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Foro Romano e dintorni

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Zona Foro Romano da vedere:

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Tullianum
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Foro di Cesare (Fori Imperiali)
Chiesa SS Luca e Martina
Cupola Ss Luca e Martina

Clivo Argentario
Chiesa S. Giuseppe Falegnami
Chiesa SS Luca e Martina
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Via della Curia
Via in Miranda
Via di San Pietro in Carcere
Scala d'Arce Capitolina
Tabularium
Tempio della Concordia
Tempio di Vespasiano
Tempio di Saturno
Portico degli Dei Consenti
Clivus Capitolinum
Arco di Settimio Severo
Via Sacra
Basilica Emilia
Sacello di Venere Cloacina
Cloaca Maxima o Maxima
Tempio di Giano (scomparso)
Comizio Comitium (scomparso
)
La Curia
Chiesa di Sant'Adriano
Plutei di Traiano
Lapis Niger
Basilica Iulia
Base Statua Equestre Costanzo
Sette Basi Colonne Onorarie
Colonna Moenia
Colonna Caio Duilio
Base marmorea di colonna
Rostra o Rostri
Basilica Porcia (scomparsa)
Umbilicus Urbis Romae
Miliarum Aureum
Vulcanal o Vulcanale
Arco di Augusto (scomparso)
Tempio di Augusto
Arco di Tiberio
Colonna di Foca
Foro propriamente detto
Vicus Jugarius
Pavimento del Foro
Lacus Curtius
Equus Domitiani
Equus Constantini
Vicus Tuscus
Summa via Sacra
Ima via Sacra
Via Nova
Clivus Palatinus
Tempio del Divo Giulio
Tempio dei Castori
Arcate Vestibolo di Domiziano
Horrea di Agrippiana
Clivus Victoriae
Chiesa di Santa Maria Antiqua
Oratorio dei Quaranta Martiri
Fonte di Giuturna
Lacus Iuturnae
Tempio di Vesta
Atrium Vestae
Regia Pontificis
Porticus Neronis
Horrea Margaritaria
Tempio della Pace
Forma Urbis
Basilica Santi Cosma e Damiano
Chiostro Sati Cosma e Damiano
Campo Vaccino
Arco dei Fabi
Tempio Rotondo di Bacoo
Tempio di Antonino e Faustina
Casa Tempio di Romolo
Antico Sepolcreto Arcaico
Carcer
Clivus Sacer
Arcus Latronis
Colle Velia la Velia
Basilica di Massenzio Costantino
Arco di Tito
Case Private all'Arco di Tito
Piazza Santa Maria Nova
Basilica Santa Francesca Romana
Campanile S. Francesca Romana
Chiostro S. Francesca Romana
Antiquarium Forense
Tempio di Venere e Roma
Piazza del Colosseo
Colosseo Anfiteatro Flavio

Arco di Costantino
Meta Sudante
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Foro Romano e dintorni rione Campitelli (Roma)

Foro Romano, rione Campitelli, Roma, si trova nella valle compresa tra il colle Palatino, il colle Campidoglio e il colle Esquilino, questa zona venne scelta come sede degli affari e dei mercati,  e fu chiamata Forum. I romani vi eseguirono lavori di bonifica incanalando le acque del torrente Velabro che rendevano la zona paludosa, la tradizione attribuisce ai Tarquini la costruzione della Cloaca Massima che attraversava la valle da nord-est a sud-ovest. Il foro Romano era detto anche Forum Magnum per distinguerlo dagli altri fori come il Foro Boario, il Foro Suario, il Foro Piscario, il Foro Olitorio, rispettivamente mercati dei buoi, dei suini, dei pesci e degli ortaggi. Questa valle un tempo nella zona tra la scomparsa sella della Velia ed il colle Esquilino era occupata da un sepolcreto, ne sono stati scoperti dei resti nei pressi del Tempio di Antonino e Faustina. E' qui nella zona del Foro Romano che secondo la tradizione si svolsero i patti di alleanza tra Romolo e Tito Tazio, le riunioni dei senatori nella Curia, i comizi del popolo e le assemblee politiche. Subito dopo la cacciata dei Re sorsero ai margini della piazza del foro i primi templi, ai piedi del colle Campidoglio il tempio di Saturno, ai piedi del colle Palatino il tempio di Castore e Polluce che era nei pressi della fonte di Giuturna, mentre presso la via Sacra vi era il tempio rotondo di Vesta. Nella prima metà del IV secolo a.C. a ridosso dell'Arce venne edificato il tempio della Concordia. Fino ad Augusto, non verranno edificati altri templi in questa zona. Il Foro Romano nella prima età Repubblicana era il luogo ove contadini e mercanti portavano le loro merci per essere vendute, e per questo scopo ai lati della piazza del foro sorsero le botteghe dei macellai, degli erbivendoli, ed anche dei banchieri.  La parte centrale ed il Comitium erano riservati alla elezione dei magistrati, alla discussione delle cause legali, alla affissione di bandi, alle feste religiose più importanti, ai giochi pubblici e a tutte quelle cerimonie che interessavano direttamente la vita della città di Roma.  In origine le cerimonie si svolgevano all'aperto o in edifici di legno, successivamente si pensò ad edificare edifici in muratura chiamati tabernae ed infine sorsero le prime Basiliche, tra queste la Basilica Porcia, la Basilica Sempronia e la Basilica Emilia. Vennero anche edificate le strade come il vicus Tuscus che portava al Velabro, il Clivus Argentarius che portava al Campo Marzio, e l'Argiletum che portava al colle Esquilino. Il Foro stava diventando una enorme piazza monumentale ed era il cuore della vita politica e civile di Roma. Il Foro Romano, oltre ad essere un luogo ove si svolgevano i mercati  durante il periodo dei Gracchi, di Silla e dei due Triumvirati fu anche teatro di violenti lotte.  Fu l'imperatore Cesare che concepì un complesso progetto di rinnovamento del Foro che venne poi completato dal suo successore Augusto. La piazza venne regolarmente inquadrata venne costruita la Basilica Giulia e venne ricostruita la Basilica Emilia, con grande lusso e marmi vennero riedificati i templi di Saturno, di Castore e Polluce e della Concordia. Ovunque vennero innalzati monumenti onorari e votivi, ed archi, tanto che alla fine la piazza si ridusse in un'area molto ristretta. Si cominciò allora a pensare ad un allargamento del Foro Romano verso la Velia, oggi scomparsa.  Fu presso la via Sacra  davanti al Tempio dei Dioscuri che venne bruciato il corpo di Cesare e qui Augusto eresse un tempio che lo ricordasse il Tempio del Divo Giulio. Durante il periodo imperiale il foro romano perse parte della sua importanza politica rimanendo più che altro solo come luogo monumentale che comunque gli imperatori continuarono ad abbellire mentre il centro sociale e politico della città si spostò verso i Fori Imperiali che erano più ampi e più adatti. Nerone eresse alle pendici della Velia un portico enorme che doveva servire da ingresso alla sua Domus Aurea. Gli imperatori Domiziano, Traiano e Adriano restaurarono tutto il fianco del Foro al di sotto del colle Palatino rinnovando il tracciato della via Nova.  Con gli imperatori Costantino e Massenzio il foro si arricchì del Tempio di Romolo lungo la via Sacra, di una nuova basilica a tre navate di fronte alla Basilica Giulia, di sette colonne onorarie e della statua equestre di Costantino. Quando però la corte imperiale venne trasferita a Ravenna e poi in Oriente, il Foro perse la sua importanza e cessò di essere il centro di Roma e dell'impero ed iniziò la sua rapida decadenza. Con gli editti di Costanzo e di Graziano rispettivamente del 346 e del 383, venne ordinata la chiusura dei vecchi templi pagani facilitando così la loro rovina, ed un ulteriore colpo venne inferto dalla invasione dei Goti  del 410 e dei Vandali del 455, i quali distrussero molti dei monumenti di Roma ed anche del Foro. Durante lo stato di abbandono del foro i cristiani occuparono gli edifici superstiti e vi fondarono le loro chiese, tra queste la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, la chiesa di San Lorenzo in Miranda, la chiesa dei Santissimi Sergio e Bacco lungo la via Sacra, la chiesa di Sant'Adriano nella Curia, la chiesa di Santa Maria Antiqua nell'atrio domizianeo. L'ultima colonna eretta nel foro fu la colonna di Foca  voluta nel 608 dall'imperatore d'Oriente Foca, come ringraziamento del dono del Pantheon che l'imperatore fece al Papa per dedicarlo al culto della Vergine. Lo stato di abbandono del Foro perdurò a tal punto che chiunque avesse bisogno di materiale da costruzione lo prelevava dalle sue rovine e lo stato di degrado fu aggravato anche da una serie di terremoti di cui uno devastante sotto papa Leone IV. Anche i cristiani si avvantaggiarono di questa situazione prelevando tutto quello che era rimasto di prezioso per abbellire le loro chiese.  Durante il periodo medioevale tante erano le macerie del foro che il livello stradale arrivava a quello della attuale via della Consolazione, del foro rimanevano visibili le colonne, parte del tempio dei Dioscuri, del tempio di Saturno, del tempio di Vespasiano, l'arco di Settimio Severo, la Curia, il tempio di Antonino e Faustina, il tempio detto di Romolo, e la grande Basilica di Massenzio. Della piazza erano scomparse le statue equestri, gli ornamenti dei Rostri, le basi onorarie, unico avanzo era la colonna di Foca quasi a simboleggiare la fine del grandioso periodo imperiale di Roma. Quello che era stato il centro politico della città di Roma, divenne un campo per il pascolo dei buoi da cui ne derivò il nome di campo Vaccino, qui gli animali si abbeveravano presso il tempio dei Dioscuri Castore e Polluce  in una grande vasca in granito che oggi si trova a piazza del Quirinale sul colle Quirinale che un tempo era chiamato Monte Cavallo. Durante il XVIII secolo una lunga via di olmi univa l'Arco di Settimio Severo all'Arco di Tito, qualche casa era sorta sulla via Sacra e sovrapposta al Comizio e alla Basilica Emilia. Il Foro rimase in queste condizioni fino al XIX secolo, quando per opera di Fea e Nibby si diede inizio agli scavi archeologici della zona iniziando dalla colonna di Foca, dall'Arco di Settimio Severo, vennero isolati i templi della Concordia, di Vespasiano e degli Dei Consenti. Tra il 1845 e il 1853 venne completato lo scavo della Basilica Giulia ed iniziato lo scavo del Comizio, i quali consentirono di stabilire l'orientamento esatto del Foro, vennero identificati la Curia, il tempio di Augusto,  il Comizio, il tempio di Vesta. Tra il 1878 e il 1895 vennero ritrovati la Regia, il tempio di Cesare, la casa delle Vestali, fu scoperto il Lapis Niger. Nel 1900 fu messa in luce la chiesa di Santa Maria Antiqua, e tra il 1902 e il 1903 venne esplorata la necropoli arcaica. Tra il 1934 e il 1943 venne completata la liberazione dai detriti della Curia e della Basilica Emilia.

