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Corso Italia, Viterbo, centro storico, la via inizia da piazza delle Erbe e arriva fino a piazza Giuseppe Verdi. Incrocia sulla destra le seguenti vie : Via della Volta Buia, via del Suffragio, Via Fontanella del Suffragio, Largo Cesare Battisti, Via Bussi, Via Sant'Egidio, Via Giuseppe Mazzini, via Santa Rosa. Mentre sul lato sinistro Corso Italia incrocia : via Macel Gattesco, (su piazza delle Erbe), via della Rimessa, Via Sacchi, via della Sapienza. In fondo su piazza Giuseppe Verdi a sinistra c'è via Guglielmo Marconi, e la via Giacomo Matteotti che porta fino a piazza della Rocca, mentre a sinistra c'è la via Santa Rosa.La zona di Corso Italia è in stile rinascimentale, è la via dello shopping insieme a via Roma che va da piazza delle Erbe a piazza del Plebiscito.  Un tempo questo era un percorso etrusco, attraversato a sinistra dove oggi c'è via Marconi, dal torrente Urciono che venne interrato in epoca fascista. Di questa lunga via si ammirano palazzo, chiese e torri. Sul fondo della via vi era un tempo, oggi scomparsa la Porta Sonza, ne rimane una epigrafe marmorea che la data al 1095, e che fu edificata per concessione dell'imperatore Enrico IV. Chiunque avesse attraversato questa porta avrebbe ottenuto la libertà e la piena cittadinanza di Viterbo. L'arco in peperino ed anche l'iscrizione ricordano che qui c'era una fontana risalente al 1634. Un edificio posto sul lato destro con grandi finestre in stile gotico, sono quello che resta della ex Chiesa di San Matteo in Sonza, che era inglobata nella primitiva cinta muraria del 1095. Questa chiesa venne chiusa nel 1870 e trasformata in sala cinematografica, anche questa non più esistente. Di fonte vi era la torre di Rolando Gatti, che controllava l'intera zona, torre chiamata anche Caposavi, venne demolita nel 1950.  Proseguendo si vede la ex Chiesa di Sant'Egidio, ricordata già dal 1142. All'interno c'è una aula lunga in stile romanico che termina sul fondo con un abside a forma pentagonale, che un tempo era collocata sullo strapiombo del fiume Urciorno. La attuale facciata risale al 1584, quando venne demolita la precedente. Dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, venne restaurata nel 1979.Questa Chiesa fu sede della Confraternita del Santissimo Crecefisso o di Santa Croce. sconsacrata qui si svolgono conferenze, incontri culturali, o mostre di pittura. Proseguendo, c'è il Palazzo Bussi, lo stemma con due occhi, oggi è di proprietà  privata e divisa in appartamenti. Una bella chiesa, di fronte alla via della Sapienza che porta a via Guglielmo Marconi, è la Chiesa di Santa Maria del Suffragio, o delle Anime del Purgatorio, edificata sulla originaria chiesa romanica di San Quirico risalente al XII secolo, di cui oggi nulla rimane. La attuale chiesa risale al 1618, quando il vescovo Tiberino Muti, la assegnò alla Confraternita di Santa Maria del Suffragio. La torre, vicina alla Chiesa del Suffragio apparteneva ad uno dei palazzi Gatti detto San Quirico. Poseguendo c'è il Caffè Schenardi, inserito al pian terreno di un palazzo del XV secolo, conserva all'interno un ambiente ottocentesco, fu realizzato nel 1855 su progetto dell'architetto Vespignani. (nel 2021 è chiuso). Accanto al caffè c'è la Casa della Pace, qui c'era la ex Chiesa di Santo Stefano, con decorazioni graffite e finestre a croce, e sull'architrave reca la scritta "Concordia civium instaurata MDIII", che ricorda la pace tra le opposte fazioni cittadine. Di fronte c'è un altro palazzo della famiglia Gatti, del XIV secolo, e sulla facciata si vedono diversi stemmi.

