindi condannati a morte, riportati a Brescia e il 15 febbraio furono decapitati, poco fuori porta Matolfa. I corpi furono sepolti nel cimitero di San Latino e nello stesso luogo il vescovo Faustino successivamente fece edificare la chiesa di San Faustino ad Sanguinem.

Ordine Cavalieri di Rodi, era un’ordine derivante dall’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, questo stato monastico dei Cavalieri di Rodi aveva la sua entità territoriale nell’isola di Rodi,  dove vi rimase dal 1305 al 1522. In origine, questi cavalieri erano originari sia della Palestina che di Cipro, il primo Gran Maestro dell’Ordine di Rodi fu il Francese Foulques de Villaret, che ricoprì questa carica dal 1305 al 1319. Questo ordine si stabilì a Rodi, quando San Giovanni d’Acri, ultima roccaforte di questo ordine in Terrasanta venne espugnata ed i cavalieri cercarono rifugio presso l’isola di Cipro, ma per reiterati disaccordi con il re di Cipro Enrico II, e con la politica del regno, il gran maestro Guillame de Villaret prese la decisione di trasferire l'Ordine nella non lontana isola di Rodi che si trovava sotto la formale autorità dell'imperatore bizantino Andronico II Paleologo. De Villaret, andò ad Avignone e a Parigi per chiedere aiuti e consenso a Papa Clemente V e al re Filippo IV di Francia. Il pontefice approvò il progetto e, senza svelare il fine della missione, ordinò l'invio di nuovi crociati e nel settembre 1308 una flotta composta anche da navi genovesi e napoletane salpò da Brindisi. Il basileus bizantino aveva rifiutato la proposta di vassallaggio fattagli dal Villaret e inviò rinforzi per difendere l'isola. Fu il suo successore Folco di Villaret a realizzare questa impresa: il 15 agosto 1309 l'isola di Rodi fu riscattata dai Cavalieri, che ottennero anche il controllo di diverse isole limitrofe e  dei porti anatolici di Bodrum e Castelrosso, diventando così un baluardo europeo nel mar Egeo contro l'avanzata dei musulmani. Il successore del Villaret, Helion de Villeneuve (1319-1346), nel suo lungo magistero fece realizzare imponenti fortificazioni e nuovi edifici sull'isola: molti cristiani aderirono all'ordine e Rodi acquistò prestigio e rilevanza commerciale.  Rodi era diventata uno Stato ecclesiastico con tutti i diritti e i benefici connessi, come la facoltà di battere moneta: fu aperta una zecca dove furono effettuate, dal 1319 al 1461, coniazioni in oro e argento durante i magisteri del Villaret, Pierre de Corneillan, Roger de Pins, Raymond Berenger, Antonio Fluvian de Riviere, Jean de Lastic e Jacques de Milly. Il 25 maggio 1480, sotto il Gran maestro Pierre d'Aubusson (1476-1503), i roditi dovettero sopportare un primo duro assedio da parte di un'armata navale e un esercito imponenti mandati dal sultano ottomano Maometto II: dopo tre mesi, però, i turchi furono costretti a ritirarsi. I Cavalieri costruirono nel tempo, castelli e sontuosi edifici all'interno della cittadella di Rodi, circondata da porte (come quella dell'Arsenale) e massicci bastioni. Il collachium riuniva le costruzioni usate dall'ordine: in primo luogo il palazzo del Gran Maestro in stile avignonese, dove c’era la sua sede e del governo. Edificarono sia la cattedrale di San Giovanni, dove venivano sepolti i capi dello Stato, che  alberghi o residenze delle sette Lingue,e  l'Ospedale nella medievale via dei Cavalieri. Il Gran Maestro veniva eletto tra i membri dell'ordine e la sua carica durava per tutta la vita. Nel 1522 ci fu un ultimo assedio da parte dei musulmani  quando il Sultano Solimano I detto il Magnifico (1520-1566) volle impadronirsi di Rodi, inviò un esercito di 100.000 uomini e una flotta di 300 navi. I turchi penetrarono nel centro fortificato di Rodi, dal bastione difeso dalla Lingua spagnola, aiutati dal cavaliere d'Amaral, deluso dall'elezione magistrale, in vece sua, di Philippe Villiers de L'Isle-Adam, destinato ad essere l'ultimo Gran maestro di Rodi e il primo di Malta. Il pesante assedio durò dal 28 luglio al 22 dicembre 1522: i settemila abitanti dell'isola combatterono con fermezza insieme ai cinquecento cavalieri, ma alla fine la cittadella venne occupata. Nonostante la sconfitta Villiers  ed i trecento cavalieri sopravvissuti poterono caricare le navi con tutti i loro beni mobili, e gli fu concesso di cercare un altro luogo dove stabilirsi,  il primo gennaio del 1523 gli appartenenti all’Ordine di Rodi, lasciarono l'isola, e si trasferirono a Malta. L’Ordine rimane senza un territorio per alcuni anni, fino a quando nel 1530 il Gran Maestro Fra’ Philippe de Villiers de l’Isle Adam prende possesso dell’isola di Malta, territorio del regno di Sicilia, ceduta all’Ordine, non come territorio sovrano, ma come feudo dall’Imperatore Carlo V con l’approvazione di Papa Clemente VII, che avrebbero lasciata solo nel caso, mai più verificatosi, avessero ripreso Rodi Lì rimasero fino al 1798, quando furono cacciati dai francesi. La perdita di Rodi e il periodo Viterbese dopo la perdita di Rodi i Cavalieri e circa 3.000 rodioti che non erano voluti soggiacere ai mussulmani posero le loro navi a Civitavecchia. Il papa, dietro richiesta del Gran Maestro, diede loro la città di Viterbo, dove i Cavalieri soggiornarono fino al 1530. Furono questi anni molto importanti per la città che, proprio per la presenza dei Cavalieri, nel 1527 fu risparmiata dai Lanzichenecchi che misero a ferro e fuoco l'Italia Centrale concludendo le loro scorribande con il sacco di Roma. vedi anche. Cavalieri Ospitalieri ovvero Cavalieri dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, detti anche Cavalieri di Cipro, Cavalieri di Rodi e noti come Cavalieri di Malta. (informazioni tratte da wikipedia).

