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Piazza Giuseppe Verdi, Viterbo centro storico, dedicata al musicista al quale è dedicato un busto che si erbe sul lato sinistro della piazza venendo da Corso Italia, o da via Guglielmo Marconi. Sulla piazza è presente il Teatro del'Unione, nel quale si svolgono le stagioni di musica lirica e concerti. Il teatro ha una forma architettonica neoclassica, sulla facciata si apre una terraza sormontata dalla solenne struttura del timpano. Pilastri ed archi a tutto sesto incorniciano porte e finestre. Elegante l'interno, la platea è racchiusa nel semicerchio di un ordine quadruplice di palchi. I Viterbesi chiamano comunemente questa piazza piazza del Teatro. La piazza incrocia le vie : via Giacomo Matteotti, via di Santa RosaVia San Marco, Via Chiusa, Via di Porta Murata, via del Teatro Nuovo, Via Giuseppe Mazzini, Corso Italia, via Fratelli Rosselli. La via Fratelli Rosselli mette in collegamento il centro storico di Viterbo con i nuovi quartieri sorti al di fuori delle mura, dopo la seconda Guerra Mondiale. Inizialmente chiamata XXVIII Ottobre, per edificarla, in epoca fascista fu aperto un varco abbattendo le antiche mura cittadine, proprio nel punto in cui il torrente Urciorno scorreva da qui alla attuale via Marconi.Per l'apertura di questa via il torrente venne interrato per alcuni metri sotto il piano stradale, poi a metà degli anni '30 venne interrato sotto la attuale via Guglielmo Marconi fino al Sacrario e a Valle Faul. Su via Fratelli Rosselli a destra c'è un lato del Teatro dell'Unione e di fronte un imponente palazzo, del 1931-1933, che un tempo era la sede del Consiglio Provinciale del Lavoro e dell'Economia, ora ospita gli Uffici della Camera di Commercio, fu realizzato su progetto dell'architetto Cesare Bazzani, che cercò di conciliare le linee architettoniche fasciste  con gli elementi della architettura di Viterbo. La via Fratelli Rosselli incrocia il Viale Raniero Capocci, qui sono presenti le mura cittadine ed una lapide che ricorda una terribile alluvione  del 1706.  Vi è un piccolo parco pubblico intitolato a Melvin Jones, fondatore del Lions International. L'area dove oggi sorge il Teatro, venne urbanizzata alla fine del XII secolo, quando il Comune di Viterbo acquistò dai religiosi del Monastero di San Salvatore al Monte Amiata i loro possedimenti. Il nome Piano San Marco, deriva dalla piccola chiesa di San Marco a lui dedicata, che presenta una facciata romanica. Di fronte c'è il Palazzo Santoro che prende il nome da un suo proprietario. Il palazzo fu fatto erigere nella seconda metà del XV secolo dal Cardinale Niccolò Forteguerri, un nobile dal carattere forte e battagliero, che riuscì a sconfiggere i discendenti dei Prefetti di Vico, la famiglia che per molti secoli aveva condizionato la vita dei cittadini della città di Viterbo e della Tuscia. L'attuale nome del palazzo, Santoro, ricorda il cardinale Fazio Santoro che aveva avuto favori quando assurse al soglio pontificio il suo allievo Giuliano della Rovere con il nome di Papa Giulio II. Attualmente il palazzo ospita la Biblioteca degli Ardenti, che deriva il nome da una accademia rinascimentale rimasta operante fino al secolo scorso. Al piano terra un tempo vi erano i locali degli uffici della Azienda autonoma della Cura Soggiorno e Turismo, entrata poi a far parte della A.P.T., ora vi è la sede Granpriorale del Sovrano Militare Ordine di Malta. Da via di Santa Rosa si accede alla Chiesa Santuario di Santa Rosa e al colle Santa Rosa. All'inizio di questa via su un angolo del palazzo c'è una bella edicola sacra dedicata alla Santa e Patrona di Viterbo.