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Porta Sonsa, scomparsa, (murata), tracce sono visibili su Corso Italia 101, Viterbo, la porta risale al 1095, vi rimane solo la targa marmorea, e la mostra murata di una antica fontana scomparsa anch’essa. Questa porta, le cui tracce rimasero visibili fino al XV secolo, scomparve secoli fa, era una importante via di accesso alla città,  d’epoca medioevale, questa porta chiudeva il tracciato dell’odierno Corso Italia all’altezza di Via Mazzini , poggiava a sinistra sul fronte della Chiesa di S.Matteo in Sonsa o Sonza, e a destra sulla torre di Rolando Gatti. Un’ epigrafe che era collocata sopra la porta Sonsa, oggi è visibile, murata, nella facciata dell’ex chiesa di San Matteo, all’incrocio tra via Mazzini e corso Italia, una iscrizione rivela che l’attuale collocazione risale ad un restauro del 1558. Questa antica iscrizione, un tempo era situata sopra una mostra in peperino di un fontanile pubblico, oggi non più esistente.  Sull’arco una lapide ricorda un tale Martinelli che aveva trovato, a sue spese, l’acqua e l’aveva resa di pubblico utilizzo nel 1634. I lavori per la costruzione di questa porta iniziarono nel 1095 sotto il dominio di papa Pasquale II al soglio dal 1099 al 1118 e dell’imperatore Enrico IV nato nel 1056 e morto nel 1106, figlio di Federico Barbarossa. Porta Sonsa fu portata a completamento sotto il pontificato di papa Eugenio III al soglio dal 1145 al 1153. Fuori le mura scorreva il fosso Sonsa, che adesso chiamiamo Urcionio. Porta Sonsa o Sonza aveva un grande privilegio, che gli era stato concesso dal figlio dell’imperatore Barbarossa : ovvero che “qualsiasi Viterbese che avesse qualche forma di servitù nei confronti di un altro se passava sotto questa porta diventava libero”,  porta Sonsa era, una specie di “porta della libertà”. L’epigrafe che riguarda la porta risale al XII secolo, come rivelerebbe l’uso dell’alfabeto misto romanico e gotico maiuscolo, e questa è la traduzione dal latino delle 10 righe incise sul marmo: “Mi chiamo Sonsa, Porta di Viterbo la Splendida. Grande il mio nome, eterni i miei privilegi, chiunque sia gravato da condizione servile, se mio cittadino si faccia, sia considerato uomo libero. Il sommo Imperatore Enrico mi concesse questo privilegio, anno 1095 dell’incarnazione del Signore, questa porta iniziò ad essere costruita essendo papa Eugenio. Costruttori furono Raniero Mincio e Pietro per deliberazione dei consoli e di tutto il popolo, Gottifredo dettò i versi e Rollando li scolpì".

Chiesa di Santa Maria del Suffragio, Corso d'Italia, Viterbo centro storico, in precedenza vi era un’altra chiesa risalente al XII secolo, dedicata a San Quirico, martire di Antiochia, nel 1169, è nominata una mola presso una chiesa probabilmente ubicata verso il Torrente Urcionio. Fino al 1572 svolse il ruolo di parrocchia, ma venne soppressa in seguito alle riforme del Concilio di Trento del 1618. Si attesta, che ci fosse in antico un campanile a vela dotato di tre campane ed un portico che era di fronte alla chiesa che sopravvisse fino al 1501, sotto questo portico, i notai redigevano i loro documenti ed i lanaroli dimostravano la loro arte. Nel 1511 l’Arte dei lanaroli che erano presenti a Viterbo già dal XIV secolo, e che avevano come protettore San Quirico, posero la loro sede in questa chiesa. L’Arte dei Lanaroli aveva un fondo in Via della Verità  e questi, per tenere unito lo lo spirito religioso dei componenti, impose che mensilmente si riunissero per assistere alla messa in questa chiesa. I Lanaroli come ci dice lo storico Oddi, svolgevano la loro arte per lo più nel tratto di strada che andava da Piazza del Plebiscito alla Chiesa di san Biagio, oggi via San Lorenzo, un tempo chiamata Via della Mercanzia, vi facevano  parte dell’arte, i Tessitori, i Tintori, i Valcatori, i Conciatori, i Cilindratori e le Orditrici. Nel 1618  il Vescovo di Viterbo Tiberio Muti, affidò l'edifico alla