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Terme di Roma

Le Terme a  Roma : dalla fine del III secolo a.C. frequentare i bagni pubblici era già una consuetudine. Probabilmente sorsero proprio in questo periodo, i primi edifici, voluti da privati, erano questi, i "Balnea" , di derivazione greca. Nella fase iniziale, gli ambienti del balneum erano pochi e poco spaziosi, senza le decorazioni alle pareti e riscaldati solo da qualche braciere, con piccole vasche dove vi si versava acqua precedentemente riscaldata da appositi forni a legna, questi luoghi davano l'opportunità di bagni caldi a chi non aveva la possibilità i farlo in casa, e successivamente per ragioni di utilità e concorrenza, questi spazi divennero sempre più ampi, comodi, e bene attrezzati, furono creati ambienti anche per le donne, luoghi per i bagni di sudore, piscine dove si potevano fare i tuffi, e luoghi per le attività ginniche e spazi aperti adibiti a palestra.

I Balnea erano una occasione per prendersi cura del corpo e della propria salute ed erano una vera pratica terapeutica. Nel 33 a.C. da un censimento di Agrippa i balnea erano 170, fino ad arrivare a 1000 nella seconda metà del IV secolo d..C. con più 11 grandi  Terme imperiali. Con Agrippa, alla fine della Repubblica, venne reso gratuito l'accesso ai balnea e proprio Agrippa tra il 25 ed il 19 d.C. fece costruire nel Campo Marzio, nei pressi del Pantheon il primo grande edificio balneare al quale si dette il nome di "Termae", purtroppo delle Terme di Agrippa non ci rimane niente, queste si distinguevano dai balnea per essere più grandi, per la perfezione degli impianti, per la ricchezza delle decorazioni. A Nerone, invece, si deve l'iniziativa di dare carattere pubblico, oggi si direbbe statale, al settore delle Terme , una sorta di politica sociale degli imperatori atta a soddisfare le esigenze del popolo, allo scopo di trarne fama, prestigio e consenso popolare. Le Terme di Nerone, furono costruite intorno agli anni 70 d.C. probabilmente l'impianto architettonico di queste terme era la fusione del balneum romano e del  gimnasio greco, infatti erano dette "Gimnasium Neronis".

Le Grandi Terme imperiali avevano vari ambienti, i più importanti erano lo "spogliatoio" detto "apodyterium" era in genere un ambiente rettangolare o quadrato con volte a  botte o a crociera non riscaldato e dotato di una fontana o di una piccola vasca per le abluzioni personali, lungo le pareti vi erano delle panche di marmo o in muratura probabilmente provvisti di cuscini e tappeti sui quali i bagnanti potevano sedersi, sulle pareti mensole e spazi per riporre gli  abiti. Altro ambiente era il "caldarium", di forma raccolta e con elementi curvilinei, era a pianta poligonale/circolare, con nicchie e copertura a cupola o rettangolare, con volte a crociera o a catino, l'elemento essenziale era la vasca per il bagno caldo ad immersione detta "alveus" generalmente rotonda e munita tutto intorno di gradini che occupava l'intero spazio centrale dell'ambiente, con vasche minori, e fontane di acqua fredda. L'alveus era rigidamente orientato a sud-ovest, in modo da sfruttare al meglio il calore dei raggi del sole pomeridiano e sporgeva in gran parte dal blocco dell'edificio balneare, dotato di ampie finestre ad arco chiuse con lastre di vetro opache di piccole dimensioni, montate entro griglie metalliche.

Il "Tepidarium" era un ambiente dotato di un modesto riscaldamento, a pianta centrale o quadrata, con absidi di dimensioni ridotte rispetto agli altri ambienti, con una o più vasche  con acqua tiepida, sedili e panchine alle pareti, alle volte era utilizzato come ulteriore spogliatoio, e in questo caso alle pareti era dotato di nicchie per il deposito degli effetti personali e delle vesti.

Il "Frigidarium", di per se non era un ambiente distinto,in genere si trovava al centro dell'impianto termale, e si identificava con una enorme aula basilicale, definita come "basilica delle terme", variamente articolata, con copertura a triplice crociera; il frigidarium era munito di numerose vasche di acqua fredda collocate entro grandi nicchie o esedre, era aperto lungo tutto uno dei lati maggiori sull'ambiente della "natatio" che completava il reparto dei bagni freddi.

La "Natatio" consisteva in un grande vano rettangolare a cielo aperto, delimitato da alte mura e quasi interamente occupato dalla piscina natatoria, nelle terme più grandiose, uno dei lati lunghi era decorato da grandi ninfei, fontane monumentali, con ordini sovrapposti di colonne, di nicchie, e di edicole contenenti statue.

La "Palestra", era invece uno spazio aperto, una sorta di grande cortile interno, spesso circondato su almeno 3 lati da portici con annessi vari ambienti destinati ai giochi e agli esercizi fisici al coperto , dove avvenivano anche unzioni, aspersioni di sabbia, strigliatura, massaggi. Tutti gli ambienti delle terme erano decorati e particolarmente curati, con ricchezza e fasto degli elementi e dei materiali impiegati. Da Seneca sappiamo che le pareti erano dotate di grandi specchi circolari, di marmi alessandrini e di Numidia, di mosaici con vari soggetti, il soffitto poteva essere di vetro o di marmo di Thaos, statue e colonne preziose ornavano gli ambienti. I pavimenti delle terme erano sicuramente di marmi pregiati, marmi bianco candido, appena venati, oppure colorati, oltre ai marmi dei pavimenti, vi erano i marmi delle zoccolature e delle specchiature parietali che si accompagnavano a pitture e scene di vario genere. Diffusi nelle terme erano anche i "mosaici" in bianco e nero, o a colori distesi sui pavimenti, o come rivestimento interno delle vasche  con motivi di pesci. Vi era comunque una enorme varietà di elementi decorativi anche geometrici e floreali, i soggetti derivavano dal mondo del mare e dell'acqua, accanto a pesci e delfini, vi erano anche le figure delle divinità del mare, di ninfe, di tritoni, di nereidi. All'interno delle palestre invece i soggetti decorativi erano di ginnasti ed atleti. In altri vi erano decorati dei sandali, per ricordare ai bagnanti di indossarli quando passavano negli ambienti riscaldati. In tutto il complesso termale, vi erano statue e colonne, disseminate ovunque, al centro delle sale certamente vi erano immagini di divinità, ritratti di uomini illustri, copie e rielaborazioni di capolavori famosi, e elementi origunali e preziosi di grandi maestri, a tal proposito vale la pena ricordare il bronzo di Lisippo l'"Apoxymenos" che Aprippa aveva fatto collocare al centro delle Terme di Agrippa a Campo Marzio, per il convincimento di Agrippa che le opere d'arte dovevano poter essere ammirate da tutti.

I singoli ambienti delle terme imperiali, avevano un loro schema planimetrico di base : gli ambienti del bagno erano disposti in successione verticale, lungo un unico asse a formare il settore centrale dell'edificio, e tutti gli altri, duplicati e collocati da una parte e dall'altra di quelli principali a formare due settori laterali tra loro identici e simmetrici. Dal settore centrale a partire dal lato dell'ingresso si succedevano l'ambiente della natatio, l'aula basilicale con funzione di frigidarium, il tepidarium e il calidarium. In ognuno dei due settori laterali, dopo il vestibolo d'ingresso, si susseguivano l'apoderio all'altezza della natatio, la palestra all'altezza della basilica, ed una serie di sale riscaldate in successione orizzontale all'altezza del calidario. Al centro di tutto il complesso ed in comunicazione con ognuno dei suoi settori si trovava l'Aula Basilicale, con il frigidario, il tepidario e il calidario.In ognuno di questi settori laterali, dopo il vestibolo d'ingresso, si susseguivano l'apoderio all'altezza della natatio, la palestra all'altezza della basilica, ed una serie di sale riscaldate in successione all'altezza del calidario.