Da vedere nell'area Archeologica del Foro Romano : Tullianum, Carcere Tulliano o Mamertino, Fontanella via del Tulliano, Foro di Cesare, Fori Imperiali), Chiesa SS Luca e Martina, Cupola Ss Luca e Martina, Clivo Argentario, Chiesa S. Giuseppe Falegnami, Chiesa SS Luca e Martina, Via dei Fori Imperiali, Via del Tulliano, Via Largo della Salara Vecchia, Via della Curia, Via in Miranda, Via di San Pietro in Carcere, Scala d'Arce Capitolina, Tabularium, Tempio della Concordia, Tempio di Vespasiano, Tempio di Saturno, Portico degli Dei Consenti, Clivus Capitolinum, Arco di Settimio Severo, Via Sacra, Basilica Emilia, Sacello di Venere Cloacina, Cloaca Maxima o Maxima, Tempio di Giano (scomparso), Comizio Comitium (scomparso), La Curia, Chiesa di Sant'Adriano, Plutei di Traiano, Lapis Niger, Basilica Iulia, Base Statua Equestre Costanzo, Sette Basi Colonne Onorarie, Colonna Moenia, Colonna Caio Duilio, Base marmorea di colonna, Rostra o Rostri, Basilica Porcia (scomparsa), Umbilicus Urbis Romae, Miliarum Aureum, Vulcanal o Vulcanale, Arco di Augusto (scomparso), Tempio di Augusto, Arco di Tiberio, Colonna di Foca, Foro propriamente detto, Vicus Jugarius, Pavimento del Foro, Lacus Curtius, Equus Domitiani, Equus Constantini , Vicus Tuscus, Summa via Sacra, Ima via Sacra, Via Nova, Clivus Palatinus, Tempio del Divo Giulio, Tempio dei Castori, Arcate Vestibolo di Domiziano, Horrea di Agrippiana, Clivus Victoriae, Chiesa di Santa Maria Antiqua,Oratorio dei Quaranta Martiri, Fonte di Giuturna, Lacus Iuturnae, Tempio di Vesta, Atrium Vestae, Regia Pontificis, Porticus Neronis, Horrea Margaritaria, Tempio della Pace, Forma Urbis, Basilica Santi Cosma e Damiano. Chiostro Santi Cosma e Damiano, Campo Vaccino, Arco dei Fabi, Tempio Rotondo di Bacoo, Tempio di Antonino e Faustina, Casa Tempio di Romolo, Antico Sepolcreto Arcaico, Carcer, Clivus Sacer, Arcus Latronis, Colle Velia la Velia, Basilica di Massenzio Costantino, Arco di Tito, Case Private all'Arco di Tito, Piazza Santa Maria Nova, Basilica Santa Francesca Romana, Campanile S. Francesca Romana, Chiostro S. Francesca Romana, Antiquarium Forense, Tempio di Venere e Roma, Piazza del Colosseo, Colosseo Anfiteatro Flavio, Arco di Costantino, Meta Sudante, Colle Palatino.

Foro Romano e dintorni : da vedere

Tullianum o Carcere Mamertino, il muro che fiancheggia a sinistra le scale di ingresso al Foro Romano dalla parte del colle Campidoglio  è la parte esterna dell'edificio chiamato Carcere Mamertino. Il nome antico era Tullianum da tullus, polla d'acqua, il muro fu edificato all'interno in blocchi squadrati e bugnati di tufo e all'esterno in travertino con dei fori, al di sopra dei quali si vede un fascia con l'iscrizione dei due consoli che regnarono sotto Tiberio e che lo eressero nel 22: Caio Vibio Rufino e M. Cocceio Nerva. Da qui si entra in una sala destinata alla custodia dei prigionieri che ha la forma a trapezio con una volta a sesto pieno smussata nella parete sinistra a causa della pianta irregolare dell'ambiente. Scendendo per una scala si arriva ad una sala inferiore per due terzi rotonda ed in parte rettilinea che era in origine una cisterna d'acqua e che successivamente venne usata come base di fondamenta per l'edificio superiore. L'unico dato certo di questo ambiente è che fosse un luogo nel quale veniva conservata l'acqua, infatti vi è un piccolo pozzo posto ai piedi di un altare dal quale sgorga l'acqua, altare che la leggenda attribuisce ad un miracolo di San Pietro. Nella parte rettilinea c'è l'accesso ad uno stretto cunicolo che andava a finire nella Cloaca Massima, e che serviva per drenare l'acqua per mezzo di un canale posto sotto il pavimento ricoperto da lastre in peperino e per portare via i condannati a morte. Si entrava in questa stanza inferiore attraverso un foro rotondo ricavato nella volta che è una sorta di piattaforma in tufo. Chi entrava in questo cunicolo era destinato a morire di fame o ad essere decapitato, sorte che subirono gli acerrimi nemici di Roma tra i quali Giugurta e Vercingetorige e tutti i componenti della congiura di Catilina. Vicino al carcere Mamertino vi era un altro luogo per la custodia temporanea dei prigionieri con colpe meno gravi e meno duro del Mamertino posto sotto il colle Campidoglio detto "latumnie". Lungo la strada c'è una piccola fontanella.

Fontanella, lungo il Tullianum, posta quasi di fronte al lato posteriore del Foro di Cesare che fa parte dei Fori Imperiali, la chiesa dei Santissimi Luca e Martina. Proseguendo si incontra il Carcere Mamertino e la Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami.

Clivo Argentario, va da via Tulliano a via San Pietro in Carcere, fa parte del rione Campitelli, il clivo è stato messo di nuovo in luce durante gli scavi al Foro di Cesare, che fa parte dei Fori Imperiali, conserva ancora il selciato romano dell'epoca. Il nome deriva dalla Basilica Argentaria sede dei cambiavalute e dei banchieri, il clivo si chiamò anche salita di Leone Proto. I lati lunghi del Foro di Cesare ch è una vasta piazza rettangolare, erano quasi paralleli al Clivus Argentarius.

Foro di Cesare via dei Fori Imperiali, Roma, fa parte del Rione Campitelli, Cesare scelse per il suo foro una posizione centrale ai piedi del Campidoglio ed in prossimità dell'antico Foro Romano, a questo scopo dovette spostare la Curia Hostilia e il Comitium, ed acquistare per poi demolirle, le ricche abitazioni che occupavano il terreno, cosa che gli costò una somma esorbitante 60 milioni di sesterzi, come ci racconta Cicerone allora console e biografo di Cesare, o oltre 100 milioni di sesterzi secondo Svetonio, il biografo degli imperatori. Le trattative ebbero inizio nel 54 a. C. quando Cesare disponeva del ricco bottino di guerra sottratto ai Galli, ed i lavori furono avviati nel 51 a. C. Il foro di Cesare era una vasta piazza rettangolare i cui lati lunghi correvano quasi paralleli al Clivus Argentarius. Si estendeva ad est fino alla Curia e ad ovest fino alla via di San Pietro in Carcere. Il foro fu restaurato da Domiziano, forse dopo l'incendio dell'80 d. C. che distrusse parte del Campidoglio, i lavori furono poi portati a termine da Traiano. Del foro di Cesare sono stati portati alla luce circa i due terzi, essendo il resto occupato dalla via dei Fori Imperiali. Lungo la circonferenza del foro si aprivano alcune botteghe ancora visibili sotto il Clivus Argentarius. Sul lato lungo che costeggia il clivus Argentarium, all'epoca di Traiano, fu aggiunto un portico di cui rimangono i due colonnati in granito. Venne identificato come la Basilica Argentaria, dove gli argentari, una sorta di cambia valute della Roma antica, esercitavano la loro professione. Cesare fu il primo ad avvertire la necessità per Roma che diventava sempre più popolosa di dotarla di un nuovo spazio pubblico che si aggiungesse a quello già esistente del Foro Romano, progettò quindi un complesso davvero di notevoli dimensioni, allineandolo alla Curia che lui stesso aveva fatto ricostruire secondo il nuovo orientamento. Il suo foro era destinato a diventare un nuovo centro politico, nel quale la figura del dittatore aveva un ruolo centrale. La sua statua equestre era collocata al centro della piazza collocandosi in una sorta di asse sacro che terminava con il tempio di Venere, dedicato a Venus Genitrix, madre di Enea e mistica progenitrice della gens Julia. Quindi a Roma si andava profilando un nuovo potere di tipo individuale, che si affiancava a quello tradizionale del Senato. Il lungo spazio del Foro di Cesare, di 160 metri per 75 metri, era delimitato da un duplice portico colonnato a cui si accedeva dall'Argiletum. L'accesso al Foro si trova a metà del Clivo Argentarium un sentiero che ne costeggia il lato sud occidentale. A sinistra dell'ingresso è visibile una vasta sala semicircolare al di sopra del livello del foro e delle sue tabernae, si tratta di una latrina di epoca traianea dotata di un doppio pavimento necessario aò sistema di riscaldamento e di un bancone che corre lungo tutta la parete curva. All'interno del foro, su lato sud ovest, si trovavano una serie di tabernae in tufo e travertino a due piani, sede forse degli orafi. In fondo al porticato gli scavi hanno messo in luce un edificio in laterizio con due file di colonne, identificato con la Basilica Argentaria, costruita da Traiano e restaurata da Costantino. vedi : Foro di Cesare e i Fori Imperiali.

Carcere Mamertino, Foro Romano, fu fatto costruire secondo la tradizione da Anco Marcio, al potere tra il 640 e il 616 a.C. per terrorizzare i criminali, fu chiamato Mamertino dal dio sabino Mamers, Marte, di cui si riteneva esistesse un tempio nelle vicinanze. L'edificio attuale è una parte dell'originario complesso che si estendeva verso il Campidoglio con altri ambienti ricavati in cave di tufo dette latomie. L'ubicazione della prigione non era casuale in quanto in occasione del trionfo, i capi dei prigionieri, prima della ascesa al tempio di Giove Capitolino venivano condotti fuori del corteo per essere gettati nel carcere tra questi, Giugurta re di Numidia, Vercingetorige re dei Galli, Seiano ministro di Tiberio, questo sono solo alcuni dei nomi iscritti in una delle due lapidi poste all'entrata della cella superiore. Mentre l'altra riporta l'elenco dei martiri cristiani, tra questi, forse, vennero incarcerati anche i due santi apostoli Pietro e Paolo anche se non vi sono prove. Attraverso un varco moderno si entra in una camera trapezoidale, costruita nel II secolo a.C. e arricchita nel Settecento da un altare con i busti di Pietro e Paolo, questa era la camera di detenzione dei prigionieri che conteneva  una botola, unico ingresso, attraverso la quale venivano calati i condannati.  La botola e questa camera sono la parte più segreta del Tullianum, appellativo legato alla presenza di una polla di acqua, detta tullus, ma riferibile anche al re Servio Tullio che potrebbe averlo fatto costruire con funzione di cisterna. Un tempo questa camera era di forma circolare con pareti costruite in blocchi sovrapposti di peperino e a volta, tholos. Oggi risulta ribassata e presenta un vano buio e umido, con una porta in ferro che era l'apertura di un condotto fognario, che immettendosi nella Cloaca Maxima faceva defluire le acque che si raccolgono in un piccolo pozzo. La tradizione cattolica vuole che San Pietro abbia fatto miracolosamente sgorgare questa polla di acqua per battezzare i carcerieri, vi è un bassorilievo sull'altare che racconta lo storico evento.

Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, clivo Argentario, al Foro Romano, rione Campitelli, si trova al di sopra del Carcere Mamertino, l'inizio della sua costruzione risale al 1597, per volere della corporazione dei Falegnami, ma fu proseguita nel 1602 dal Montano e nel 1621 da Soria, per essere completata nel 1663 da Antonio del Grande e venne restaurata nel 1886 da Antonio Parisi. L'interno della chiesa è ad una unica navata e nella cappella maggiore si possono ammirare il Viaggio a Betlemme la Bottega di San Giuseppe opere di Cesare Maccari. Annesso alla chiesa c'è l'Oratorio della Confraternita dei Falegnami con affreschi di Marco Tullio Montagna raffiguranti la Storia della Sacra Famiglia. In un vano sottostante tra il pavimento e la volta del Carcere Mamertino c'è la Cappella del Crocefisso del Cinquecento, che ha al suo interno un Crocefisso ligneo trasferito qui da un Oratorio che era al Foro Romano ed oggi scomparso. La facciata si trova rialzata rispetto al piano stradale per via dei lavori  di scavo eseguiti nel 1930 che abbassarono la piazza antistante per permettere un accesso diretto al carcere Mamertino sottostante.