Confraternita di Santa Maria del Suffragio e delle Anime del Purgatorio, la confraternita raccoglieva elemosine e celebrava le messe in suffragio delle anime del purgatorio raffigurate nell'affresco sulla facciata, sopra il portone di ingresso; l'abito di questi confratelli era costituito da una veste fatta con  sacco bianco ed una mazzetta nera. Nel 1618  il Vescovo di Viterbo Tiberio Muti, affidò l'edificio alla Confraternita delle pertanto la chiesa assunse il nome della Confraternita. Rapidamente la confraternita raggiunse una notevole importanza e, le aumentate disponibilità finanziarie, le permisero di apportare alla chiesa notevoli modifiche la più importante delle quali fu la costruzione di un ampio presbiterio nel 1717. La Facciata con festoni e cherubini, in stile barocco risale al XVII secolo, è divisa in due ordini da una trabeazione in peperino; sopra al portale, in una nicchia rettangolare, ornata con testine di cherubini, c’è al centro l’ affresco con la Madonna e le anime del purgatorio; mentre le nicchie, sono sovrastate da finestre rettangolari. Nella parte superiore, al centro, si vede un finto finestrone con cornice in peperino e un fregio a conchiglia. Quattro torciere, volute, costoloni completano il disegno della facciata Sopra vi è lo stemma del Cardinale Brancaccio che fu Vescovo di Viterbo, ed a lui si devono i restauri del ‘600, fu sempre lui che volle l’edificazione della Chiesa della Pace, che era a piazza delle Erbe e della quale sopravvivono solo delle tracce ".L'interno, è a navata unica con il presbiterio rialzato, oltre all’altare maggiore, sui due lati della chiesa vi sono altri 4 altari.  Sui due lati ci sono delle edicole barocche sostenute da colonne, all'interno delle quali vi sono alcune opere seicentesche: a sinistra il  "Il Battesimo di Cristo" di Anton Angelo Bonifazi del 1630 . L'altare maggiore è in marmo, con quattro colonne che sostengono la trabeazione sulla quale sono poste due fiamme e due angeli inginocchiati che sostengono un ovale inghirlandato con il simbolo della Madonna. Di grande importanza la tela della metà del Seicento posta sopra l'altare maggiore, opera di Francesco Maria Bonifazi, rappresenta "L'apparizione della Madonna alle anime del Purgatorio"; la tela è stata recentemente restaurata e mostra un angelo che presenta alla Madonna col Bambino in grembo e ritto in piedi, un'anima purificata nell'atto di lasciare le anime purganti".   Il presbiterio ha disegno ottagonale con lati di diversa misura, vi sono  quattro porticine sulle quali in quattro tondi sono raffigurati gli Evangelisti  e sono sovrastate da matronei.Un grande arco sorretto da colonne, divide il presbiterio dalla navata, e presenta nei triangoli degli affreschi  raffiguranti eleganti figure allegoriche del XVIII secolo.  Il soffitto è dipinto e vi è rappresentato Dio in Gloria tra la Madonna, Gesù e le anime del Purgatorio del XVIII.  Nella chiesa in alto in corrispondenza dei costoloni sono varie testine sporgenti in terracotta che rappresentano le anime del Purgatorio. Lungo le pareti vi è un grande mensola al di sopra della quale si aprono le finestre che danno luce all’interno. Nella navata, sopra il secondo altare dall'ingresso si trova il dipinto settecentesco raffigurante "Sant'Andrea Avellino Vi sono all’interno opere risalenti al XVII e al XVIII secolo. Vi è anche un affresco di Luigi Vanvitelli del 1730  che raffigura il profeta Abacuc, l’Angelo, e il profeta Daniele nella fossa dei leoni. Sull’altare maggiore vi è una pala di Francesco Maria Bonifazi, pittore viterbese, che rappresenta la Madonna con il Bambino Gesù ed un Angelo che gli presenta un’anima che lascia il purgatorio. Un altro dipinto del Bonifazi del 1630, rappresenta il Battesimo di Gesù. Sopra la porta di ingresso, su una balconata, c’è un organo del 1777. Dal 1892 la Congregazione della Carità detiene questa chiesa. Sulla sinistra, si innalza un campanile a vela con tre campane.