L'Aula Basilicale, era al centro dell'intero complesso termale, vi erano le vasche di acqua fredda, ed era anche il punto di raccordo delle varie sale e punto di incontro e di passaggio. La complessa e razionale planimetria serviva a facilitare l'afflusso delle persone nelle varie sale, sembra che nelle terme di Caracalla potessero stare fino a 1600 bagnanti, il doppio delle Terme di Diocleziano.

Il percorso aveva un andamento "anulare", attraversava tutti gli ambienti principali e secondari, cominciava nell'apodario, passava per la palestra e le sue sale minori, arrivava al calidario, da questo dal tepidario arrivava all'aula baslicale e all'annesso frigidario, continuava fino alla natatio che era la piscina, per tornare nuovamente all'apodario. Vi era anche la simmetria degli ambienti minori  nei due settori laterali dell'edificio balneare che davano la possibilità di due percorsi anulari contemporanei con punti di partenza e di arrivo indipendenti. Di solito l'ambiente termale era posto sul piano terra, ma non è da escludere che vi fossero ambienti anche nel piano superiore aperti al pubblico, come probabilmente doveva essere nelle Terme di Caracalla.

Il recinto esterno delle terme, era destinato a diversi usi, vi erano biblioteche, auditori, sale d'esposizione e di ritrovo, ninfei, latrine, in genere questi ambienti esterni erano a pianta centrale, con esedre ed aule absidate, con spazi liberi ed aperti dotati di portici e giardini, che facevano da contraltare al chiuso dell'impianto balneare, spazi godibili anche dal punto di vista estetico.

L'ingresso termale, altro non era che una parete continua, secondo il gusto romano, con mura altissime, mosse dalle sporgenze degli absidi, delle rotonde e aperti dalla successione dei grandi varchi delle porte e delle finestre.

La bellezza e la grandiosità delle terme è nella costante ricerca di equilibrio tra gli spazi e le proporzioni, con una magistrale sequenza di spazi chiusi e aperti, in un organico e razionale alternarsi di spazi minori e maggiori,  e in una coerente distribuzione architettonica funzionale e strutturale.

Il rifornimento idrico termale era assicurato dagli acquedotti. Gia Agrippa aveva fatto costruire nel Campo Marzio, l'acquedotto dell'Acqua Vergine per alimentare le Terme di Agrippa, acqua che sorge presso Marino, nella zona dei Colli Albani, e arriva a Roma dalle alture del Pincio, per mezzo di condotte sotterranee. Mentre le Terme di Traiano erano alimentate dall'Acqua Traiana, una diramazione dell'acquedotto, mentre per alimentare le Terme di Caracalla venne costruito un ramo dell'Acqua Marcia che prese il nome di Acqua Antoniniana, per le Terme di Diocleziano vi fu una ulteriore diramazione dell'acqua Marcia e prese il nome di Acqua Iovia. Per le Terme di Nerone, in un primo tempo si usò l'Acqua Vergine che alimentava anche le vicine Terme di Agrippa, successivamente si utilizzò l'acquedotto Alessandrino. L'acqua non arrivava direttamente dentro gli stabilimenti termali ma veniva raccolta in apposite cisterne.

Le Cisterne, atte ad immagazzinare enormi quantità di acqua, erano costituite da un elevato numero di ambienti coperti a volta , intercomunicanti e disposti  in file affiancate. La Cisterna delle Terme di Traiano è conosciuta come Cisterna delle sette Sale era formata da nove lunghi ambienti. Mentre la Cisterna delle Terme di Caracalla aveva 18 ambienti affiancati. Le Cisterne erano una complessa rete di distribuzione dell'acqua con tubazioni in piombo o in terracotta portavano acqua nelle acque per il bagno freddo e nella piscina natatoria, mentre l'acqua che doveva essere scaldata veniva convogliata nel settore dei forni ed una volta scaldata veniva convogliata nelle vasche apposite.

Il Forno si trovava nella parte centrale dell'edificio balneare, e comunque in prossimità del reparto delle acque calde, era un ambiente a cielo aperto agibile da uno o più corridoi, con fosse circolari  per la combustione delimitate da banconi in muratura sui quali venivano poggiate le caldaie, terminavano con una imboccatura chiusa da un portello metallico o da lastre in pietra refrattaria. I forni erano alimentati a legna, legna che veniva accantonata in speciali depositi in un quantitativo tale sufficiente per almeno 1 mese. Nelle Terme di Caracalla c'erano 50 forni, veniva preferito il legno di abete che non faceva troppo fumo e non sporcava troppo. La cenere raccolta veniva setacciata e destinata alle lavanderie ed impiegata come detersivo.

Le caldaie erano in genere di bronzo, e la parte lambita dalle fiamme in piombo, e poste in una camicia in muratura per dare meno dispersione al calore. Vi erano anche caldaie a batteria nelle quali l'acqua veniva riscaldata a temperature diverse, le caldaie comunicavano tra di loro a mezzo di tubi e fornite di rubinetti. Con questo sistema si aveva un risparmio energetico. L'acqua delle piscine veniva poi convogliata per il lavaggio degli ambienti prima di andare a finire nelle fognature.

Il riscaldamento era ottenuto con il sistema della circolazione di aria calda sotto il pavimento e dietro le pareti attraverso vespai e intercapedini, questo sistema di riscaldamento era adottato anche nelle dimore romane. Si deve l'invenzione ad un certo Caio Sergio Orata di Pozzuoli che vissuto tra la fine del II secolo ed inizi del I secolo a.C., nella zona dei campi Flegrei e delle "Fumarole" ricreò artificialmente questo fenomeno, era un ricco allevatore di ostriche del Lago di Lucrino.  Si faceva circolare aria calda  prodotta dalla combustione di fascine di legna che venivano fatte bruciare in appositi forni messi in comunicazione con il vespaio, questo sistema venne detto "bagno sospeso" o "balnea pensilis", il sistema fu perfezionato con la creazione di pareti doppie, con delle intercapedini, nelle quali veniva fatta passare l'aria calda. I fornaciari erano gli addetti specializzati ai forni, mentre gli acquari erano addetti alle cisterne e alle condutture dell'acqua.

Tutte le grandi terme vennero utilizzate e tenute in efficienza fino al V secolo d.C., nel VI secolo il re goto Teodorico  promosse il restauro delle Terme di Caracalla, ma la fine definitiva delle terme sopraggiunse nel 537 quando i Goti di Vige assediarono Roma tagliando gli acquedotti che rifornivano di acqua la città, l'interruzione dell'approvvigionamento idrico determinò la cessazione di ogni attività ed il declino delle terme. Le Terme di Caracalla vennero usate anche come cimiteri, l'uso più abituale fu quello di ricovero per pellegrini, forestieri e ammalati da parte di enti religiosi, come avvenne per le Terme di Caracalla, per le Terme Surane e le Terme Deciane, mentre all'interno delle Terme Alessandrine o Terme di Nerone a Campo Marzio furono adibite a diaconia con annesso cimitero e sopravvissero fino ai secoli X e XI. Per la maggioranza le terme furono adibite a vigne ed orti,e a cave di materiali più o meno pregiati che venivano riciclati per le nuove costruzioni, venivano anche prelevati i marmi per farne calce in calcare approntate sul posto. Nel Rinascimento, artisti come il Bramante, Michelangelo, Raffaello e Sangallo attenti alle antiche vestigia, proposero di ripristinare la Roma dei Cesari in quella dei Papi, e le terme furono oggetto dei loro studi, disegni e ricerche, lasciandoci cosi delle preziose testimonianze utili per conoscere quanto poi il tempo avrebbe distrutto. Lo stesso Michelangelo trasformò l'area basilicale delle Terme di Diocleziane nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, Michelangelo la realizzò tra gli anni 1563 e 1566 con un semplice geniale adattamento nel rispetto dell'antico edificio

L'arte del Bagno terapeutico tale arte con il tempo venne avvallata dalle esperienze di medici illustri come Asclepiade, Celso, Antonio Musa,  e Galeno, era una  pratica terapeutica simile all'odierna idroterapia. che si attua con l'alternanza di bagni in acqua calda e fredda, dopo una abbondante sudorazione, che aiuta il ricambio, la circolazione,la disintossicazione, l'eliminazione delle tossine. I bagni di vapore aprono i pori ed aiutano la pelle a depurarsi dalle tossine.