Chiesa Santissimi Luca e Martina, la chiesa è tra la via dei Fori Imperiali e la via del Tulliano, via della Salara Vecchia, e via della Curia, Foro Romano, rione Campitelli, Roma, si ritiene che la chiesa sia stata fondata sotto papa Onorio I al soglio tra il 625 e il 638, sulle rovine del Secretarium Senatus, che era l'archivio Senatoriale, che era tra il Foro Romano e il Foro di Cesare Augusto. La chiesa è dedicata ai Santi Luca e Martina, è detta anche in tribus Foris. Ai tempi di Papa Urbano VIII la chiesa fu riedificata ed al posto della primitiva basilica se ne fece un'altra più bella ed elegante. Nel 1588 fu concessa da Papa Sisto V all'Accademia del disegno di San Luca. La chiesa antica aveva una pianta rettangolare con abside e conservava i rilievi dell'Arco di Marco Aurelio che oggi si trovano lungo lo scalone del palazzo dei Conservatori, oltre alla statua di Marforio che rimase qui fino al Cinquecento. La chiesa è dedicata all'evangelista Luca di origine greca, nato ad Antiochia in Siria, autore di uno dei quattro Vangeli. Pittore sembra che abbia dipinto una immagine miracolosa di Maria. La chiesa è dedicata anche a Santa Martina, nobile fanciulla romana martirizzata con la decapitazione durante l'impero di Alessandro Severo nel 230, durante dei lavori di restauro furono rinvenute alcune reliquie della Santa. Da questa chiesa partiva la processione della Candelora, fondata da papa Gelasio che da questa chiesa fece distribuire le candele benedette da dare al popolo romano, perchè la luce della candela è simbolo della grazia Divina. I lavori di riedificazione della prima chiesa vennero affidati a Ottaviano Mascherino, mentre quelli di riedificazione voluti da papa Urbano VIII furono affidati a Pietro Berrettini da Cortona  il quale a sue spesa nella cripta vi collocò la sua cappella sepolcrale. Durante i lavori di restauro si trovarono le reliquie di altri santi come Concordio, Epifanio, Compagno ed altri. Con l'apertura di via dei Fori Imperiali la chiesa è stata isolata dalle costruzioni che aveva a ridosso e risalenti all'epoca medioevale. Le quattro abitazioni private che si trovano ai quattro angoli della chiesa sono destinate ai dipendenti della Accademia di San Luca. La facciata è un capolavoro di Pietro da Cortona, è divisa in due ordini, appena convessa, ed è incorniciata fra coppie di lesene e ravvivata da eleganti colonne e lesene minori. Tra queste si aprono il portone, la finestra superiore ed elementi araldici. Sovrasta la chiesa una bellissima cupola. L'interno della chiesa è a croce greca, ornato da colonne e pilastri. Sotto l'altare c'è la statua di santa Martina opera di Michele Menghini del 1635. Nella parte inferiore della chiesa c'è il Cristo morto opera dell'Algardi.

Cupola Chiesa Santissimi Luca e Martina, via dei Fori Imperiali, rione Campitelli, Roma, si erge al di sopra della chiesa, che presenta un tamburo forte ma non pesante diviso da pilastri e finestre e raccordato alla calotta da un ornato mistilineo. Il tutto concluso da una elegante lanterna romana quasi poggiante su una serie di volute e con copertura a calice capovolto, è detta il gioiellino del Santissimi Luca e Martina. Sul parapetto della Curia si ammira la veduta del Foro Romano, e sulla sinistra vi sono delle aiuole arricchite da frammenti architettonici antichi e tra questi una gigantesca colonna che era al Foro della Pace. In fondo c'è un ingresso ai Fori, e da qui si può andare a via Miranda.

Via del Tulliano, va da via dei Fori Imperiali al Foro Romano fa parte del rione X Campitelli, prende il nome dal carcere omonimo che si trova ai piedi del colle Campidoglio, sotto la attuale chiesa di San Giuseppe dei Falegnami.

Via della Curia, va da via della Consolazione a via della Salara Vecchia, fa parte del rione Campitelli, prende il nome dalla Curia del Senato posta nel sottostate Foro Romano, è un tratto della scomparsa via Bonella. Qui si trova la Chiesa dei Santissimi Luca e Martina.

Via e Largo della Salara Vecchia, va da via dei Fori Imperiali a via del Tulliano fa parte del rione Campitelli, il Largo è invece vicino alla via in Miranda, il nome deriva dai depositi di sale che prima di essere portati a via Marmorata erano custoditi in Campidoglio.

Via in Miranda, va da via dei Fori Imperiali fa parte del rione Campitelli Roma, è una via ridotta a pochi metri, e prende il nome dalla vicina chiesa di San Lorenzo in Miranda.

Via di San Pietro in Carcere, va da via dei Fori Imperiali a piazza del Campidoglio, rione Campitelli, chiamata un tempo Clivo dell'Ara Littoria, ha assunto questo nome per l'Oratorio posto nel Carcere Mamertino, che si trova sotto la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami. Il primo nome si riferiva ad un blocco di granito dell'obelisco Sallustiano che era qui a fare da base ad un piccolo monumento , monumento che non c'è più, ma è rimasto il blocco disposto alla base di un palazzo. Qui c'è da vedere Il Museo Centrale del Risorgimento che raccoglie documenti e cimeli della fine del Settecento e della Prima Guerra Mondiale e un Archivio.

Via dei Fori Imperiali va da piazza Venezia a piazza del Colosseo fa parte sia del Rione Monti che del Rione Campitelli, questa via è nata dallo sventramento fascista di una zona all'epoca molto urbanizzata e sorta a ridosso delle zone archeologiche dei Fori e del Colosseo e che risaliva al Rinascimento, e che aveva lo scopo di essere un ampio viale per le parate militari. Questo intervento tagliò in due una delle zone più importanti e ricche di Roma, l'area dei Fori Romani e quella dei Fori Imperiali. E Risulta anche più difficile inquadrare al meglio la zona dei Fori Imperiali destinata alle attività forensi, giudiziarie e commerciali. Vedi: via dei Fori Imperiali.

Scala D'Arce Capitolina, va da via di San Pietro in Carcere a piazza del Campidoglio, rione Campitelli Roma, prende il nome dall'arx capitolina ovvero dalla altura settentrionale del Campidoglio, la scalea si trova a ridosso del Vittoriano.

Il Tabularium si trova sul Campidoglio, nel centro di Roma ha una facciata ad archi e domina tutto il Foro Romano, faceva parte della zona dell' Asylum, la depressione più o meno corrispondente all'attuale piazza del Campidoglio che faceva da sella tra i colli dell' Arx l'Aracoeli e del Capitolium dove sorgeva il tempio di Giove Capitolino, più o meno nella parte posteriore del Palazzo dei Conservatori, probabilmente l'edificio era destinato a ospitare gli archivi pubblici di Stato, ovvero gli atti pubblici più importanti dell'antica Roma, dai decreti del Senato ai trattati di pace. Questi documenti erano incisi su tabulae bronzee, da qui il nome di tabularium che dava il nome all'archivio del mondo romano. Attualmente il Tabularium fa parte del complesso dei Musei Capitolini e vi si accede dalla Galleria Lapidaria che collega Palazzo Nuovo a Palazzo dei Conservatori.

Tempio della Concordia, è il primo edificio guardando il Taburarium, ,affiancato al tempio di Vespasiano e Tito e col lato posteriore, al pari del tempio vicino, appoggiato sulla sostruzione del Tabularium, fu eretto ai tempi dell'imperatore Tiberio, che lo restaurò per la seconda volta nel 10 regnante ancora Augusto. Il tempio originario fu fatto edificare nel 367 a.C. da Camillo per commemorare la fine delle lotte tra plebei e patrizi. In origine era un tempio di legno, che all'epoca dei Gracchi era talmente malmesso che venne ricostruito in pietra. In seguito per le donazioni fatte da Livia moglie di Augusto questo tempio divenne una sorta di museo, e conteneva pitture e sculture dei più celebri artisti greci. Dei ruderi del tempio non rimane altro che il basamento in tufo, il podio costituito da poderosi muri in tufo e la soglia della cella, formata da due blocchi di marmo di qualità portasanta nei quali è inciso un caduceo, oltre ai gradini parte della gradinata di accesso alla cella che conducevano al pronao. La soglia della porta è formata da due massi enormi sui quali è scolpito un caduceo riempito di bronzo attributo del dio Mercurio. Una parte della ricchissima trabeazione si trova conservata nel Tabularium, mentre un capitello (con una coppia di montoni scolpita), si trova nell'Antiquarium del Foro.

Tempio di Vespasiano, di questo tempio facevano parte del pronao esastilo 3 colonne corinzie di marmo bianco che seguono il tempio della Concordia disposte  ad angolo, il tempio venne eretto dai figli di Vespasiano Tito e Domiziano alla morte dell'imperatore avvenuta  nel 79, dopo che venne proclamato divo. Poichè dopo 2 anni morì il figlio Tito, il tempio venne dedicato anche a lui, qui erano collocate le statue dei due imperatori probabilmente su un basamento ancora visibile.  Le poche lettere che si vedono sull'attico si riferiscono ad un restauro apportatovi da Settimio Severo e da Caracalla, come ci viene testimoniato da una trascrizione della intera scritta copiata nella seconda metà dell'VIII secolo dall'anonimo Eisendeln. Nel fregio sono scolpite le insegne sacerdotali del pontefice massimo, carica di cui era insignito Vespasiano come imperatore. Sull'alto podio addossato al tabularium rimane ancora il basamento per le statue dei due imperatori.

Tempio di Saturno, uno dei più antichi di Roma, fondato tra il 501 e il 494 a.C. eretto sopra un alto basamento dove era conservato il pubblico erario in una apposita cella. La costruzione del basamento come la vediamo oggi risale al 42 a.C. e fu edificata da L. Munazio Planco, mentre come si legge dall'iscrizione è del IV secolo il maestoso portico ionico con le sei colonne frontali. Sull'iscrizione si legge: "Il Senato e il Popolo Romano restaurarono l'edificio distrutto da un incendio" probabilmente del 283. All'interno della cera c'era la statua di Saturno, che veniva portata in processione durante le cerimonie trionfali.

Portico degli Dei Consenti, è l'ultimo edificio a sinistra, è stato in gran parte ricostruito nel 1858 con gli elementi originari ritrovati nel 1834. La forma dell'edificio è insolita trattandosi di un porticato con colonne corinzie in cipollino diviso in due bracci che si innescano ad angolo ottuso dietro al quale si aprivano 12 stanze delle quali oggi ne rimangono 7 dedicate ciascuna ad una divinità dell'Olimpo : Giove, Giunone, Nettuno, Minerva, Marte, Venere, Apollo, Diana, Mercurio, Cerere, Vulcano e Vesta.

Clivus Capitolinus, era la  strada che dal foro Romano portava al colle Campidoglio fino al tempio di Giove,  la via parte dal Foro all'altezza del Tempio di Saturno e del Portico degli Dei Consenti, era una sorta di continuazione della via Sacra, il pavimento dopo recenti scavi è riapparso nella sua quasi totalità. Il Clivo Capitolino divideva l'area del Foro propriamente detto dalla basilica Giulia. La via Sacra partiva dalla Velia, nei presi dell'arco di Tito e andava verso il colle Campidoglio.

Arco di Settimio Severo, dedicato anche ai figli Caracalla e Geta, del 200, per le vittorie riportate sugli Arabi e sui Parti della Mesopotamia, che sono descritte in quattro grandi riquadri sopra gli archi minori. Si notano imitazioni dei rilievi della colonna Traiana e Antonina. Sull'attico c'era una grande quadriga a sei cavalli con le figure dell'imperatore e dei suoi figli. All'interno vi sono dei fornici con cassettoni riccamente scolpiti. L'arco più che un ornamento trionfale era commemorativo, ed in origine era sollevato con una gradinata sul piano del Comizio e solo in epoca tarda fu attraversato da una strada che si univa al clivo Capitolino. Ci è arrivato ben conservato in quanto epoca medioevale era racchiuso tra la chiesa dei Santi Sergio e Bacco e grandi mura di fortificazione.