Ex Chiesa Santo Stefano, scomparsa, o anche dei santi Bonifacio e Stefano,piazza delle Erbe, Viterbo centro storico, era sull’area dove oggi c’è la Casa della Pace, la chiesa si sviluppava sul Corso Italia e l’abside affacciava su via del Teatro del Genio, sembra che risalisse al 1080. L’attuale palazzo Sterbini fu edificato nel 1910 propro sul luogo ove c’era un tempo, la Chiesa di Santo Stefano. Intorno al 1127 o 1128, sia la casa che la chiesa appartenevano alla nobile famiglia Fajani o Flajani, la quale donò la chiesa al Vescovo di Tuscania, Pietro II e a clero viterbese. Lo stemma di questa famiglia era d’azzurro al grifo attraversato da una banda rossa. Con la distruzione di Ferento, da parte dei viterbesi, tra il 1170 e il 1172,  la chiesa ricostituita nel 1455 prese il nome di San Bonifacio e Santo Stefano. Nella chiesa si radunava l’Arte dei Pizzicagnoli, , che aveva le botteghe sulla vicina Piazza delle Erbe Nel 1568 la chiesa venne soppressa, i beni della chiesa furono assegnati alla Cattedrale di san Lorenzo, ed i parrocchiani furono suddivisi tra le Chiese di san Simeone, san Giovanni in Zoccoli e di sant’Angelo in Spada. Fu anche concesso l’uso dei sassi della torre e della chiesa per costruire le carceri vescovili. L’archivio della chiesa, secondo lo storico Eugenio Sarzana (1783), fu allora trasferito alla Cattedrale di San Lorenzo, insieme ai paramenti, che per tradizione, si dicono appartenuti a San Bonifacio. Questi erano costituiti da un camice, da un amitto  che era un panno di lino bianco con due nastri per legarlo in vita, che il sacerdote si poneva attorno al collo come primo indumento liturgico quando si parava per celebrare la Messa o per officiare altre funzioni liturgiche, da una stola, da un manipolo e da un cingolo in metallo.  Nel 1655 il corpo si San Bonifacio venne trasferito dalla chiesa di Santo Stefano alla Chiesa di San Sisto. Sulla parete interna della Casa Cassani, verso il Teatro del Genio, è un bassorilievo in pietra con raffigurato santo Stefano col libro dei vangeli sotto braccio, la palma del martirio e sulla medesima parete sotto al santo è lo stemma di Girolamo Bonelli, priore dal 1494 al 1503. A sinistra di chi entra in Piazza delle Erbe dal Corso Italia, oltre il Palazzo o Casa della Pace è il Palazzo Sterbini. Nell’ingresso del palazzo, al n° civico 4 di Piazza delle Erbe, nell’atrio sono due capitelli appartenuti alla Chiesa di santo Stefano, con scolpite arcaiche figure umane con in testa diademi ed infule, venuti alla luce nel 1891, quando fu ricostruito il palazzo stesso terminato nel 1894, l’anno è riportato sugli architravi delle finestre. Sul lato destro del Palazzo Sterbini, tra i tetti delle case si può ancora vedere il basso e tozzo campanile della Chiesa di santo Stefano ricostruito alla fine del secolo XV da Girolamo Bonelli, che fu priore della chiesa dal 1494 al 1503 Su un lato del campanile, è incastonata una pietra raffigurante un volto di diavolo, è possibile vederla recandosi su Via del Teatro del Genio.  Forse vi fu murata per scacciare gli spiriti maligni? ( Bibliografia : Galeotti)

Ex Chiesa di Sant’Egidio, corso Italia, Viterbo, è dedicata a Sant’Egidio abate, la sua costruzione venne iniziata nel XII secolo, e terminata nel XVI secolo, la si ricorda nel 1142, ed ancora nel 1236 quando fu eretta a parrocchia. Nel corso del XVI secolo fu restaurata; la facciata risale al 1584. Colpita dai bombardamenti alleati nel 1944, fu chiusa al culto; restaurata a partire dal 1970, oggi è sede di mostre ed altre manifestazioni culturali cittadine. La facciata, in peperino, è suddivisa in due parti. Nella parte inferiore, si distinguono tre portali, di cui quello centrale, più grande e lavorato, è sormontato da un frontone triangolare; mentre i due laterali sono sormontati da emblemi della famiglia Farnese, protettrice, nel XVI secolo, della confraternita del Santissimo Crocifisso che aveva sede in questa chiesa. La parte superiore della facciata termina con un timpano,triangolare ed è caratterizzata da una grande finestra centrale, conserva diverse iscrizioni: In Cruce gloria nostra, Sub tua Criste Iesu aura laeti vivimus, e Sperantes hilares surgere ad aeternam gloriam. L’interno è a navata unica, divisa quasi a metà da un grande arco, che separava l’aula liturgica in due parti, quella destinata ai fedeli e quella, con scranni in legno, destinata ai confratelli. Una lapide posta nel presbiterio ricorda la costruzione di una cappella nel 1299. Nella chiesa sono conservate tele del XVI-XVIII secolo, tra cui una Madonna col bambino e sant’Egidio, ed un organo di colore verde, posto sopra la porta d'ingresso

Caffè Schenardi, Corso Italia Viterbo, attualmente chiuso nel 2021, era ed è un rinomato caffè di Viterbo, il suo attuale aspetto lo si deve alla ristrutturazione del 1855, eseguita dall'architetto Virginio Vespignani. Il locale si trova al piano terra e venne acquistato nel 1818 da Raffaele Schenardi di Napoli.Dal 1980 la struttura è stata dichiarata di interesse storico ed artistico.

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