Altre Terme minori a Roma nella Roma antica oltre alle grandi terme fatte costruire per lo più direttamente dagli imperatori, vi erano anche numerosi piccoli bagni disseminati per la città e altri piccoli stabilimenti termali, che benchè minori come proporzioni, si chiamarono comunque "thermae", piuttosto che balnea. Queste terme sono di difficile collocazione per la mancanza di resti. Si ricordano: le Terme Etrusci: probabilmente realizzate al tempo di Traiano ad opera di un certo Claudio Etrusco in una zona, forse tra il Quirinale e il Pincio, mentre le Terme Novati, erano nella zona del Viminale nei pressi della Chiesa di Santa Pudenziana, che sembra sia stata edificata proprio sulle strutture del preesistente piccolo complesso termale. Le Terme Settimiane nella zona di Trastevere forse dovute a Settimio Severo nei pressi di quella che sarà la Porta Settimiana delle Mura Aureliane. Sempre nella zona di Trastevere c'erano le Terme Aureliane, mentre le terme Commodiane fatte edificare dal liberto di Commodo, di nome Cleandro, erano nella zona dove poi sorsero le Terme di Caracalla. C'enano inoltre le Terme Lateranensi, di cui si vedono reperti tra la via dei Laterani e via dell'Amba Aradam, in particolare di una grande sala quadrata con finestroni ad arco databili al III secolo d.C.

Le Terme di Roma

Terme Deciane, zona Aventino, Roma, Rione XII Ripa, furono fatte costruire nel 242-250 d.C. dall'Imperatore Decio, si trovavano nella zona dell'Aventino, e furono restaurate dai figli di Costantino, Costante e Costanzo. Successivamente al sacco di Alarico del 414, le terme vennero poste su un edificio di età Traianea, che probabilmente era appartenuto allo stesso Imperatore Traiano. Sono stati rinvenuti dei resti archeologici nei sotterranei del Casale Torlonia, con ambienti che conservano mosaici pavimentali, pitture parietali, e scomparti con piccoli passaggi, fiori e maschere teatrali. Le Terme Deciane si distinguevano dalle altre terme per essere destinate a servire una zona aristocratica di Roma, per questa ragione la loro dimensione era contenuta, e meno estesa rispetto alle altre destinate anche al popolo e quindi più grandi. Le terme Deciane insieme alle terme di Agrippa erano le più piccole e costituite da un solo edificio balneare. Probabilmente le terme Deciane furono edificate su un edificio di Traiano, e si trovavano tra la via di San Domenico, la via di Santa Melania e piazza del Tempio di Diana i resti si trovano sotto la vigna di Villa Torlonia. Purtroppo di queste terme le documentazioni sono scarse e sono praticamente scomparse del tutto alla vista, sono state localizzate grazie a delle iscrizioni rinvenute nella zona e a vecchie mappe di Roma (tra le quali quella settecentesca del Nolli) che ne evidenziavano la presenza di ruderi. La pianta delle terme Deciane, era simile alle terme di Traiano, vi è in proposito un disegno del Palladio, dal quale si desume che vi era la duplicazione simmetrica degli ambienti secondari ai due lati di quelli principali. Vi era una grande aula centrale e due gruppi di sale che la fiancheggiavano, alcune a pianta circolare o quantomeno con le pareti curvilinei. Tra i resti attribuiti alle Terme Deciane, sono quelli di un'aula absidata, rinvenuti nei sotterranei del Casale Torlonia, vi sono anche edifici precedenti databili al II secolo a.C. vi sono stati recuperati anche marmi, statue, come quella di Ercole fanciullo, di basalto verde, e rilievi come quello di Endimione, che in parte sono conservati ai Musei Capitolini.

Terme di Agrippa si trovavano nella zona del Pantheon, a Roma, furono fatte edificare da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto nel Campo Marzio, furono una delle prime grandi terme imperiali di carattere pubblico e le prime probabilmente chiamate con il termine "termae". La costruzione si trovava immediatamente a sud del Pantheon, probabilmente erano alimentate dall'Acquedotto dell'Acqua Vergine costruito tra il 25 ed il 19 a.C, che alimenta oggi la Fontana di Trevi, probabilmente si estendevano tra la via dei Cesari e la via di Torre Argentina, il limite meridionale corrispondeva probabilmente all'attuale largo Argentina, e la parte settentrionale verso la via di Santa Chiara. Le terme sorgevano nella zona più depressa del Campo Marzio, il luogo in precedenza malsano era chiamato Palude della Capra, ovvero  Palus Caprae, venne poi bonificato, ed erano vicine allo "Stagnum", che era un grande bacino di acqua, che si trovava la parte occidentale delle terme, bacino d'acqua usato come piscina dai frequentatori delle terme. Nel 12 a.C., alla morte di Agrippa le terme passarono al libero uso del popolo romano, all'interno vi era la splendida statua bronzea dell'Apoxyomenos, l'atleta che si deterge, capolavoro di Lisippo, che Agrippa volle fosse esposta all'ingresso, oggi possiamo ammirarne una copia in marmo esposta ai Musei Vaticani ritrovata nel 1849 a Trastevere in una via che fu ribattezzata vicolo dell'Atleta. Agrippa aveva fatto esporre nelle sue terme anche altre opere e statue di artisti illustri dell'epoca. Nell'80 d.C. un enorme incendio devastò l'intera area del Campo Marzio. Le terme, vennero poi restaurate da Tito e da Domiziano. Ebbero  ancora un sostanziale restauro tra il 120 e il 125 d.C. ad opera dell'imperatore Adriano che ristrutturò tutta la zona del Pantheon. Altri interventi ci furono ad opera di Settimio Severo e poi di Massenzio e dei suoi figli Costantino, Costanzo e Costante. Da testimonianze storiche le terme di Agrippa erano ancora funzionanti nel 344 - 345. Probabilmente già a partire dal VII secolo vennero smantellate ed i materiali riciclati per altre costruzioni, nei pressi vi era anche una calcara che riduceva il marmo in calce. In epoca medievale la zona era densamente popolata e quanto rimaneva delle terme di Agrippa venne riutilizzato per la costruzione di case e botteghe che sopravvivono ancora oggi. Le testimonianze di queste terme si hanno da disegni di Baldassarre Peruzzi e del Palladio. Al centro vi era probabilmente il fulcro dell'intera costruzione e in una duplicazione simmetrica erano posti gli altri ambienti, alcuni absidati altri con vasche e spazi aperti. Resti delle terme di Agrippa sono visibili all'arco della Ciambella.