Via Sacra, è la via che divideva il Foro Romano, oggi ne è rimasto un solo tratto dall'arco di Tito fino alle pendici del Campidoglio, fu chiamata Sacra a ricordo del patto tra i romani e i sabini, siglato da Romolo e Tito Tazio, in epoca antica ai lati della strada vi erano i monumenti più importanti dal punto di vista religioso, tra questi la Regia Pontificis, il tempio di Vesta con la casa delle Vestali, il tempio dei Lari, il tempio di Giano e il tempio di Saturno. La via presso l'arco di Tito si chiama Summa Sacra via. La via Sacra probabilmente prese il nome dal clivus Sacer sul quale si ergeva l'arco della famiglia Fabia chiamato Fornix Fabianus. La parte meglio conservata della via è il tratto intermedio. L'originale livellazione augustea venne poi rialzata da Nerone e poi da Costantino quando venne edificato il nuovo ingresso alla grande basilica. Si possono notare i resti dell'antico selciato.

Basilica Emilia, è una delle basiliche più antiche di Roma famosa anche per il lusso con la quale venne decorata,  fu più volte restaurata dalla gens Aemilia. Venne edificata nel 179 a.C. dai censori Marco Fulvio Nobiliore e Marco Emilio Lepido, di questa antica basilica rimangono alcune basi di grandi colonne in tufo incorporate nelle fondamenta  della costruzione successiva e che si vedono sotto la tettoia nel lato presso la Curia. La parte centrale dell'edificio risale al 54 a.C. epoca di Emilio Paullo subì alcuni restauri nel 14 a.C. e nel 22 d.C. sotto Tiberio. Fu restaurata sotto Onorio, dopo l'incendio dell'edificio del 410 avvenuto durante l'invasione gotica di Roma, questo restauro è riconoscibile per i mattoni della cella e per il piancito che fu sovrapposto a quello augusteo. La Basilica Emilia era simile alla Basilica Giulia, aveva un grande portico frontale a due ordini decorato con scudi dorati che qui erano stati posti nel 78 a.C. dal console Marco Emilio Lepido. Dal portico si passava ad una fila di tabernae in opera quadrata di tufo ancora visibili e disposte 6 a destra e 6 a sinistra dell'ingresso centrale dell'aula. Dietro le tabernae c'era la grande aula oggi rasa completamente al suolo, che in antico era divisa in navate per mezzo di pilastri.  Vi era una prima navata larga 5 metri cui seguiva la navata maggiore larga 10 metri e pavimentata con marmi policromi, a questa seguivano altre due navate più piccole che chiudevano l'edificio verso il confine con il Foro di Nerva. L'interno era a due piani, al primo piano appartengono grossi frammenti di colonne, al secondo piano una serie di colonne più piccole. Un esempio della trabeazione e del fregio si trova nell'angolo orientale. Lo stile dei frammenti sembra essere del periodo di Tiberio. Sulla pavimentazione della navata centrale vi sono alcune monete che si fusero nel 410 insieme alla decorazione bronzea e si vedono aderenti alle lastre di marmo. Nel tardo impero venne eseguito il restauro del portico frontale e di questo rimangono 3 colonne rimesse in piedi durante gli scavi del 1899. Le basi di queste colonne sono imperfette, gli intercolunni sono più stretti rispetto a quelli più antichi ed indicano la decadenza anche nell'arte del costruire. Qui si vedono anche i pezzi di una grande parete marmorea che rivelano l'iscrizione dedicatoria a Lucio Cesare, figlio adottivo di Augusto nominato console a 14 anni e che ottenne anche la carica di princeps iuventutis e augur. Ma morì prematuramente come il fratello Caio Cesare non senza il sospetto di essere stato avvelenato.

Sacello di Venere Cloacina , detto anche, Sacellum Cloacinae o tempio di Venere, detto cloacina, perchè si trova all'imbocco della Cloaca Massima nel Foro, all'interno si osserva un tratto della cloaca Massima con il rivestimento in grandi blocchi di tufo ed un pozzo arcaico coperto ad ogiva. Era un piccolo luogo sacro situato nel Foro Romano, del quale oggi resta solo un basamento circolare in marmo a ovest della gradinata della basilica Emilia.La costruzione era dedicata a Venere protettrice della Cloaca Massima, la più importante delle fognature dell'antica Roma. La divinità venia infatti identificata come la dea Cloacina, di origine etrusca. Il sacello era inoltre creduto l'ingresso del sistema fognario. Il sacello venne costruito sulla Via Sacra nei pressi dell'area della Tabernae Novae, che venne rimossa successivamente per far spazio alla Basilica Emilia. Si credeva che il sacello fosse l'ingresso al sistema delle fognature, ma tale prova non è stata confermata poiché attualmente rimangono solo le fondamenta dell'edificio. Gli archeologi hanno comunque sviluppato un'idea dell'aspetto del sacello poiché esso è riportato sul retro di una moneta emessa durante il secondo triumvirato. Venere Cloacina Cloacina veniva adorata dai romani come la dea della Cloaca Massima e dell'intero sistema fognario. I romani credevano infatti che un buon sistema di deflusso delle fognature fosse importante per un futuro successo di Roma, poiché permetteva di mantenere una certa igiene della città, al fine di prevenire eventuali epidemie. Oltre a queste funzioni, Cloacina era adorata anche come dea della pulizia e della sporcizia. Il nome Cloacina deriva probabilmente dal verbo latino cloare, che significa purificare pulire o probabilmente deriva dalla parola latina cloaca che significa appunto fognatura.

Cloaca Maxima o Cloaca Massima, Roma, Intorno al 616 a.C., sotto Tarquinio Prisco, primo Re della dinastia Etrusca, venne realizzata a Roma un'opera imponente di fognature, destinata a drenare il terreno paludoso del Velabro, la Cloaca Massima fu l'opera più importante e necessaria. Il tragitto aveva inizio presso la chiesa dei SS Quirico e Giuditta ai piedi della Suburra, proseguiva tra il Foro di Augusto e il Foro di Nerva, e si dirigeva attraverso il Foro Romano al Vico Jugario, poi con un lungo zig-zag, si accostava al Campidoglio, e riceveva gli scoli provenienti dalla Rupe Tarpea. Parallelamente a via San Giovanni Decollato, la Cloaca passava sotto l'Arco di Giano quadrifronte, poi voltava verso sud con un ampio gomito e dopo aver rasentato il Tempio rotondo di Ercole sbucava nel Tevere, ed è visibile dal lato opposto del Ponte Palatino La Cloaca Massima prima dei muraglioni, aveva una triplice arcata in poderosi blocchi di tufo ben aderenti tra loro senza calce, e questa opera risaliva all'età Repubblicana La cloaca Massima visibile anche sotto l'arco di Giano, è fatta con una volta di blocchi di tufo è la più grande fognatura della Roma antica,fu costruita in relazione alla bonifica della valle tra il Campidoglio e il Palatino, effettuata con opere di drenaggio e canalizzazione delle acque, all'inizio era un semplice canale scoperto, venne poi interrato agli inizi del I secolo a.C. e dotato di copertura . Ha funzionato come raccolta delle acque del Foro Romano e alla fine dell'ottocento venne collegata al collettore della rete di fognature della città di Roma. Il suo percorso parte dall'angolo nord occidentale del Foro Romano, ed è tutt'ora accessibile attraverso una porta sotto il lato orientale della Basilica Giulia, quindi passa sotto il Velabro ed infine sotto il Foro Boario e sboccando nel Tevere all'altezza di ponte Palatino, qui è ancora oggi visibile il grande arco a 3 ghiere di blocchi di tufo entro un corpo anch'esso in blocchi di tufo. vedi Cloaca Maxima.

Tempio di Giano, non se ne hanno tracce, era posto ad ovest della basilica Emilia, era un piccolo santuario quadrato con due porte agli estremi ricoperto con lastre di bronzo e che conteneva al suo interno la statua di Giano bifronte che era anche questa in bronzo, questo tempio era ancora visibile nel VI secolo ma oggi non ne rimane traccia. Il Tempio di Giano era nel Foro romano, fin dai tempi del secondo re di Roma, Numa Pompilio, situato tra l'Argileto la strada che separa la Basilica Emilia dalla Curia e la  Subura ed era composto essenzialmente da un arco a due ingressi. Questo arco era il più antico e importante santuario dedicato a  Giano, la divinità romana bicipite che proteggeva ogni ingresso e ogni inizio. La statua della divinità era collocata al centro del passaggio, che forse era un'antica porta cittadina. Dell'edificio resta solo una traccia in una moneta di Nerone.

Comitium o Comizio, scomparso, era un'area posta al di la della via dell'Argiletum posta fra la Curia e l'arco di Settimio Severo e il Lapis Niger, era uno spazio aperto circolare e consacrato dagli auguri, orientato secondo i punti cardinali, di cui si conservano i pozzi rituali, il Lapis niger e i Rostra vetera, terminava a sud coi Rostra, con accanto il Lapis Niger, questa era una zona consacrata nella quale si riunivano i rappresentanti delle 30 curie in cui era divisa la città di Roma, qui si riunivano per discutere e votare le leggi dello Stato, qui venivano eletti i magistrati, si esercitava il diritto di cassazione e di grazia di alcune cause penali. Il Comizio era distinto dal Foro ed ognuna delle due aree svolgeva funzioni proprie. La pavimentazione presenta varie stratificazioni che vanno dal periodo repubblicano al periodo imperiale. Oggi del Comitium sono visibili solo pochi resti, dopo le trasformazioni dell'epoca cesariana ed augustea che lo fecero sparire. Anticamente occupava l'angolo nord-orientale del Foro, tra la basilica Emilia, l'Arco di Settimio Severo e il Foro di Cesare. Proprio quest'ultimo ne invase gran parte della superficie per l'edificazione della nuova Curia Iulia.

Curia, si trova di fronte al Comizio, qui vi era la sede del Senato che insieme alle assemblee popolari dei comizi curiati costituiva il potere esecutivo di Roma durante la Repubblica. Per questo fu necessario che i due luoghi fossero vicini. La primitiva Curia fu fondata, secondo la tradizione, da Tullo Ostilio e fu chiamata Curia Hostilia, venne poi ampliata da Silla. La Curia bruciò nel 52 a.C. durante la rivolta di Clodio. Era orientata da nord a sud. Nel 44 a.C. Cesare iniziò la nuova Curia che prese il nome di Curia Julia e che fu ultimata solo  15 anni dopo da Augusto il quale collocò qui una grande statua della Vittoria. Al tempo di Domiziano la Curia subì un ulteriore restauro, poi nell'incendio di Carino la Curia andò completamente distrutta e fu interamente ricostruita nella forma in cui la vediamo oggi. All'interno possiamo vedere la grande aula delle adunanze, larga 25,20 metri e lunga 17,60 metri, che presenta dei poderosi contrafforti esterni agli angoli.  Durante il Medioevo qui venne edificata la chiesa di Sant'Adriano, e dove c'era l'Archivio senatoriale, il Secretarium Senatus, vi è la chiesa di Santa Martina tutt'ora esistente. Tra le due aule vi era un grande cortile rettangolare, detto Chalcidicum eretto da Augusto, e poi dedicato da Domiziano alla dei Minerva, e per questo si chiama anche Atrium Minervae. La Curia ebbe una importanza fondamentale nella storia di Roma e per questo tra il 1934 e il 1939 Alfonso Bartoli decise di demolire la chiesa di Sant'Adriano per riportare la curia al suo stato originario. Sotto il pavimento della chiesa di Sant'Adriano venne riscoperta la antica pavimentazione risalente ai tempi di Diocleziano realizzata con disegni geometrici ed ornamentali in marmi policromi. Lungo le pareti sono stati ritrovati i gradini ove poggiavano gli scanni dei Senatori, sul fondo c'era il seggio presidenziale con la base dove poggiava la statua della Vittoria. Le mura sono decorate con nicchie che sembrano dei piccoli altari con colonne di marmo poggiate su mensole. La parte inferiore del muro era rivestita di marmo mentre la superiore in stucco. Due aperture sul muro di fondo portano ad un piccolo cortile nel quale è stata trovata una colossale statua in porfido mancante però della testa. All'interno della Curia si trovano due reperti probabilmente erano il basamento di un edificio più tardo, chiamati Plutei Istoriati o anaglypha. Ai piedi della gradinata della Curia si osservano nel pavimento del Comizio alcune basi onorarie senza iscrizioni, le impronte di un colonnato con la cunetta di scolo delle acque. Davanti alla antica porta vi è un basamento con un incasso ottagonale che probabilmente sosteneva il piatto di una fontana, forse la enorme vasca della fontana che oggi è a piazza del Quirinale, vasca che probabilmente durante il Medioevo si trovava presso il tempio dei Dioscuri Castore e Polluce e che era alimentata dalla fonte della Giuturna.