Teatro dell’Unione, piazza Giuseppe Verdi, Viterbo il nome deriva dalla "unione" di un gruppo di cittadini viterbesi che nel 1844 formarono la "società dei palchettisti", con a capo il conte Tommaso Fani Ciotti. Fino alla seconda metà dell'ottocento, il teatro principale di Viterbo era il Teatro del Genio, ma era ormai ritenuto non più adeguato, sia per la capienza che per la sua scarsa connotazione sul tessuto urbano. Il progetto prevedeva una nutrita partecipazione sia da parte della società dei palchettisti che da parte dello stesso Comune, il quale garantì l’acquisto di almeno cinque palchi. Il primo atto della società fu l’elezione della Deputazione Teatrale, composta dal Delegato Apostolico Mons. Orlandini e da sei deputati: Tommaso Fani, Antonio Calandrelli, Domenico Liberati, Giuseppe Signorelli, Cesare Calabresi e Vincenzo Federici, ingegnere comunale. Fu scelto di erigere il teatro nella Contrada San Marco, dopo aver scartato l’idea di dover inutilmente abbattere il Teatro del Genio e le abitazioni vicine per costruirvi il nuovo edificio. La Deputazione propose,inoltre, di dare all’Unione la forma del Teatro Argentina di Roma. Il 20 Giugno 1845 fu bandito il concorso di appalto per la sua costruzione, l’incarico di valutare i progetti fu attribuito all’Accademia Nazionale di San Luca e la scelta ricadde sull’architetto Virginio Vespignani, esponente di spicco del tardo “classicismo eclettico”. l’impulso che ne permise l’edificazione fu la passione, comune a quasi tutte le principali città italiane, per l’opera lirica.  Il teatro venne costruito su progetto dell'architetto e  venne inaugurato nel 1855 con il melodramma Rigoletto di Giuseppe Verdi. Il teatro nel 1855 iniziò con una stagione che durò dal 4 agosto al 25 settembre e che comprendeva ben tre melodrammi e un balletto, la prima stagione si rivelò un vero e proprio successo. Negli anni successivi andò aumentando l’interesse del pubblico, sia per i melodrammi che per i lavori di prosa. Dai primi del ‘900 il teatro ospitò anche alcuni spettacoli cinematografici. Purtroppo , durante la seconda Guerra mondiale il teatro fu gravemente danneggiato e subì vistosi danni,  quindi, termina il sodalizio tra il Comune di Viterbo e la Società dei Palchettisti che fino a quel tempo erano gli amministratori del teatro, e si diede inizio alla ricerca di reperire fondi sufficienti alla sua  ricostruzione, e a causa della necessità di trovare queste ingenti somme per la ricostruzione il Comune di Viterbo ne diventò unico proprietario. Dopo un lungo periodo dovuto a lavori di ristrutturazione, il Teatro è stato riaperto al pubblico il 13 giugno 2017 nell'occasione di un incontro con lo scrittore americano Jeffery Deaver. Dal dicembre 2017 la programmazione delle stagioni di prosa, danza e teatro ragazzi è curata dall'Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio.Il teatro ospita inoltre il concorso internazionale di canto Premio Fausto Ricci che ha visto come Presidenti di Giuria personalità del mondo della lirica come Fiorenza Cossotto, Desirée Rancatore, Fiorenza Cedolins, Luciana Serra e Alfonso Antoniozzi nonché direttori e casting manager di importanti teatri d’opera italiani ed europei, e, per l'edizione 2020, il celebre tenore spagnolo José Carreras.  Il Teatro dell’Unione presenta l’architettura propria dei teatri all’italiana ed è caratterizzato dalla separazione tra sala e scena, dalla simmetria e dalla prospettiva dell’impianto, il palco è in declivio, presenta anche la divisione “classistica” o “gerarchica” dei posti e vi si ammirano raffinate decorazioni che fanno del Teatro dell’Unione un vero e proprio gioiello tra i teatri storici italiani. La capienza del teatro è di 574 posti, di cui 188 in platea a cui vanno aggiunti 4 posti per disabili e altrettanti per i relativi accompagnatori. I palchetti sono in totale 97 e sono disposti su 4 ordini. Il loggione non è agibile per motivi di sicurezza. Dopo i lavori di restauro la graticcia è stata completamente rinnovata, così come la quadratura nera ed il sipario. Il palco ha 3 americane motorizzate. (informazioni tratte da wikipedia).