Terme di Nerone, dette anche Terme Alessandrine, Roma, erano nella zona del Pantheon, furono costruite un secolo più tardi rispetto alle terme di Agrippa, erano il secondo più importante stabilimento termale della Roma imperiale. Gli ambienti erano distribuiti in modo assiale e simmetrico, furono rifatte nel III secolo da Severo Alessandro, tantè che poi vennero chiamate Terme Alessandrine. Le terme di Nerone furono costruite agli inizi degli anni 60, prima del grande incendio che devastò Roma, nel 64 d.C. si trovavano anche queste come le terme di Agrippa nel Campo Marzio, a nord ovest del Pantheon, e a poca distanza da queste ultime, si trovavano in un'area compresa tra piazza della RotondaCorso Rinascimento, e tra la via delle Coppelle e piazza Sant'Eustachio,  ci sono ancora resti sotto palazzo Madama, negli scantinati di palazzo Giustiniani e di palazzo Patrizi, resti dell'abside orientale sono visibili in un cortile di piazza Rondanini e resti di due colonne monolitiche di granito rosa con capitelli in marmo bianco ritrovate nel sottosuolo della chiesa di San Luigi dei Francesi,  sono state rialzate accanto ad un grosso frammento di architrave in via di Sant'Eustachio, mentre altre 2 colonne si trovano nel lato sinistro del pronao del Pantheon, e qui collocate nel 1666, sotto Papa Alesandro VII, in sostituzione di quelle originarie gravemente danneggiate. Mentre un'altra colonna ritrovata nel 1875 sotto la salita de Crescenzi, venne collocata nel 1896 davanti alla Breccia di Porta Pia, in occasione del 25 anniversario della presa di Roma. La pianta delle Terme di Nerone ci è nota da un disegno del Palladio e di Antonio da Sangallo il Giovane, erano ancora in uso nel V secolo.

Terme di Tito, erano alle pendici dell'Esquilino, a Colle Oppio, in via delle Terme di Tito, uno dei più antichi esempi di terme di tipologia "imperiale", vennero inaugurate da Tito nell'anno 80 d.C., più o meno in concomitanza con l'inaugurazione del Colosseo, forse le terme di Tito erano in origine i balnea privati della Domus Aurea di Nerone, infatti queste erano immediatamente adiacenti al lato orientale della Domus Aurea, e si deve alla Gens Flavia la successiva destinazione di queste terme ad uso pubblico, nell'intento di restituire al popolo gli spazi urbani usurpati da Nerone. L'edificio occupava le pendici meridionali del Colle Oppio, sono visibili alcuni resti ed altri sono interrati e sono visibili nello spazio aperto verso il Colosseo. Delle terme di Tito, se ne conosce la pianta che fu disegnata dal Palladio. Vi erano anche spazi aperti, mentre il complesso balneare era sul versante meridionale, probabilmente l'ingresso principale doveva essere sul lato settentrionale e al centro dell'area aperta, saliva dalla valle del Colosseo con un grande propileo porticato, probabilmente queste terme erano in collegamento con il sottostante lago della Domus Aurea, lo Stagnum, poi sostituito dal Colosseo. Queste terme vennero restaurate ai tempi di Adriano, e già dal 238 d.C., non se ne ha menzione, il che fa supporre che il suo abbandono sia avvenuto precocemente. Anche queste terme come le altre furono sottoposte alla spoliazione sistematica dei materiali pregiati, alcuni marmi vennero riutilizzati nel 1590 per la decorazione delle cappelle laterali della Chiesa del Gesù. Sia dalle terme di Tito che dalle terme di Traiano derivano il bacino di granito grigio riutilizzato per la fontana al centro del cortile del Belvedere, ai Musei Vaticani in Vaticano.

Terme di Traiano, a Roma, si trovano nella zona di colle Oppio, furono costruite per iniziativa dell'Imperatore Traiano  che dette loro il suo nome, l'architetto che realizzò l'opera fu Apollodoro di Damasco. Le terme furono inaugurate il 22 giugno del 109 d.C., erano a nord-ovest delle terme di Tito, anche queste su colle Oppio, occupavano un'area di 330 metri per 315 metri, ottenuta interrando in parte gli ambienti della Domus Aurea di Nerone che era stata devastata da un incendio, e con molta probabilità vennero usati anche parte dei giardini di Mecenate. Vennero orientate a nord-est/sud-ovest per consentire alle sale da bagno una adeguata esposizione ai raggi del sole pomeridiano. Resti si trovano sparsi nel colle Oppio, anche di notevoli dimensioni. La caratteristica di queste terme era l'imponente e compatto edificio balneare che si trovava all'interno di una vasta area aperta ad U, ai lari era delimitata da un recinto variamente articolato da ambienti affiancati e di vario tipo di cui uno a forma di esedra con prospetto e colonnato sul lato maggiore formato da un ampio emiciclo centrale vistosamente sporgente dalla linea perimetrale, sull'altro lato un propileo che fungeva da ingresso principale di tutto il complesso e che dava su strada sul vicus Sabuci, ancora fiancheggiato da un gruppo di ambienti uno dei quali sporgente a forma di esedra, forse destinato a biblioteca. L'edificio dei bagni era di 190 metri per 212 metri, aveva al centro un'aula basilicale tripartita e fiancheggiata simmetricamente sui due lati minori da due spazi aperti porticati e dotati di una esedra forse adibita a palestra. Anche la natatio era fiancheggiata simmetricamente da due serie di ambienti minori e da due sale rotonde e quadrabsidate. A sud vi era una piccola sala intermedia probabilmente il tepidariun, mentre il calidarium a pianta rettangolare era fiancheggiato da due serie uguali di 3 ambienti secondari. L'approvvigionamento idrico era assicurato dalla grandiosa cisterna detta le "Sette Sale" situata a poca distanza da tutto il recinto termale e probabilmente rifornito dall'acquedotto Traianeo. Le terme di Traiano erano riccamente decorate con mosaici, stucchi marmi. Tra i ritrovamenti nella zona, vi è il gruppo marmoreo del Laooconte, che oggi si trova ai Musei Vaticani, in Vaticano, che era un copia romana dell'originale ellenistico degli scultori di Rodi., Agesandro, Atenodoro e Polidoro. Forse dalle terme di Traiano e non dalle terme di Tito, proviene l'enorme la grande tazza in granito grigio che si trova nel cortile del Belvedere in Vaticano.

Terme Surane, Thermae Surane o Balneum Surar, erano all'Aventino, nella zona intorno alla chiesa di Santa Prisca, vennero edificate su iniziativa di Lucio Licinio Sura, corregionale, amico e collaboratore di Traiano che le avrebbe poi dedicate all'amico, forse gli edifici delle terme sorsero su preesistenti costruzioni appartenenti allo stesso Sura. Intono alla zona di Santa Prisca sono stati ritrovati notevoli resti di ambienti termali di età Traianea. La loro planimetria è conservata quasi per intero in alcuni frammenti che possono essere collegati tra loro e darci la pianta marmorea severiana, corredati anche dall'iscrizione Balneum Sura, tutto l'impianto, ridotto, rispetto alle terme imperiali, erano formate dal balneum  e da una serie di ambienti allineati in modo rettilino tra loro comunicanti e da uno spazio aperto porticato sui 3 lati   forse destinato alla palestra. Vi è una iscrizione ritrovata in loco e forse pertinente ad un architrave, la quale ci racconta di un restauro fatto eseguire da Gordiano nel 414  delle terme Surane  che il sacco di Alarico distrusse insieme a tutta la zona dell'Aventino. Probabilmente queste terme, erano utilizzate solo dagli abitanti del colle Aventino che appartenevano alla XII regio, un quartiere popolare. 