Chiesa Sant'Adriano al Foro Romano, chiesa sconsacrata rione Campitelli, Foro Romano, Roma, fu costruita sull'edificio della Curia Iulia nel Foro Romano da papa Onorio I nel 630 e papa Adriano I la intitolò al santo suo protettore, la dotò di molti benefici e la elevò al rango di diaconia nella seconda metà dell’VIII secolo. Dai cataloghi antichi la chiesa era chiamata in tribus foris, perché situata al crocevia dei fori romani, o in tribus fatis, nome che deriva dal gruppo delle tre Parche le cui statue ornavano il foro. La chiesa subì importanti restauri nel 1228 sotto Gregorio IX: il piano di calpestio dell’antico senato romano fu rialzato di tre metri; l’aula, finora a navata unica, fu trasformata in chiesa a tre navate con antiche colonne di spoglio; l'abside era rialzato, per l’edificazione, sotto l’altare maggiore, di una cripta a pianta semicircolare. In seguito l’edificio cadde in disuso, tanto che nel XVII secolo venne abbandonata ed adibita a stalla e casale rustico. Nel 1589 la chiesa e l’annesso convento furono concessi ai padri della mercedari spagnoli, che restaurarono l’edificio l’anno seguente. Nel 1654-56 la chiesa fu di nuovo ricostruita da Martino Longhi il Giovane. Alla fine del XVII secolo in questa chiesa si raccoglieva la Compagnia detta degli Acquavitari eretta nel 1690, cui si aggiunse nel 1711 l’università dei tabaccai. Nel 1825 papa Leone XII la eresse a parrocchia. Nel 1930 la chiesa fu sconsacrata e, attraverso criteri archeologici discutibili, spogliata di tutte le strutture aggiuntesi nei secoli, per riportare alla luce l’antica Curia Iulia: scomparvero le tre navate, la cripta, l’abside, e buona parte degli arredi interni furono trasferiti nella chiesa di Santa Maria della Mercede e Sant'Adriano. Esternamente la chiesa non aveva un aspetto molto diverso da come possiamo ammirare oggi la Curia: una facciata con timpano e tre grandi finestre; nel Seicento vi fu aggiunta una cupola, ad opera di Luca Berettini. In età medievale la facciata era preceduta da un portico, e v’era l’abitudine di seppellire i morti all’interno delle pareti esterne dell’edificio, come si evince dalla presenza di cavità oblunghe ai lati della porta d’ingresso. L’interno, a partire dal XIII secolo, era a tre navate, con abside rialzato e cripta. Una cappella laterale era decorata con pitture dell’VIII secolo raffiguranti storie della vita di sant’Adriano. Sempre di quest’epoca erano le pitture che decoravano le nicchie all’interno della chiesa. La chiesa era ornata da due acquasantiere, rette da statue marmoree di angeli opera di Antonio Raggi. La pala dell’altare maggiore, raffigurante sant’Adriano e altri santi, era opera di Cesare Torelli. Altre tele ornavano gli altari laterali, tra cui opere di Carlo Veneziano e di allievi di Carlo Maratta.

Plutei Istoriati o anaglypha, detti anche Plutei di Traiano, al Foto Romano, Roma, in architettura per pluteo si intende una balaustra a lastre rettangolari massicce, in metallo o più spesso in legno o in pietra, che divide due parti di un edificio. Può essere ornato molto semplicemente da cornici in rilievo oppure arricchito da motivi geometrici o figurati. Un esempio è rappresentato dai cosiddetti "Plutei di Traiano", rinvenuti nel 1872 a Roma, all'interno del Foro romano, nell'area tra il Comizio e la colonna di Foca. Secondo l'opinione comune, questi furono eretti dall'imperatore Adriano in ricordo di fatti accaduti durante l' impero di Traiano, sul rilievo rivolto verso l'arco di Settimio Severo si ricorda l'istituzione di una rendita speciale, ovvero di una tassa sulla eredità che serviva al sostentamento dei bambini poveri e degli orfani, mentre sull'altra parte vi è una scena, una sorta di allocuzione imperiale pronunciata dall'imperatore al popolo dai Rostri. Nel rilievo opposto vi è rappresentato il condono delle vecchie tasse alle provincie romane, con il rogo delle relative tabelle. I due rilievi sullo sfondo raffigurano i monumenti del Foro, nel primo da sinistra a destra si vede l'arco del Tabularium o un arco trionfale distrutto o sostituito quando poi venne eretto l'arco di Settimio Severo, la Curia ornata da un portico pentastilo, prima del restauro di Diocleziano, i Rostra posti davanti ai due edifici precedenti sui quali vi è l'imperatore che parla al popolo, poi vi è uno spazio libero che è la via dell'Argileto, segue la basilica Emilia, un luogo porticato che chiude l'area del Foro in mezzo al quale c'è il gruppo simbolico dell'imperatore che riceve gli omaggi dell'Italia con i bambini beneficati, ed infine il ficus ruminalis e la statua di Marsia con l'otre che in origine stava al centro del Foro. Il secondo rilievo inizia con il motivo del fico e di Marsia per indicare un legame tra i due, vi si vede la basilica Giulia con un lungo porticato, segue il tempio di Saturno, un arco, forse l'arco di Tiberio, il tempio di Vespasiano e forse nella lastra che è andata perduta doveva esserci raffigurato il tempio della Concordia. Nelle facce interne dei rilievi è raffigurato il sacrificio solenne delle suovetaurilia, ovvero di un maiale, di una pecora e di un toro, sacrificio compiuto dal popolo come ringraziamento per le benefiche istituzioni di Traiano. Si pensa che questi rilievi fossero sulle pareti laterali dei Rostra come una sorta di parapetti, ma il Boni pensa che invece adornassero il Tribunal Traiani che si trovava dove c'era la statua equestre di Domiziano demolita alla sua morte in seguito alla damnatio memoriae.

Lapis Niger, riparato da una tettoria, è una piccola area di forma quasi quadrata e lastricata con sei file di pietre nere, da cui ne deriva il nome che probabilmente rappresenta un ex voto commemorativo come espiazione per una violazione verso alcuni dei monumenti più sacri della Roma antica, la leggenda poneva sotto questa pietra la tomba di Romolo, il fondatore della città, oppure era la tomba di Ostilio avo di  Tullo Ostilio, ad ornamento della quale c'erano due leoni in pietra accovacciati. Uno scavo eseguito da Giacomo Boni nel 1899 ha messo in luce un basamento quadrato in tufo di grotta oscura, chiuso per 3 lati che ha la forma di un'ara o di un sepolcro, con due basi sagomate che si presta per sostenere i due leoni. Dietro vi è una piccola piattaforma rettangolare. Sotto la pietra vi è un tronco di cono ed una stele piramidale mozza con una iscrizione scritta in linea continua e serpeggiante su tutti e quattro i lati, questa iscrizione è incisa con caratteri grandi ed è l'iscrizione latina più antica che si conosca anche se di difficile interpretazione. Vi si leggono solo "recei (re) kalatorem (addetto alle cerimonie) iovxumenta (giumenta) e sakros esed (sacro sia)" che ci testimoniano il carattere sacro della legge e più o meno il periodo regio, alla fine del VI secolo a.C. In questo scavo furono rinvenuti dei piccoli idoli in bronzo e in terracotta, dei frammenti di vasi, ossa di animali e residui di cenere attestanti un sacrificio. La sistemazione definitiva del monumento può essere attribuita a Cesare, sebbene questa zona del foro necessiti di ulteriori studi e approfondimenti. La pietra nera è delimitata da grandi lastre in travertino con un incasso verso il parapetto. Tra il Lapis Niger ed i Rostri vi è la base marmorea di una colonna. Di fronte al lapis Niger vi è un altro blocco di marmo che forse era la base di una statua equestre, il blocco venne riutilizzato durante il periodo di Arcadio e di Onorio per solennizzare la vittoria riportata sui Goti Il nome di "vir illustris" è stato abraso e forse si trattava di Stilicone che vinse il goto Radagaiso nel 403 a Pollenzia.

Basilica Iulia, era la più grande basilica del foro, oggi quasi completamente distrutta, rimangono il pavimento dell'aula centrale e alcuni pilastri di travertino, alcune stanze nella parte posteriore. I pilastri che si elevano sul piano della grande aula sono quasi tutti una ricostruzione moderna. La forma antica era formata da un ambiente rettangolare posto nel centro di un porticato a due piani che la circondava lungo tutto il perimetro. Un altro portico a due piani, con fornici arcuati e con mezze colonne addossate a pilastri, formava il fronte sulla via Sacra e sul vicus Tuscus. La basilica primitiva era destinata alle discussioni delle cause civili, fu costruita da Caio Giulio Cesare dal quale prese il nome, da lui dedicata nel 46 a.C. Fu distrutta da un incendio durante il regno di Augusto, il quale la rifece quasi completamente intitolandola ai suoi figli adottivi Caio e Lucio. Vi furono poi altri incendi del 284 sotto Carino e del 305 sotto Diocleziano. La basilica venne restaurata una ultima volta dal prefetto della città Vezzio Probiano, nel 416. Sono in corso scavi sotto la pavimentazione per scovare la basilica Sempronia che era nei pressi e che risaliva al 170 a.C.

Basamento della Statua Equestre di Costanzo, si trova quasi a ridosso del terrapieno del Lapis Niger e l'arco di Settimio Severo, è una base monolitica in marmo bianco e poggia sopra un plinto in mattoni probabilmente anche questo in origine rivestito di marmo, conserva una iscrizione dedicatoria posta a cura di Nerazio Cereale prefetto della città nel 353.

Sette Grandi Basi colonne Onorarie, che limitano l'area del foro romano verso la via Sacra, erano in laterizio e sormontate da colonne, in parte rimesse in piedi, in parte giacciono frantumate a terra, su queste sette basi poggiavano statue di personaggi illustri fino all'età di Diocleziano che avevano meritato un riconoscimento speciale da parte dello stato, tra queste colonne spicca la colonna di Foca.

Colonna Menia Columna Maenia scomparsa, era un'antica colonna nel Foro Romano, si trovava nella zona del Comizio, poco distante dal Carcere Mamertino, dove oggi passa la via che fiancheggia l'arco di Settimio Severo. L'origine del nome è incerta forse dal nome del console Gaio Menio.Citata da Cicerone come luogo presso la quale i debitori erano perseguiti dai creditori, si trovava davanti al tribunale del pretore ed ai Rostra dove si affiggevano le proscriptiones. Andò probabilmente distrutta durante la riorganizzazione di questa parte del Foro in epoca cesariana, con la creazione del Foro di Cesare. Dopo numerose questioni relative al suo posizionamento, ne venne infine trovato una parte del basamento a ovest della Curia Hostilia, davanti alle Scalae Gemoniae.