Chiesa dei Santissimi Giovita e Faustino piazza San Faustino Viterbo centro storico

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Chiesa SS Giovita e Faustino, Piazza S. Faustino, Viterbo informazioni e foto Anna Zelli

Veduta della Chiesa SS Faustino e Giovita da piazza Sallupara Viterbo

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Chiesa SS Giovita e Faustino veduta da piazza Sallupara, Piazza S. Faustino, Viterbo informazioni e foto Anna Zelli

Porte Chiesa SS Faustino e Giovita piazza San Faustino Viterbo

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Porte Chiesa SS Giovita e Faustino veduta da piazza Sallupara, Piazza S. Faustino, Viterbo informazioni e foto Anna Zelli

Lapide a destra della Chiesa dei Santissimi Faustino e Giovita Viterbo

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Lapide a destra Chiesa SS Giovita e Faustino, Piazza S. Faustino, Viterbo informazioni e foto Anna Zelli

Lapide a sinistra facciata Chiesa SS Faustino e Giovita piazza San Faustino Viterbo

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Lapide a sinistra facciata Chiesa SS Giovita e Faustino, Piazza S. Faustino, Viterbo informazioni e foto Anna Zelli

Stemma porta centrale chiesa SS Faustino e Giovita piazza San Faustino Viterbo

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Stemma alla Chiesa SS Giovita e Faustino, Piazza S. Faustino, Viterbo informazioni e foto Anna Zelli

La Croce dei Cavalieri di Rodi alla chiesa dei SS Faustino e Giovita piazza San Faustino Viterbo

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Simbolo Croce Cavalieri di Rodi Chiesa SS Giovita e Faustino, Piazza S. Faustino, Viterbo informazioni e foto Anna Zelli

Campanile Chiesa SS Giovita e Faustino piazza San Faustino Viterbo

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Campanile chiesa SS Giovita e Faustino, piazza San Faustino Viterbo, info e foto Anna Zelli

Orologio al Campanile chiesa SS Giovita e Faustino piazza San Faustino Viterbo centro storico

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