Terme di Caracalla, zona Aventino, dette anche Thermae Antoninianae o Thermae Caeacallae, gli imponenti resti sono visibili alla Passeggiata Archeologica, furono edificate nel III  secolo tra il 212 e il 217 dall'Imperatore Caracalla il cui vero nome era Marco Aurelio Severo Antonino Bassiano, e per questo si chiamarono Thermeae Antoniniane vennero inaugurate con libero ingresso per il pubblico nel 216 d.C.  Tra gli anni 222 e 235 le terme vennero completate dai successori di Caracalla : Eliogabalo e Severo Alessandro, gli antichi le definirono magnificentissime, per grandezza vennero poi superate dalle terme di Diocleziano. Nel V secolo le terme di Caracalla erano elencate tra le meraviglie dell'Urbe. Vennero restaurate al tempo dell'imperatore Diocleziano e poi da Costantino, e nel VI secolo dal re Teodorico, poco tempo prima che fossero rese inagibili nel 537 per il taglio degli acquedotti da parte dei Goti durante l'assedio di Roma. A seguito dell'abbandono delle terme di Caracalla nei secoli VI e VII nella parte centrale del complesso si insediò un ospizio per il ricovero e l'assistenza dei pellegrini, probabilmente collegato alla vicina chiesa dei Santi Nereo e Achilleo. Successivamente tutta l'area perimetrale venne occupata da un sepolcreto, le antiche strutture durante il periodo di abbandono vennero usate anche come abitazione, finchè tutto il complesso termale non venne ridotto a "terreno agricolo", con prevalenza di vigneti gestiti da enti e comunità ecclesiastiche e dai proprietari delle ville della zona. Tale era il degrado che i ruderi divennero cava di materiali pregiati, e da qui si prelevarono marmi, metalli, colonne, cornici e architravi. Alcuni frammenti architettonici delle terme di Caracalla furono utilizzati per la chiesa di Santa Maria in Trastevere, tre capitelli sono nel Duomo di Pisa, e anche qui, come accadde per altri monumenti dell'antica Roma, la zona divenne una cava di calcare, dove i marmi venivano trasformati in calce. Dal XV secolo inizia la documentazione relativa ai ritrovamenti di maggior rilievo; nel Medioevo le Terme conosciute con i nomi di Antoniniana, Palatium, Antoninianum, furono oggetto di studio da parte dei grandi architetti dell'epoca. Tra le scoperte, le più importanti avvennero durante il pontificato di Papa Paolo III Farnese, nel 1547 vennero rivenute opere "minori"come alcuni busti degli Antonini, una statua di Minerva, una di baccante, una presunta vestale, una di Venere e di un'ermafrodita. Tornarono alla luce il colossale gruppo del supplizio di Dirce, detto "Toro Farnese" e il gigantesco Ercole in riposo detto "Ercole Farnese" copia dell'originale bronzeo di Lisippo, la grande Flora di ispirazione attica del V secolo a.C., opere che divennero parte della collezione Farnese e che ora si trovano al Museo Nazionale di Napoli. Venne scoperta anche una enorme colonna in granito portata a Firenze nel 1561 ed eretta a piazza Santa Trinità, mentre le due grandi vasche monolitiche in granito bigio egiziano lunghe 5,50 metri vennero riutilizzate nel 1612 per le fontane di piazza Farnese. Nel XIX sono stati condotti scavi ed indagini che nel 1824 portarono al recupero di grandi lembi di mosaico pavimentale policromo con 28 figure di atleti che erano parte di una delle palestre ed conservati nel Museo Gregoriano Profano, ai Musei Vaticani, in Vaticano. Un primo scavo documentato risale al 1912, e ancora c'è molto da scavare. Sono continui gli interventi di manutenzione, di restauro e di consolidamento delle strutture. Nel 1938 vennero istallati tra il tepidario e il calidario gli impianti del Teatro dell'Opera, rimasti in piedi fino al 1993. Oggi le terme di Caracalla rappresentano l'esempio più grandioso, completo e meglio conservato di una grande terma imperiale. Le Terme di Caracalla sviluppano in senso monumentale lo schema già perfezionato e ampiamente collaudato nelle terme di Traiano. Le terme di Caracalla si presentano con il corpo massiccio dell'edificio centrale, propriamente balneare, posto nel mezzo di una vasta area aperta, ed interamente circondata da un recinto comprendente portici, sale, esedre e ambienti minori. Il complesso sorge sulle pendici del colle Aventino, chiamato Aventino Minore volto verso la via Appia, la zona già in antico occupata da ville, giardini, case private, non lontana dalla zona popolare che si trovava tra porta Capena e il Circo Massimo. Per realizzare l'enorme spianata a terrazzo sulla quale le terme vennero costruite furono necessari grandi lavori di sbancamento del terreno. Sono stato ritrovati anche i resti di una domus adrianea  che è a 10 metri sotto il livello attuale delle terme. Verso valle venne aperta un'ampia strada rettilinea, parallela e adiacente al complesso termale denominata via Nova. Il recinto esterno è delimitato da un muro alto e poderoso, quasi quadrato con i lati di 337 metri per 328 metri. All'ingresso principale vi era un portico con una serie di ambienti su due piani probabilmente adibiti a botteghe e faceva da sostegno al terrapieno. Portico e ambienti  giravano tra di loro identici e caratterizzati dalla presenza di due ampie esedre al'interno delle quali vi erano una sala rettangolare absidata e aperta con una fronte di 8 colonne, e ai due lati un ambiente ottagonale coperto a cipolla ed un altro rettangolare e absidato, probabilmente entrambi riscaldati. Il lato a sud-ovest era dotato di una scalinata per l'accesso alle terme direttamente dall'Aventino ed era occupato al centro da una conserva d'acqua della capacità di 10.000 metri cubi, parzialmente affondata nel terreno in pendio e formata da 18 vani coperti a volta e intercomunicanti, disposti in doppia fila. L'alimentazione era assicurata da una diramazione dell'Acqua Marcia, detta "Aqua Antoniniana". Ai due lati della cisterna vi erano due grandi sale absidate e tripartite utilizzate come biblioteche. Davanti alla cisterna, e verso l'interno, vi era una lunga gradinata coi due lati minori curvilinei, una sorta di mezzo stadio che forse poteva essere una monumentale fontana a cascata. L'edificio centrale dei bagni si sviluppava su una superficie rettangolare con i lati di 220 metri per 114 metri. Vi si accedeva attraverso 4 ingressi ed era organizzato sull'asse minore con la successione degli ambienti principali, natatio, aula basilicale, tepidario e calidario, mentre sull'asse maggiore vi era la collocazione simmetrica dei vestiboli e degli spogliatoi, delle palestre a loro volta contornate da vari ambienti e da due serie di 4 aule minori di fianco al calidario. Questa planimetria offriva un doppio percorso anulare, in modo che i bagnanti potessero usufruire di due distinti percorsi simmetrici, che partendo dagli spogliatoi andavano a confluire nella sequenza centrale del calidario, del trepidario, del frigidario, per concludersi separatamente nei rispettivi punti di partenza, ossia negli spogliatoi. Nelle sue strutture murarie tutto l'edificio delle Terme di Caracalla è in un buono stato di conservazione, l'ingresso attuale è di quelli che si aprivano direttamente nel corpo centrale dei bagni.