Chiesa di San Marco, piazza Verdi, Viterbo, è una piccola chiesa che risale al 1198, una lapide in peperino posta sulla facciata della chiesa ricorda che papa Innocenzo III, in persona, partecipò alla sua consacrazione insieme a 15 cardinali il 1 dicembre di quell'anno, in un periodo nel quale, proprio papa Innocenzo III stava mettendo in atto il disegno della riconquista delle terre del Patrimonio di San Pietro e impose la conferma di Viterbo a sede della diocesi. Il clero viterbese fu legittimamente chiamato ad amministrare l’antica parrocchia solo nel 1782, quando il granduca Leopoldo II soppresse l’abbazia di Monte Amiata. La struttura architettonica della chiesa di San Marco è quella di un semplice edificio rurale, funzionale alle quotidiane celebrazioni di una comunità di contadini che operavano sulle terre amministrate dai benedettini, prima, dai cistercensi, poi, dell’abbazia amiatina di San Salvatore (appartenente fino alla metà del secolo XVII al Monastero insieme con le chiese di San Giovanni in Sonsa e di Santa Maria Maddalena). La lapide, posta sulla facciata alla destra del portale e ritrascritta all’interno presso l’ingresso, racchiude in sintesi la storia di questa antica chiesetta che, seppur di piccole dimensioni, vanta il privilegio di essere stata consacrata personalmente da un pontefice. Non è escluso che l’epigrafe in peperino sia rimasta in situ fin dall’origine. L'interno della chiesa è di piccole dimensioni, tanto che lo Sciattoli in "Viterbo nei suoi monumenti", con una battuta si chiede come abbia fatto Innocenzo III a muoversi insieme a 15 cardinali in uno spazio così angusto. L'architettura è molto semplice a un'unica navata con il tetto a capanna, la sua semplicità denota che l'origine della chiesa, sorse per soddisfare le esigenze della contrada, situata fuori della cinta muraria e abitata principalmente da contadini.  L'accesso alla chiesa avviene attraverso una breve ed alta scalinata che porta a un portale posto alla sommità, tale gradinata abbastanza alta aveva la funzione di proteggere la chiesa dalle piene dell'Urcionio, il torrente che oggi è interrato e che scorreva nella vallata prospiciente. Il particolare curioso della struttura è che l'abside, è orientato ad est e deviato a sinistra rispetto all'asse della chiesa. Secondo un'antica tradizione, potrebbe simboleggiare l'inclinazione della testa di Gesù sulla croce. Interessanti al suo interno sono i due tabernacoli in pietra, in stile tardo-romanico, che furono in uso fino alla metà del XVI secolo quando il concilio di Trento stabilì che il tabernacolo dovesse essere posto al centro dell'altare. La chiesa, come molte altre a Viterbo ha subito dei danni durante i bombardamenti dell'ultima guerra. Oggi al suo interno si può ammirare l'affresco dell'abside con il Padre Eterno benedicente in mezzo a san Pietro e san Paolo, risalente ai primi del '500 da alcuni attribuito a Giovan Francesco d'Avaranzano, detto il fantastico; sopra l'altare una pala con Madonna col bambino dello stesso pittore. Sulla parete di destra dell'abside, protetto da uno schermo di vetro, è visibile uno schizzo a carboncino raffigurante una testa femminile attribuito anch'esso a Giovan Francesco, che conferma nella spigliata freschezza del disegno le sue doti notevoli che lo avevano portato ad operare insieme ai giovani Raffello e Luca Signorelli in Palazzo Bufalini a Città di Castello. Un'altra pregevole opera pittorica di Francesco d'Antonio detto il Balletta e raffigurante San Marco, opera che fino a qualche anno fa si poteva ammirare su una parete della chiesa, è oggi, per misura precauzionale, è conservata nella canonica. D’Avanzarano, insieme al Truffetta e a Costantino Zelli, appartiene alla schiera degli artisti di scuola viterbesi che dalla metà del Quattrocento hanno avuto esiti ragguardevoli nella pittura unitamente a maestri quali Lorenzo da Viterbo, Francesco d’Antonio detto "Il Balletta" e Antonio del Massaro detto "il Pastura". Proprio il Balletta è autore della tavola raffigurante San Marco che si ammirava sul piccolo altare di sinistra e che ora è prudentemente custodita nell’adiacente canonica. Durante la Seconda Guerra Mondiale e il quartiere dove sorge San Marco non ci furono molti danni, fortunatamente, fu solo leggermente danneggiato il tetto della chiesa però, la chiesa venne restaurata ma andarono disperse quattro pale d’altare che ornavano le pareti: la Morte di s. Alessio, posta nel 1727 sull’altare del santo in cornu Epistolae, la tela dipinta nel 1850 dal pittore viterbese Domenico Costa raffigurante la Madonna che mostra il cuore trafitto, e le due raffiguranti il Salvatore e s. Omobono (protettore dei sarti) provenienti dal soppresso oratorio dell’Arte dei Sarti sito nella vicina piazzetta dell’Oca. La chiesa presenta un campanile a vela.