Colonna rostrata di Caio Duilio Columna Rostrata Caio Duilii  scomparsa era un'antica colonna rostrale che si trovava nel Foro Romano, era accanto ai Rostra imperiali, pur essendo molto più antica, verso il Volcanale. Era stata eretta durante il trionfo del generale Caio Duilio, primo trionfatore romano in una battaglia navale(nella battaglia di Milazzo contro i Cartaginesi nel 260 a.C., ed era costruita con i rostri delle navi nemiche da cui derivò lo stesso nome della tribuna dei Rostri. La base della colonna venne rifatta all'epoca di Augusto, copiando esattamente l'antica iscrizione. Dispersa la colonna, la base venne rinvenuta nel XVI secolo presso l'arco di Settimio Severo, nella collocazione originaria. Oggi si trova nel Museo Nuovo Capitolino.

Base marmorea di colonna, tra il lapis Niger ed i Rostri, rinvenuta nel 1547 davanti alla Curia, un'altra simile era stata rinvenuta nel 1490 ma è andata distrutta. Questa base ha subito delle mutilazioni nella parte inferiore ma si distinguono ancora alcune scene del rilievo. La fronte reca una iscrizione posta da Diocleziano nel 303 per celebrale le feste decennali, su un lato si vede l'apparato per il solenne sacrificio dei suovetaurilia, dei sus, ovis, e taurus, dei suini, ovini e tori, sul lato opposto all'iscrizione è raffigurato l'imperatore in trionfo, che effettua il sacrificio alla presenza della statua di Marte e della dea Roma seduta, l'altro lato raffigura la processione di nove personaggi.

I Rostra, o Rostri erano le tribune del foro romano dalle quali i magistrati tenevano le loro orazioni, una sorta di podio sul quale salivano gli oratori politici, il nome deriva dai Rostri che ne ornavano la parte frontale e che erano degli elementi che i romani  nel 338 a.C. tolsero alle navi di Antium, attuale Anzio, durante la guerra latina.  I Rostra furono trasferiti dal Comizio in questo luogo da Giulio Cesare, quando cambiò l'orientamento del Foro, portandolo in asse con il Tabularium e con le due basiliche la Giulia e l'Emilia. I Rostri repubblicani rimasero in uso finchè non vennero demoliti per fare spazio al Foro di Cesare.

Basilica Porcia andata distrutta, fu la prima basilica civile costruita nell'antica Roma. Venne eretta per volere del censore Marco Porcio Catone nel 184 a.C. e assunse il suo nome. L'edificio si trovava nel Foro Romano. Venne realizzata da Catone per amministrare la legge e come luogo di incontro per i commerci, nonostante una forte opposizione. Sorgeva a ovest della Curia, su un terreno comprato dallo stesso censore precedentemente occupato da negozi e case private. Molti processi vennero tenuti all'interno della basilica. L'edificio andò distrutto durante il funerale di Publio Clodio Pulcro nel 52 a.C. insieme alla Curia. L'incendio, divampato davanti alla Curia dove era stata posizionata la pira su cui doveva essere bruciato il corpo, si diffuse da questa agli edifici vicini, tra cui proprio la basilica Porcia. Le rovine dell'edificio vennero probabilmente abbattute lo stesso anno e non si procedette alla ricostruzione.

Umbilicus Urbis Romae, era alla estremità posteriore dei rostri, posto nel Foro Romano, nei pressi dell'arco di Settimio Severo e del Tempio della Concordia, è una piccola costruzione rotonda a mattoni, parzialmente conservata, ricoperta di marmi bianchi e colorati. Sulla cima doveva ergersi una colonna o una statua, .eretta forse nell'età di Settimio Severo per simboleggiare il centro ideale e sacro della città, simile agli "omphaloi" delle città greche. Si trova accanto alla tettoia che serve a coprire una antica parte del Volcanal.

Miliarium Aureum, è una grande colonna miliaria innalzata da Augusto nel 20, intorno a questa colonna erano segnate in caratteri d'oro le distanze tra Roma e le Province dell'Impero, alcuni pezzi della colonna marmorea di 1,20 metri di diametro e adornata con piccole palme in rilievo  si trovano nei pressi del tempio di Saturno e sembra  che abbiano a vuto un restauro nel III secolo d.C.

Vulcanal, o Vulcanale al Foro Romano, scomparsa, era un'ara dedicata al dio Vulcano, un antichissimo santuario, sopra il Comitum, nell'area Volcani, un'area all'aperto ai piedi del Campidoglio situata nell'angolo nord-occidentale del Foro Romano.Il luogo è sotto una tettoia dietro i rostri, e sembra che questo altare sia stato eretto da Tito Tazio a Vulcano. In questo luogo si veneravano anche un albero di loto e un albero di cipresso che la tradizione voleva essere più vecchi della città di Roma. Qui vi era anche una quadriga in bronzo con la statua del dio Vulcano,  una statua di Romolo ed un'altra statua di Orazio Coclide. L'area è di 3,95 metri x 2,80 metri, ed era limitata da un muro di tufo cavato sul posto mentre il nucleo interno dell'altare era formato dalla roccia stessa, che in quel punto saliva per la natura del colle fino ad oltre cinque metri sul piano del Comizio. Nel santuario si trovavano un'ara dedicata al dio ed un fuoco perenne. Secondo la tradizione romana, il Volcanal era stato dedicato da Romolo al dio Vulcano, e sembra che sempre Romolo abbia collocato qui una quadriga di bronzo dedicata al dio, quadriga che forse era parte del bottino di guerra dopo la sconfitta ai Fidenati ma secondo Plutarco la guerra in questione fu quella contro Cameria, sedici anni dopo la fondazione di Roma. Romolo vi pose anche un suo monumento commemorativo, una statua con un'iscrizione contenente la lista dei suoi successi redatta in caratteri greci ; secondo Plutarco, Romolo  era rappresentato incoronato dalla Vittoria. Inoltre il re avrebbe piantato nel santuario un albero di loto sacro, che esisteva ancora ai tempi di Plinio il Vecchio e che si riteneva tanto antico quanto la città stessa. Si è ipotizzato che il santuario risalisse all'epoca in cui il Foro era ancora fuori della città. Il Volcanal è menzionato due volte da Tito Livio in merito al prodigium di una pioggia di sangue avvenuto nel 183 a.C L'area Volcani, probabilmente un locus substructus, era circa 5 metri più alta rispetto al Comitium e da essa i re e i magistrati della prima repubblica, prima che fossero costruiti i rostra, si rivolgevano al popolo. Sul Volcanal c'era anche una statua in bronzo di Orazio Coclite, che era stata qui spostata dal Comizio, un locus inferior, dopo essere stata colpita da un fulmine. Aulo Gellio racconta che furono chiamati alcuni aruspici per espiare il prodigio, ma questi mossi dal malanimo fecero spostare la statua in un luogo più basso dove non batteva mai il sole. L'inganno fu però scoperto e gli aruspici giustiziati; in seguito si scoprì che la statua doveva essere posta in un luogo più alto e così fu fatto sistemandola nell'area Volcani. Già nel 304 a.C. nell'area Volcani fu costruito un tempio alla Concordia dedicato dall'edile curule Gneo Flavio. Secondo Samuel Ball Platner nel corso del tempo il Volcanale sarebbe stato sempre più ristretto dagli edifici circostanti fino ad essere ricoperto del tutto. Il culto era comunque vivo ancora nella prima metà età imperiale, come testimonia il ritrovamento di una dedica di Augusto nell'anno 9 a.C. Agli inizi del XX secolo furono ritrovate, dietro l'Arco di Settimio Severo, alcune antiche fondazioni in tufo che probabilmente appartenevano al Volcanale e tracce di una specie di piattaforma rocciosa, lunga 3,95 metri e larga 2,80, che era stata ricoperta di cemento e dipinta di rosso. La sua superficie superiore è scavata da varie canaline e di fronte ci sono i resti di una canale di drenaggio fatto di lastre di tufo. Si avanzò l'ipotesi che si trattasse dell'ara stessa di Vulcano. La roccia mostra segni di danni e di riparazioni e nella superficie ci sono alcune cavità, rotonde e squadrate, che hanno una qualche rassomiglianza con le tombe e sono perciò state considerate tali da alcuni autori in passato, specialmente von Duhn, il quale, dopo la scoperta di antiche tombe a cremazione nel Foro, ha sostenuto che in origine il Volcanale fosse il luogo dove venivano bruciati i corpi.

L'arco di Augusto ,scomparso, è un arco trionfale eretto nel Foro Romano in onore di Augusto, in realtà gli archi erano due : l'arco partico e l'arco aziaco, si è potuto appurare che erano due opere distinte, collocate a distanza ravvicinata. L'arco di Augusto era simmetrico rispetto al tempio del Divo Giulio, all'arco di Gaio e Lucio Cesari, e chiudeva quindi scenograficamente il lato est del Foro Romano, secondo una nuova disposizione voluta  da Augusto che aveva escluso alla vista i più antichi monumenti della Regia e del tempio di Vesta. E' scomparso e ne rimane solo un capitello dorico. L'Arco era a tre fornici, decretato nel 19 a.C. dal Senato e dal popolo romano in ringraziamento delle insegne militari recuperate ai Parti, come si legge sulle monete commemorative. Nei fianchi dell'arco erano collocate le lastre marrmoree con i fasti consolari e trionfali. Di fianco c'era il tempio dei Castori.

Il tempio di Augusto o Templum Novum  scomparso era un tempio dedicato ad Augusto che fu il primo imperatore romano divinizzato fu detto anche templum novum. probabilmente il tempio si trova sotto le costruzioni alle spalle della Basilica Giulia, in una zona non scavata al di sotto dell'ospedale della Consolazione, dismesso. Il tempio fu edificato da Tiberio figlio adottivo e successore di Augusto, o da Tiberio e Livia Drusilla terza moglie di Augusto e imperatrice; venne completato da Caligola successore di Tiberio, o da Tiberio stesso, che però non lo dedicò Tiberio costruì anche una biblioteca che dal tempio prese il nome di Bibliotheca Templi Novi o Templi Augusti. Il tempio fu distrutto da un incendio, poco prima del 79, poi restaurato, forse da Domiziano, che pare abbia edificato un tempio a Minerva in qualche modo collegato a quello di Augusto. Antonino Pio restaurò pesantemente il tempio. L'ultima testimonianza dell'esistenza del tempio risale al 248.

Arco di Tiberio, scomparso, era un arco trionfale nel Foro Romano, collocato sul Vicus Iugarius poco dopo l'incrocio con la Via Sacra e adiacente al Tempio di Saturno. Era stato eretto nel 16 d.C. da Tiberio per celebrare le campagne vittoriose del figlio adottivo Germanico. Era il terzo arco agli angoli della piazza del Foro, completato nel 203 dal quarto arco, dedicato a Settimio Severo. Dell'arco esiste una raffigurazione sul rilievo dell' Oratio nell'Arco di Costantino, ambientata proprio nei vicini Rostri. Di questo arco, oggi, non rimane alcuna traccia.