Terme Severiane, dette Terme di Settimio Severo, sorgono sul Palatino, subito dopo l'esedra dell'ippodromo e sono fondate per la maggior parte sopra un piano artificiale, già preparato da Domiziano, prolungando tutto l'angolo sud del colle mediante colossali costruzioni a più piani, spinte fin sopra le gradinate del Circo Massimo. Dalla terrazza delle terme Severiane si gode una bellissima vista fino ai colli Albani e Tuscolani sui quali c'è il Monte Cave  luogo sacro ove era stato edificato il Tempio a Giove Laziale. Le terme Severiane sono disposte su diversi piani, e le prime ricerche archeologiche pontificie vennero avviate sotto Papa Pio IX e negli ultimi anni sono state oggetto di ampi restauri. Gli edifici termali risalgono al periodo di Domiziano che probabilmente voleva dotare il palazzo imperiale di grandi terme, oggi si possono ammirare grandi ambienti in parte interrati in buono stato di conservazione. La costruzione delle terme venne proseguita da Settimio Severo, da cui presero il nome, e successivamente il complesso venne definito da Massenzio. All'interno ci sono, canalizzazioni e sistemi di riscaldamento. Domiziano aveva allacciato le terme Severiane, all'acquedotto Neroniano con delle arcate che partivano dalla scomparsa Porta Capena attraversavano il Celio e il Palatino sulla odierna via di San Gregorio fino all'Arco di Dolabella e Silano. Lo splendido edificio venne demolito nel XVI secolo per ordine di Papa Sisto V, che utilizzò i materiali per l'edificazione del palazzo della Cancelleria e per la costruzione della sua cappella alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Sul Palatino, in direzione di porta Capena, sul lato del Circo Massimo si vedono le magnifiche arcate Severiane, salendo sulla sommità del Palatino, da cui si accede dai Fori Romani, su via dei Fori Imperiali, vicino al Colosseo, si gode la vista di Roma a 360 gradi. Le terme Severiane si trovano a lato dello Stadio Palatino, il percorso attraversa il piano alto del Palatino con il settore del palazzo imperiale identificato come "Complesso Severiano" situato nell'angolo sud - est del Palatino e distinto in due parti le arcate e le terme. Qui sul Palatino oltre al complesso Severiano, si può ammirare anche la Casa di Augusto e la Vigna Barberini. Dalla Vigna Barberini, sulla sommità del Palatino, si ammira il panorama che va dal Celio, al Colosseo, al Foro Romano, al Vittoriano e al Campidoglio, mentre sull'altro lato si ammira il panorama che va dal Celio all'Aventino, alle Terme di Caracalla che si intravedono attraverso il verde degli alberi e dei pini romani, all'orizzonte si vede se il cielo è limpido, il monte Cavo e i Castelli Romani. Dal colle Palatino si ammira tutta Roma, dalla cupola della Sinagoga, alla distesa delle cupole delle chiese e delle Basiliche di Roma, e in distanza il Cupolone di San Pietro. Le arcate Severiane sono delle strutture a più archi su due piani alti e stretti di 10-20 metri e larghi circa 2 metri e mezzo. Le arcate furono iniziate da Domiziano e completate da Settimio Severo per le sue Terme, il blocco delle arcate è staccato dalle altre costruzioni, e sono state restaurate tra il 1997 e il 2000. Su una parte della terrazza del Palatino, si apre un'esedra con al centro una nicchia che probabilmente ospitava una scultura. Dall'esedra si apre una terrazza che è ad un livello inferiore, da cui si ha la veduta laterale delle Arcate, le arcate a due piani  sono senza pavimento per alleggerire il peso della struttura, sotto le arcate ci sono una serie di ambienti che devono ancora venire alla luce ed essere  studiati dagli archeologi. La terrazza è collegata all'esedra di Massenzio, ci sono anche i resti del palco imperiale che Massenzio si fece costruire per poter vedere da li i giochi del Circo Massimo e farsi vedere dal popolo romano. Massenzio superava Domiziano che si era fatto edificare sul lato lungo dello Stadio un palco privato alla famiglia imperiale, per assistere alle gare di atletica. Probabilmente il palco e la galleria dovevano essere piene di opere d'arte, dipinti, statue, cassettoni rivestiti di stucchi e marmi. Anche lo Stadio Palatino o Ippodromo Palatino, doveva essere corredato di opere d'arte e contornato da portici per almeno due piani con larghi corridoi laterali e mezze colonne rivestite di marmo verso l'arena.