Palazzo della Camera di Commercio, tra piazza Verdi e via Fratelli Rosselli, Viterbo centro storico, il palazzo è del 1931-1933, un tempo era la sede del Consiglio Provinciale del Lavoro e dell'Economia, ora ospita gli Uffici della Camera di Commercio, fu realizzato su progetto dell'architetto Cesare Bazzani, che cercò di conciliare le linee architettoniche fasciste  con gli elementi della architettura di Viterbo.

Palazzo Santoro che prende il nome da un suo proprietario. Il palazzo fu fatto erigere nella seconda metà del XV secolo dal Cardinale Niccolò Forteguerri, un nobile dal carattere forte e battagliero, che riuscì a sconfiggere i discendenti dei Prefetti di Vico, la famiglia che per molti secoli aveva condizionato la vita dei cittadini della città di Viterbo e della Tuscia. L'attuale nome del palazzo, Santoro, ricorda il cardinale Fazio Santoro che aveva avuto favori quando assurse al soglio pontificio il suo allievo Giuliano della Rovere con il nome di Papa Giulio II. Attualmente il palazzo ospita la Biblioteca degli Ardenti, che deriva il nome da una accademia rinascimentale rimasta operante fino al secolo scorso. Al piano terra un tempo vi erano i locali degli uffici della Azienda autonoma della Cura Soggiorno e Turismo, entrata poi a far parte della A.P.T., ora vi è la sede Granpriorato del Sovrano Militare Ordine di Malta.

Busto di Giuseppe Verdi a piazza Verdi Viterbo centro storico, si trova di di fronte al Palazzo Santoro, dedicato al grande maestro italiano.

Vie da piazza Verdi Viterbo centro storico

La piazza Giuseppe Verdi Viterbo centro storico, incrocia le vie : via Giacomo Matteotti, via di Santa RosaVia San Marco, Via Chiusa, Via di Porta Murata, via del Teatro Nuovo, Via Giuseppe Mazzini, Corso Italia, via Fratelli Rosselli.

da vedere a Piazza Giuseppe Verdi Viterbo centro storico informazioni e fotografie

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Teatro dell'Unione - Piazza Giuseppe Verdi Chiesa di San Marco - Piazza Giuseppe Verdi
busto giuseppe verdi piazza del teatro viterbo info e foto anna zelli palazzo santoro piazza verdi viterbo centro storico info e foto anna zelli
Busto di Giuseppe Verdi piazza Verdi Palazzo Santoro - Piazza Giuseppe Verdi
edicola sacra a santa rosa via santa rosa viterbo info e foto anna zelli palazzo sede Camera di Commercio Viterbo via Fratelli Rosselli centro storico info e foto Anna Zelli
Edicola sacra a Santa Rosa via Santa Rosa Palazzo sede Camera Commercio - Via Fratelli Rosselli

Vie zona Piazza Verdi Viterbo centro storico

via giacomo matteotti viterbo centro storico info e foto anna zelli

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Via Giacomo Matteotti Via Guglielmo Marconi

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