Colonna di Foca al Foro Romano, di Roma, è la colonna più alta presente al Foro Romano, è alta 13,60 metri, fu costruita utilizzando parti di una colonna più antica del II secolo d..C. La colonna di Foca presenta delle scanalature ed ha un capitello corinzio, fu l'ultima delle colonne erette al centro della città di Roma, venne innalzata nel 608 d..C. in onore dell'imperatore bizantino Niceforo Foca, che donò a Roma, al Papa Bonifacio IV, il più importante tempio pagano il Pantheon, che venne convertito nella chiesa cristiana di Santa Maria ad Martyres. Probabilmente in origine la colonna aveva alla sua sommità una statua d'oro, qui vi è una dedica, rivenuta durante gli scavi del 1813, alla base della colonna, curata dal patrizio ed esarca bizantino Smaragdo che recitava i ringraziamenti della Chiesa Cristiana all'Imperatore per il dono fatto, tradotta dal Latino : "All'ottimo clementissimo e piissimo principe, nostro signore Foca, imperatore perfetto, coronato da Dio trionfatore, sempre Augusto Smaragdo già preposto al sacro palazzo patrizio ed esarca dell'Italia, devoto alla sua clemenza per gli innumerevoli benefici della sua pietà e per la tranquillità procurata all'Italia e per la libertà conservata pose sopra quest'altissima colonna la statua della sua maestà, fulgida per lo splendore d'oro, a perenne gloria di lui e la dedicò il primo giorno del mese di agosto nell'undicesima indizione, il quinto anno dopo il consolato della sua pietà". Purtroppo poi dal 608 d..C. iniziò il progressivo stato di abbandono del Foro Romano. La statua doveva rappresentare la supremazia di Roma, che stava cedendo alla pressione Longobarda,. Precedentemente la colonna era dedicata a Diocleziano con una iscrizione a lui dedicata, ma poi cancellata per far posto a quella attuale. La colonna di Foca era davanti i "rostra" nel Foro Romano, il rostrum era un pesante oggetto di sfondamento che era montato sulla prua delle navi romane per affondare le navi nemiche, in genere era un unico pezzo in bronzo. vedi : Colonna di Foca.

Vicus Jugarius, foro Romano, corrisponde, insieme alla via della Consolazione, all'antico vicus Jugarius dove abitò anche Ovidio che congiungeva il Foro Romano al Foro Olitorio, subito fuori la porta Carmentalis. Incerta l'origine del nome: probabilmente deriva dalla presenza di un altare di Iuno Iuga, ossia Giunone che univa in matrimonio iungere oppure dalle botteghe di costruttori di gioghi iuga per i buoi in relazione al vicino Foro Boario. La via, correndo sotto le estreme pendici del Campidoglio, era la continuazione, in questo tratto, dell'antichissima "via Salaria" che congiungeva la Sabina alla valle del Tevere.

Foro propriamente detto, era la piazza della Roma antica, i cui confini erano i Rostri, il Lapis Niger, la Basilica Emilia, il tempio di Cesare, l'arco di Augusto, il tempio dei Castori, la Basilica Giulia. Alla fine della Repubblica quest'area era ancora libera e serviva come centro di ritrovo per tutta la popolazione di Roma. Durante l'impero questa piazza fu riempita di edifici, perse la sua funzione originaria e si diede quindi inizio alla edificazione dei Fori Imperiali per avere un altro luogo rappresentativo per la città. In questa piazza si andava oziando a passeggio, o si pattuivano i contratti agricoli, o si discutevano le cause civili dai Rostra cui assistevano anche la popolazione, dal tribunale pretorio si pronunciavano le sentenze che poi venivano affisse alle pareti dei Rostri, insieme alle liste di proscrizione con gli editti dei magistrati e con le altre pubblicazioni di carattere ufficiale.
Tutti i sacrifici più importanti, specie nelle occasioni di grave pericolo per la repubblica e tutte le feste religiose avvenivano nel Foro. Qui si tenevano anche i banchetti sacri e le preghiere espiatorie, per il Foro passavano le processioni, la pompa trionfale e la pompa circense, spesso avevano luogo qui le esecuzioni capitali dei condannati politici, i combattimenti dei gladiatori e i funerali dei personaggi celebri specie se morti assassinati, o di morte violenta, come avvenne per la morte di Cesare. La gente che frequentava il foro aveva un luogo di incontro presso la basilica Emilia. Qui c'era anche il traffico dei mercanti, vestiti con i loro costumi da tutte le regioni dell'impero.  C'era qui una moltitudine di persone affaccendate negli affari, nella politica, che acclamavano all'oratore di turno, ed anche gente corrotta e spesso venduta.

Pavimento del Foro, nel tratto tra i Rostri e la Colonna di Foca, in senso obliquo alla fronte della tribuna oratoria si aprono nel pavimento due file di pozzi rituali dell'età di Silla, più avanti si nota una piccola area quadrata, chiusa da un gradino di marmo e nell'interno priva di lastricato , in questo spazio si trovava la statua di Marsia ed i tre alberi storici il fico, l'olivo e la vite.  A sud il pavimento del foro è interrotto da un diverso latricato che appartiene agli ultimi tempi della repubblica, ha la forma di un poligono irregolare e presenta sui lastroni di travertino tracce di are o basi marmoree. Qui si trova il Lucus Curtius.

Lacus Curtius, foro romano, è una specie di pozzo che ricorda l'antica palude che occupava la valle del Foro che venne poi prosciugata conservando però il suo carattere sacro. Il nome deriva da un certo Mezzio Curzio che sembra si sia gettato nella voragine mentre montava il suo cavallo, nel tentativo di salvare al prezzo della sua vita la patria in pericolo, è stato raffigurato in un rilievo che si trova nel museo Nuovo dei Conservatori che nella facciata posteriore porta il nome del pretore Lucio Nevio Surdino.

Base Equus Costantini, della quale resta al Foro Romano solo una porzione del nucleo centrale in laterizio un tempo rivestito con lastre marmoree.

Base Equus Domitiani, al foro per una statua di dimensioni colossali della quale rimane solo uno spazio vuoto sul pavimento, dovuto alla distruzione della parte superiore del basamento. La forma era rettangolare e poggiava su una massiccia fondazione nella quale erano incastrati tre grossi blocchi a forma di parallelepipedo di travertino destinati ad imperniare i piedi del cavallo mediante grandi sbarre in metallo che attraversavano tutto il basamento superiore. Per la costruzione di questo colossale monumento vennero ostruiti alcuni cunicoli sottostanti ed andarono probabilmente distrutte alcune tombe preistoriche, infatti è stato rinvenuto un quarto blocco di travertino al un livello ancora più basso all'interno dei quale vi erano dei vasi appartenuti a tombe del IX o dell'VIII secolo

Vicus Tuscus, vico Etrusco, al foro romano, inizia al Foro all'altezza della Basilica Iulia e il tempio dei Castori, il nome Tuscus ha relazione con il quartiere degli Etruschi concesso da Tarquinio il Superbo ad abitazione degli artisti provenienti dall'Etruria e chiamati a Roma per lavorare alla costruzione del Tempio di Giove, era una antichissima strada corrispondente in gran parte alla attuale via di San Teodoro che arrivava fino al Circo Massimo, attraverso il Velabro e il Foro Boario fino ad arrivare a Santa Prisca. Il toponimo deriva dal linguaggio tosco umbro antico perchè gli umbri precedettero gli Etruschi in Toscana, li chiamarono Tursckum, o Tyrreni. L'antico vicus Tuscus aveva attinenza con coloro che più tardi i latini chiamarono etruschi. Etruschi erano i mercanti che lungo questo vico avevano le loro botteghe. La strada era dedicata al commercio di costose stoffe e profumi d'importazione, che nel tempo le fecero cambiare il nome in Vicus Turarius, borgo dell'incenso. Qui vi si svolgevano anche le processioni sacre che durante i giochi circensi portavano le effigi degli idoli dal Campidoglio al Circo Massimo. Plauto attesta  che intorno al 193 a.C. questo era anche luogo di prostituzione maschile. Sul vicus Tuscus prospettano due importanti edifici il vestibolo Domiziano e gli Horrea di Agrippina.

Ima Sacra via, è la via che passa trasversalmente tra la Regia e il Tempio di Vesta. Qui vi sono alcune grandi basi di mattoni con colonne, e si è nel Foro propriamente detto, la vera piazza di Roma, i cui confini erano i Rostri, il Lapis Niger, la Basilica Emilia, il tempio di Cesare, l'Arco di Augusto, il tempio dei Castori e la Basilica Iulia. Questa area della piazza del Foro  che alla fine della Repubblica era quasi completamente libera e serviva come centro di ritrovo per tutta la popolazione, fu durante il periodo imperiale, avendo perso il carattere originario, occupata da vari edifici che la restrinsero sempre più e la ridussero più che altro a luogo rappresentativo. Pertanto vennero edificati i nuovi Fori Imperiali, più grandi e più adatti per le funzioni della città di Roma. In epoca Repubblicana, comunque, qualsiasi deliberazione importante, o comizio popolare avveniva nel Foro. Qui si pattuivano anche i contratti agricoli, mentre dai Rostra si discutevano le cause civii, cui assisteva la popolazione. Dal Tribunale pretorio si pronunciavano le sentenze che poi venivano affisse alle pareti ei Rostri, insieme alle liste di proscrizione, agli editti dei magistrati ed altre pubblicazione a carattere ufficiale. Tutti i sacrifici più importanti specie in caso di pericolo grave della repubblica e tutte le maggiori feste religiose avvenivano nel Foro, dove talvolta si tenevano gli stessi banchetti sacri e le preghiere espiatorie. Per il Foro passavano le processioni, la pompa trionfale e la pompa circense. Spesso avevano qui le esecuzioni capitali dei condannati politici, i combattimenti dei gladiatori e i funerali dei personaggi celebri, specie se morti violentemente, come avvenne per Cesare alle Idi di Marzo del 44 a.C.  Gli stranieri avevano un luogo di ritrovo presso la Basilica Emilia. Qui venivano anche i mercanti con i loro prodotti, fin dai più remoti confini dell'impero, vestiti con i loro costumi originali e travolti da tutta quella gente affaccendata dalla politica e dagli affari.

Sacra summa via era il tratto di via Sacra che, nel Foro Romano, andava dalla sella della Velia la collina che univa il Palatino all'Esquilino, in seguito occupata quasi interamente dalla basilica di Massenzio fino alla Regia. La strada era pavimentata in basalto, ed oggi è visibile al livello del primo Impero, precedente alla ricostruzione di Nerone dopo l'incendio del 64, quando la via venne regolarizzata. Questo secondo livello, scambiato per una pavimentazione di epoca medievale, venne purtroppo rimosso durante gli scavi del XIX secolo, nel corso delle quali furono anche demoliti gli edifici di epoca imperiale. Della Summa via Sacra sopravvivono solo alcuni.

Media Sacra via, è il tratto della via Sacra al Foro Romano che andava fino al tempio di Cesare. Qui vi sono una serie di monumenti che si estendono tra la via Nova e la via Sacra e tra questi un complesso di costruzioni che racchiudevano i pilastri di un vastissimo portico, che è stato definito come il Porticus Neronis e gli Horrea Margaritaria.

La via Nova al foro romano è il tracciato stradale quasi parallelo alla via Sacra, e che attraversa con andamento rettilineo la pendice nord del Palatino, fu aperta per l'affollamento commerciale che si svolgeva in questa zona del foro, da una parte sale al clivo Palatino passando tra le costruzioni imperiali e la casa delle Vestali, la attuale strada basolata della via Nova è riconducibile ad una sistemazione urbanistica di prima età imperiale, probabilmente neroniana. Scavi recenti hanno accertato che sulla via Nova vi era una domus  di età tardo repubblicana. Le costruzioni  che si trovano qui presentano fasi che vanno dall’età flavia all’età severiana. Si tratta per lo più di botteghe e ambienti di servizio, ma anche di abitazioni a due piani che conservano resti di pitture e  resti di pavimenti in mosaico bianco nero, nei piani inferiori vi erano vasche e banconi, certamente utilizzati per attività lavorative. Gli archi che attraversano la strada, sono databili ad età severiana, dovevano avere una funzione sostruttiva e di contrafforti dei piani superiori. Le alte arcate a più piani che prospettano  sul Foro romano sono gli ambienti che l’imperatore Adriano realizzò, facendo avanzare fino alla via Nova il fronte della Domus  Tiberiana, con un risultato architettonicamente spettacolare. Il palazzo di Tiberio è la prima delle residenze imperiali concepita in maniera unitaria sul Palatino e per quanto i suoi resti su questo versante siano imponenti, essi costituivano solo il piano sostruttivo del Palazzo, al posto del quale oggi  restano gli Orti Farnesiani, costruiti alla metà del Cinquecento dal Cardinale Alessandro Farnese, nipote di Paolo III. Sulla via Nova si trovano anche il Porticus Neronis Horrea Margaritaria.