Terme di Diocleziano, a Roma, si trovano nella zona della Stazione Termini e piazza della Repubblica, a via delle Terme di Diocleziano, tra piazza della Repubblica e largo di Villa Peretti, fanno parte del Rione XVIII Castro Pretorio, la loro edificazione venne iniziata nel 298 dall'Imperaore Massimiano e proseguite dall'Imperatore Diocleziano, vennero completate dopo l'abdicazione dei due Imperatori tra il  305 e il 306. Le terme si estendevano su un'area di quasi 14 ettari era il più grande degli edifici termali della città di Roma e del mondo romano capaci di essere utilizzate contemporaneamente da 3000 persone, il doppio delle Terme di Caracalla. Costruite in opera laterizia erano alimentate da una diramazione dell'Acqua Marcia detta anche Aqua Jovia che arrivava dalla Porta Tiburtina con un manufatto utilizzato fino al 1879 dall'Acqua Felice, e faceva capo a una cisterna di forma trapezoidale, a più navate, originate da file di pilastri e lunga oltre 90 metri, la cosi detta botte Termini, situata nella zona dei giardini delle terme, questa botte venne distrutta tra il 1860 e il 1876 per la costruzione della prima stazione ferroviaria di Roma. Le terme di Diocleziano avevano un recinto di 380 metri per 365 metri, ed erano dotate di esedre e di altri ambienti, sul lato della attuale piazza della Repubblica si apriva al centro una grande esedra. La tradizione vuole che per la costruzione di questo enorme complesso siano stati impiegati anche prigionieri cristiani. La vita delle terme fu complicata fin dagli inizi. Vennero semidistrutte dal goto Alarico durante il sacco di Roma del 410 e abbandonate divennero come molti altri monumenti romani cava di marmo e travertino per altre nuove costruzioni. Le aule furono usate di volta in volta come doma dei cavalli, rifugio abusivo di senza tetto, abitazione privata e altri svariati usi. Molti artisti vennero ad ispirarsi di fronte ai ruderi delle terme di Diocleziano, Andrea Palladio le disegnò in ogni dettaglio. Poi nel 1560 il tepidarium delle terme venne utilizzato per l'edificazione della basilica di Santa Maria degli Angeli. Nel 1575 Papa Gregorio XIII destinò una parte delle terme a magazzino di frumento, oggi l'edificio è usato dalla Facoltà di Magistero che in passato era la Scuola Normale Femminile. Papa Paolo V nel 1612  ingrandì i granai e Papa Urbano VIII li restaurò. Papa Clemente XI per salvare dalla rovina l'aula rotonda che dava sul Viminale, ridusse anche questa a granaio. Le terme subirono danni ma mai come l'opera del Vanvitelli che rivoluzionò l'orientamento della Chiesa di Santa Maria degli Angeli e i fabbricati circostanti, dove si trovava il calidarium. Scomparve la Botte Termini, vennero aperte le strade di via Nazione e via Cernaia, e venne sistemata la piazza davanti alla stazione ferroviaria. Le terme furono utilizzate a varie riprese come caserma, prigione, magazzino militare fino ad avere la loro degna sistemazione come parte e sede del Museo Nazionale Romano, che si trova in via del Museo dell Terme. Le terme di Caracalla erano l'espressione completa e perfetta dello stabilimento termale, già di per se abbastanza grandi, ma le Terme di Diocleziano le superarono in estensione e grandezza. Costruite in 7 - 8 anni, tra il 298 e il 305 d.C., a 100 anni da quelle di Caracalla, erano nell'area tra il Viminale e il Quirinale, oggi compresa tra piazza della Repubblica, un tempo chiamata piazza dell'Esedra, piazza dei Cinquecento e le vie Volturno, e Venti Settembre. Per ottenere lo spazio necessario all'edificazione delle terme venne smantellata la zona da numerosi edifici privati, case di abitazione, che vennero debitamente acquistate, e sconvolta la viabilità preesistente del vicus Longus, dell'Alta Semita e vicus Collis Viminalis. Per l'approvvigionamento idrico venne edificata una diramazione dell'acqua Marcia detta Aqua Iovia che iniziava subito dopo la porta Tiburtina con una serie di arcate utilizzate fino al 1879 dall'Acqua Felice di Papa Sisto V, che veniva raccolta in una cisterna, che si trovava su un lato del recinto termale, dove oggi c'è viale Enrico De Nicola. La cisterna aveva una pianta trapezoidale divisa in più navate, da file di pilastri e lunga 90 metri, chiamata "Botte Termini" venne distrutta quando fu edificata la Stazione Ferroviaria, la attuale Stazione Termini. Le Terme di Diocleziano replicavano lo schema delle Terme di Caracalla, nel suo perimetro successivamente sono state inserite la chiesa di Santa Maria degli Angeli e la chiesa di San Bernardo, il complesso dell'ex convento dei Certosini, occupato oggi dal Museo Nazionale Romano, dagli Horrea Ecclesiae i granai Clementini, dall'ex Planetario e dall'ex Casa del Passeggero, una facoltà universitaria, scuole, un museo delle cere. Durante i secoli di degrado e di abbandono le terme furono depredate degli arredi e dei materiali preziosi, e lo spazio del Palazzo di Diocleziano, o Palatium Diocletiani, nome delle terme in epoca medievale, fu sfruttato per insediarvi chiese e conventi, case ad uso abitativo, depositi, botteghe. Nel XVI secolo la zona fu trasformata in orti e giardini, successivamente occupati da una Certosa posta nell'edificio centrale mentre le strutture periferiche vennero in parte adibite a magazzini per l'Annona frumentaria. Nel 1561 , Papa Pio IV fece trasformare da Michelangelo la parte centrale dell'edificio balneare nella Basilica di Santa Maria degli Angeli. Tra il 1586 e il 1589 i ruderi della zona del Calidario, le cui sale erano chiamate "Massicci di Termini", venero distrutte per ricavarne materiale per la villa Peretti Montaldo di Papa Sisto V. Altre demolizioni vennero attuate alla fine dell'Ottocento per l'apertura di via Cernaia, della piazza Termini, oggi piazza dei Cinquecento, della piazza dell'Esedra, oggi piazza della Repubblica, e per la costruzione di nuovi grandi palazzi. Solo ai primi del XIX inizio il consolidamento, il ripristino ed il restauro delle Terme di Diocleziano.  Lo schema delle Terme di Diocleziano era lo stesso di quelle di Caracalla, caratterizzato da un recinto quadrangolare che racchiudeva una vasta area aperta al centro della quale si trovava l'edificio balneare. I quattro lati del recinto, che misurava 361 metri per 376 metri, circa, erano variamente dotati di esedre e altri ambienti volti versi l'interno. Il lato nordorientale, lungo l'attuale via Gaeta, e attraverso il Chiostro grande della Certosa, aveva nel suo centro, più o meno dove oggi si trova via Montebello, l'ingresso principale di tutto il complesso e alle due estremità in posizione simmetrica due esedre per parte con nicchie e colonne, una delle quali adibita a latrina. I due lati di nord-ovest e di sud-est, identiche tra loro, avevano ognuna regolarmente intervallate altre due esedre e alcuni ambienti minori rispetto a quelli centrali con funzione di ingressi secondari. Il quarto lato di sud-ovest si apriva al centro con una esedra del diametro di oltre 140 metri al posto della quale oggi si trova l'emiciclo della piazza della Repubblica aperta nel 1885 con il nome di piazza Esedra. Questa esedra era fiancheggiata da due sale rettangolari, dove vi erano probabilmente due biblioteche, una latina e una greca che provenivano dal Foro di Traiano, seguite da ambienti minori agli angoli da due sale rotonde, l'occidentale è mantenuta quasi intatta, perchè venne trasformata nel 1598 nella chiesa di San Bernardo con la grande cupola del diametro di 22 metri ornata di file concentriche di cassettoni ottagonali decrescenti verso so la sommità e aperta al centro da un grande foro circolare, oggi chiuso da un lucernaio, e la sala orientale che si intravede nel fabbricato che fu il granaio dei Clementini tra le vie del Viminale e via delle Terme di Diocleziano. L'edificio balneare al centro dello spazio aperto tenuto in gran parte a giardino era rettangolare  con i lati di 240 metri per 145 metri, circa, aveva sull'asse minore la successione della natatio, aula basilicale, dove c'erano il tepidario e il calidario, sull'asse maggiore simmetricamente disposti e uguali, vi erano i vestiboli, gli spogliatoi, le palestre con i portici e altri ambienti annessi alla basilica, due serie di quattro sale affiancate all'altezza del tepidario e del calidario. Una gran parte dell'edificio delle terme di Diocleziano è ancora conservata e riconoscibile. A piazza della Repubblica sono stati rinvenuti gli antichi resti del quartiere demolito per far posto alle Terme, e si vede la facciata disadorna della basilica di Santa Maria degli Angeli, che era una delle absidi centrali del calidario. Via Cernaia taglia in due l'antico complesso della palestra. Varcato l'ingresso di Santa Maria degli Angeli, il vestibolo circolare coperto a cupola e con due esedre quadrate ai lati, un tempo erano occupate da vasche, la navata trasversale della chiesa era l'aula basilicale delle terme. Fuori del perimetro della chiesa c'è il Museo Nazionale Romano. La geniale trasformazione dell'ambiente termale delle terme si deve a Michelangelo che però venne modificata nel Settecento dal Vanvitelli. Tra i ritrovamenti delle Terme di Diocleziano vi è uno straordinario bacino monolitico di porfido rosso di 4 metri di diametro con una circonferenza di 14,40 metri che si trova al Museo Pio Clementino in Vaticano, sono anche conservati i resti dell'iscrizione delle terme e una copia, ove tradotto si legge: "Al nostro Signor Diocleziano e Massimiano, abilissimi cesari, dedicarono ai romani le Terme felici Diocleziane che Massimiano Augusto al suo ritorno dall'Africa, in presenza della sua maestà decise e ordinò di costruire, e consacrò il nome di Diocleziano, suo fratello, dopo aver acquistato edifici sufficienti a un'opera di tanta grandezza e completatele sontuosamente in ogni particolare". Fontana del Chiostro delle Terme di Diocleziano, una fontana di ispirazione della portiana o forse proprio opera di Giacomo della Porta, si trova al centro del chiostro della Chiesa di Santa Maria degli Angeli, chiostro voluto dai Certosini, che erano stati custodi prima di San Ciriaco e dopo di S. Maria degli Angeli,i cui lavori in principio vennero affidati a Michelangelo che realizzò il "chiostro delle cento colonne" nel 1565, la bella fontana è circondata da cipressi, tra questi un secco si dice sia stato piantato dallo stesso Michelangelo.

Terme di Costantino in zona Quirinale, furono le ultime grandi terme di Roma, fatte costruire da Costantino e probabilmente iniziate da Massenzio subito dopo il 315 d.C.  nella zona meridionale del colle Quirinale posta tra i tratti iniziali del vicus Longus e dell'Alta Semita, occupavano un'area stretta ed allungata  compresa tra piazza del Quirinale, la via XXIV Maggio, via della Consulta e via Nazionale. Per l'edificazione delle Terme si procedette ad un lavoro di sbancamento e regolarizzazione del terreno in pendio, e di eliminazione degli edifici preesistenti come gli horrea, i magazzini pubblici, e domus signorili private. Le terme di Costantino vennero danneggiate da un incendio nel 367, vennero poi restaurate nel 443 dal prefetto della città Petronius Magnus Quadratianus, data in cui probabilmente vennero collocati i gruppi scultorei dei Dioscuri, che ora si trovano al centro della piazza del Quirinale. Le Terme di Costantino vennero saccheggiate dai Goti di Alarico nel 410, furono restaurate per l'ultima volta da Teodorico nel VI secolo. Dopo l'abbandono delle terme, in età medioevale, le strutture vennero variamente utilizzate , qui sorsero le chiese di San Salvatore, di Sant'Elena, Santo Stefano, e furono occupate da fabbriche private. Nel 1238 una parte del complesso apparteneva alla famiglia Arcioni che l'aveva trasformato in fortilizio. Nel Cinquecento, nel settore settentrionale venne costruito il palazzo Ferrerio, poi demolito, nel 1723 per costruirvi il palazzo della Consulta che era del cardinale Scipione Borghese. Il settore meridionale venne completamente smantellato tra il 1605 e il 1621 per la costruzione del palazzo che nel 1709 divenne palazzo Rospigliosi. Resti delle antiche terme di Costantino, vennero alla luce nei giardini di palazzo Rospigliosi e nei giardini di palazzo Aldobrandini, ma vennero demoliti nel 1877, per consentire l'apertura della via De Merode che oggi si chiama via Nazionale. Purtoppo oggi delle terme di Costatino non è rimasta nessuna traccia, ma ne conosciamo la pianta grazie ai disegni del Palladio, e alla pianta di Roma del Bufalini del 1551. Da queste testimonianze se ne deduce che queste terme erano un complesso di dimensioni piuttosto ridotte rispetto alle altre terme di Roma, e probabilmente perchè non popolari, ma destinate ad una clientela selezionata e raffinata. Erano orientate in senso nord - sud come erano orientate le terme antiche fino alle Terme di Tito. Le terme di Costantino erano limitate al solo edificio balneare e alcuni ambienti, sembra che fossero assenti i cortili porticati delle palestre sostituiti da una vasta area aperta che al di la della natatio si estendeva ad emiciclo occupando tutto il settore settentrionale del complesso e dove si immetteva direttamente l'ingresso principale, in corrispondenza del grande asse stradale detto Alta Semita. Non si può escludere la presenza di un ingresso laterale costituito da una monumentale gradinata sulle pendici occidentali del colle Quirinale, che era di fianco al Tempio di Serapide verso il Campo Marzio e il Portico Costantiniano che correva proprio ai piedi del colle nella zona che oggi si chiama della Pilotta. Probabilmente le terme di Costantino erano riccamente decorate, con sculture, ed è verosimile che i due dioscori del Quirinale facessero appunto parte delle terme di Costantino, i quali per la presenza dei cavalli dettero nel medioevo il nome alla zona "contrada Caballi" o "Montecavallo". I due Dioscuri vennero collocati nella attuale piazza del Quirinale da Papa Sisto V nel 1589. Provengono dalle Terme di Costantino le statue di Costantino e del figlio Costantino II che sono sulla balaustra di piazza del Campidoglio e le due statue dei fiumi Nilo e Tevere che sono sempre a piazza del Campidoglio e situate ai due lati della fontana alla base del palazzo Senatorio, e la statua dell'imperatore Costantino che si trova nell'atrio della Basilica di San Giovanni in Laterano, e la grande statua della Dea Roma detta della Giustizia che fu collocata nella villa esquilina di Papa Sisto V e che oggi si trova nel parco del castello dei Massimo ad Arsoli.

Terme Eleniane, o Thernae Helenianae, o Terme Helenae, furono edificate all'inizio del III secolo d.C., nell'estremo orientale del settore del Celio, all'interno del complesso residenziale severiano del Sessorium, la villa Imperiale di Settimio Severo e rifatte secondo una iscrizione, dopo un incendio tra il 323 e il 326, per iniziativa della madre di Costantino, Elena dalla quale presero il nome. Sorgevano nell'area oggi compresa tra Santa Croce in Gerusalemme e Porta Maggiore, attraversata dalla via Sommeiller, ma i loro resti ancora visibili nel Cinquecento, furono completamente smantellati ed interrati al tempo di Papa Sisto V, per la realizzazione di via Felice. Se ne conosce la pianta delle terme Eleniane attraverso i disegni del Palladio e di Antonio da Sangallo il Giovane, queste terme erano una sorta di compromesso tra grandi terme imperiali e i complessi balneari minori. A breve distanza da queste terme, si trovava una grande cisterna, probabilmente alimentata da una derivazione dell'acquedotto Alessandrino, formata da due file parallele di sei ambienti ciascuna, in piccola parte occupata nel Miedio Evo da una chiesa, i resti delle terme Eleniane si trovano tra via Eleniana e via Sommeiller, quello che si vede è quanto rimane dell'intero complesso. C'è una iscrizione commemorativa di queste terme che è conservata in Campidoglio, che dice : "La nostra signora Elena, madre augusta del venerabile signore nostro Costantino, e nonna dei nostri felicissimi e fiorentisimi Cesari,(queste) terme, distrutte da un incendio, ripristinò".

Terme di Olimpiade, Rione Monti, Roma, sono scomparse, erano sul Clivo Viminalis, di queste non se ne ha traccia a parte una lapide su via Clementina.

Le Terme Novatiane, dette anche Terme Timotine o Timotiane,  si possono collocare a via Urbana, Rione Monti, Roma, erano un complesso termale privato fatto edificare, sembra da Novato e Timoteo, figli di Pudente, situate dove oggi vediamo la attuale Basilica di Santa Pudenziana; la valle che separava il colle Viminale dal colle dell'Esquilino, era percorsa un tempo dall'antico vicus Patricius, oggi via Urbana, la facciata della chiesa che  è oggi al di sotto di quasi 3 metri, rispetto al piano stradale, sembra facesse parte di una antica casa romana  a due piani del II secolo, parti di questa antica domus, diventata poi "titulus Pudentis",  sono visibili nei sotterranei della basilica, e qui si possono vedere anche parti delle terme, che sostituirono la preesistente casa di Pudente,  con degli ambienti coperti a volta, e delle gallerie che facevano parte di questo antico impianto termale, sarà poi,  su questa struttura termale che  verrà edificata nel IV o V secolo, la basilica di S. Pudenziana. Questo edificio termale detto Terme Novatiane o Timotiane, era formato da un'ampia aula di 28 metri per 10 metri, e sembra che corrispondesse alla attuale navata centrale della basilica, era circondata sui quattro lati da una serie di arcate sorrette da colonne, riutilizzate in parte nei pilastri della navata. Nell'aula centrale c'erano una serie di vasche e piscine, sul lato occidentale c'era l'aula delle terme riadattata per l'attuale abisde con il mosaico del V secolo. Quando fu edificata la chiesa, le vasche termali vennero riempite e la sala fu pavimentata con mosaici policromi, infatti, sono ancora visibili i segni dei contorni di queste vasche sul pavimento. In seguito, l'impianto termale venne sostituito da un titulus cristiano, come ricorda una iscrizione funeraria  di un certo Leopardus,  all'interno della basilica di S. Pudenziana, oltre ad un mosaico sempre all'interno della chiesa. Oltre alle terme sono stati individuati i resti di una ricca casa repubblicana, queste antiche terme avevano una notevole ampiezza, sembra che Novato non fosse il reale costruttore delle terme ma il capo di un gruppo  scismatico presente a Roma nel III secolo, dei cosi detti Novaziani, che sconfitto da Papa Siricio riconsacrò l'oratorio a San Pietro, per cui sulle terme costruite sulla casa Pudente, titulus Pudentis, si sarebbe istallata una comunità eretica contro la quale si scagliò la Chiesa ufficiale, e che successivamente sulle Terme si edificò la Chiesa di Santa Pudenziana oggi Basilica.

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