Clivus Palatinus foro Romano, si trova sul Palatino a Roma, va dalla via Sacra, nei pressi dell'Arco di Tito e sale verso il Palatino, ne restano diversi tratti pavimentati, il clivus Palatinus attraverso la antica e scomparsa porta Mugonia portava all'alto del colle, dove i Flavi eressero il loro palazzo. Anche questa via al tempo di Nerone venne rialzata e si possono notare le tracce di entrambe le pavimentazioni a differenti altezze.

Tempio del Divo Giulio, Templum Divi Iuli, Foro Romano, edificato in onore di Giulio Cesare, nel luogo stesso dove il suo cadavere venne gettato dopo essere stato trafitto da 23 colpi di pugnale infertigli nella curia del teatro di Pompeo, qui venne cremato in un rogo, le ceneri raccolte in un'urna, che furono poi tumulate nel Mausoleo della gens Giulia nel Campo Marzio, mentre qui nel Foro gli fu dedicato un piccolo tempio, una costruzione con sei colonne ioniche, all'interno c'è una primitiva ara racchiusa in un ambiente semicircolare e chiusa da una parete in blocchi di tufo squadrati. Davanti vi era un podio ornato con i rostri in ossequio al progetto di Cesare di trasferire qui i rostri che erano sul lato opposto. Un tempo la parte del tempio verso la via Sacra era ornato da un portico, i cui frammenti del cornicione insieme a quelli del pronao del tempio sono raccolti entro il basamento della cella. Tra il Tempio dei Castori e il Tempio di Cesare c'era l'Arco di Augusto.

Tempio dei Castori, detto anche tempio dei Dioscuri, è uno degli edifici del Foro Romano che ha mantenuto in piedi parte della sua trabeazione, la leggenda narra che mentre i Romani combattevano al lago Regillo contro gli Etruschi ed i Latini nel 496 a.C. mentre la vittoria si delineava favorevole per i romani, due cavalieri furono visti allontanarsi, e nel contempo a Roma due giovani dall'aspetto divino scendevano ad abbeverare i loro cavalli alla fonte di Giuturna nel Foro. Erano i Dioscuri Castore e Polluce  detti anche Castori, che dopo aver aiutato i Romani nella vittoria subito dopo erano corsi a Roma ad avvertire gli abitanti della disfatta nemica. Per ringraziare i due eroi dell'aiuto il dittatore Postumio dedicò loro un tempio proprio vicino alla fonte di Giuturna.  Al periodo di Tiberio nel 6, risalgono le tre magnifiche colonne corinzie ed alcuni avanzi della trabeazione marmorea che sono sul lato posteriore, mentre parte di un tempio intermedio consistente del podio in opera quadrata di tufo con quattro basi delle colonne del pronao  sono del 117 a.C. e si devono a Lucio Cecilio Metello. Il vicus Tuscus divide il tempio dei Castori con la Basilica Iulia.

Arcate Vestibolo di Domiziano sul vicus Tuscus, il vestibolo di Domiziano è scomparso, era sul vicus Tuscus al Foro Romano, era una grande aula rettangolare coperta con una volta a botte oggi interamente caduta che era collegata ad edifici posti sul palatino e probabilmente era un ingresso monumentale di accesso al colle attraverso una rampa carrabile inclinata, parte di questa è visibile nella parte posteriore della chiesa di Sancta Maria Antiqua. Possiamo notare oggi del vestibolo di Domiziano, delle grandi arcate che facevano parte di uno pseudo colonnato addossato a contrafforti per sostenere la grande volta mascherata da un frontone. Sia il portico frontale che quello sul fianco vennero rinforzati poco dopo la loro edificazione con speroni e tramezzi. Ma tutto crollò sia per cattiva fondazione o per terremoti, ed allora l'imperatore Adriano innalzò queste poderose arcate lungo il clivus Victoria, creando una sorta di collegamenti in gran parte lignei tra i vari edifici posti tra il Palatino e il Campidoglio, e che anche questi andarono distrutti durante l'incendio del 64 che arrivò anche alla valle del Foro e al Velabro. L'interno di questa grande aula era decorata con nicchie per le statue forse dei divi Augusti, le pareti ancora oggi mostrano ad una certa altezza l'esistenza di un rivestimento marmoreo. Al di sotto si notano una fitta rete di ampi cunicoli che servivano a raccogliere le acque di scolo del Palatino e a convogliarle verso la Cloaca Massima, A lungo questo edificio è stato ritenuto il Templum Novum del divi Augusti che Tiberio e Livia innalzarono in onore del primo imperatore dopo la sua morte, ma forse il tempio era verso la via della Consolazione nel mezzo di un'area adibita a ritrovo degli ambasciatori stranieri chiamata Graecostadium.

Gli Horrea Agrippiana, al Foro Romano, contigui alla chiesa di Sancta Maria Antiqua,  sono sul vicus Tuscus, antica via che prese il nome da una colonia etrusca che giunse a Roma sotto Tarquinio il Superbo, erano un grande magazzino di cereali, fatto edificare probabilmente da Marco Vispiano Agrippa, la costruzione è in opera quadrata di tufo, sappiamo della sua struttura dai reperti di alcuni frammenti della Forma Urbis. Gli horrea erano formati da 3 grandi cortili coperti con tetti di legno, poggiati su pilastri di mattoni e contornati da celle a doppio ordine, in seguito i cortili furono occupati da case private che ne modificarono il carattere originario. Nel mezzo del cortile maggiore sorge l'edicola dedicata ai numi tutelari degli horrea con una fontana davanti ad essa. Sparsi per tutta la zona ci sono frammenti architettonici in travertino del portico che affacciava sul vicus Tuscus e della trabeazione delle celle interne.

Clivus Victoriae, al foro Romano, è una delle vie che conduceva al Palatino, il tracciato andava dal Foro Boario fino alla scalinata Farnesiana, la  via è visibile dalle arcate della Domus di Domiziano, diventata poi Domus Tiberiana e ampliata la facciata da Adriano fino alla via Nova. Il clivus Victoriae crea un collegamento tra la rampa, la scala Farnesiana e il clivus Palatinus.

Chiesa di Santa Maria Antiqua, al Foro Romano è fondata su un edificio anteriore all'età di Caligola del quale rimane visibile l'impluvium rettangolare orientato con l'asse a nord-est e come gli horrea Aprippiana è situata ad un livello più basso, qui probabilmente c'era l'atrium Gai, una specie di avancorpo del palazzo che poi fu ampliato da Caligola e che si estendeva su questo versante del Foro verso il Palatino, l'ingresso del palazzo fu portato fino al tempio dei Castori, tanto che il tempio  divenne quasi il vestibolo della domus Domiziana. La chiesa si trova in uno degli ambienti domizianei, che probabilmente erano delle stanze sede del Praetorium, che era il corpo di guardia cui era affidata la sorveglianza dell'accesso al Palatino. La chiesa originaria venne edificata nel VI secolo, nel periodo in cui i Bizantini presero possesso di Roma usarono un'aula rettangolare e l'antistante quadriportico el palazzo di Domiziano per fondare una sorta di "cappella palatina" dedicata alla Madonna. Nell'847 la chiesa venne abbandonata  dopo che un terremoto nell'847 fece franare sopra di essa parte dei palazzi sovrastanti e nel 1617 sulle sue rovine venne edificata la chiesa di Santa Maria Liberatrice, abbattuta poi nel 1899 per permetterne la rimessa in luce della precedente chiesa di Santa Maria Antiqua. Il nome, il titolo di Santa Maria Liberatrice e le icone furono trasferiti nel 1909, alla chiesa di Santa Maria Liberatrice al Testaccio. La chiesa ha una forma rettangolare divisa in tre navate, nel muro posteriore c'è un piccolo abside mentre ai lati del presbiterio vi sono due piccole cappelle. Nel cortile quadrato che funge da vestibolo si trovano i resti di un impluvium risalente all'epoca di Caligola e lungo le pareti nicchie, forse per statue di imperatori, e tracce di affreschi dell'epoca di papa Adriano I. A sinistra della chiesa vi è il una rampa che  sale al Palatino.La chiesa di Santa Maria Antiqua aperta al pubblico dal 2012, riveste particolare importanza per i suoi affreschi dipinti tra la metà del VI e del IX secolo. La loro datazione è determinabile con una buona precisione, basandosi su riferimenti tratti dai cartigli e sulla presenza di personaggi ritratti col nimbo, aureola, quadrato azzurro, usato per le persone viventi, mentre quello tondo giallo e oro è riservato a santi e martiri. Questi affreschi rivestono particolare importanza perché vi si può ammirare la prima rappresentazione della Madonna in trono conosciuta. È inoltre un documento fondamentale per la conoscenza della pittura bizantina, perché dopo la crisi iconoclasta del 726, in oriente non è sopravvissuto praticamente nulla di quel periodo. Usciti dalla chiesa di Santa Maria Antiqua a destra si trova una grande stanza absidata chiusa da una transenna in legno, si tratta dell'Oratorio dei Quaranta Martiri.

Oratorio dei Quaranta Martiri, foro Romano, è a sud della antica fonte della Giuturna, vicino alla chiesa di Santa Maria Antiqua, si tratta di una larga stanza absidata edificata a memoria dei 40 martiri soldati che subirono le persecuzioni di Diocleziano in Armenia, scena effigiata nell'abside, gli affreschi sono databili tra l'VIII e il IX secolo dedicati ai 40 martiri di Sebaste (Armenia).

Fonte di Giuturna, Foro Romano, è nei pressi dell'oratorio dei Quaranta Martiri, verso l'arco di Augusto, si tratta di un bacino quadrato di 5 metri per lato, rivestito di marmo e di una piccola edicola che in antico conteneva l'immagine della dea protettrice e di un pozzo con l'imboccatura marmorea, edificato da Barbazio Pollione durante l'impero di Augusto.

Lacus di Iuturnae, è poggiata su un'ara di marmo con sculture su tutti e quattro i lati, sui lati lunghi si vedono i due Dioscuri e la sorella Elena raffigurata come dea della Luce, sui lati corti i genitori Giove e Leda. Il culto dei dioscuri Castore e Polluce era in relazione con quello di Giuturna perchè è a questa fonte che vennero ad abbeverare i cavalli dopo la battaglia del lago Regillo, portando poi ai Romani la notizia della loro vittoria. A questa fonte vi si recavano in antico gli infermi, e per questo motivo vennero edificate delle stanze che sono dietro il lago, nelle quali sono conservati alcuni frammenti di sculture rinvenute durante le opere di scavo del bacino, tra questi una statua di Apollo, copia di un originale greco del V secolo a.C., una statua di Esculapio, dio della medicina. un cavallo che apparteneva ad un gruppo di Dioscuri, il quale adornava un piccolo basamento rettangolare situato nel mezzo del bacino. Qui accanto vi è il Tempio di Vesta.

Tempio di Vesta, al foro Romano, che sembra sia sorto quasi contemporaneamente alla fondazione della città di Roma, che ospitava le vestali, ragazze vergini,  le quali avevano il compito di vegliare il fuoco sacro simbolo della vita di Roma e che non doveva spegnersi mai. Il tempio fu più volte distrutto dagli incendi, e l'ultimo avvenne sotto Commodo nel 191, e venne fatto restaurare da Giulia Domna, moglie di Settimio Severo. Il tempio era circondato da un elegante portico con colonne corinzie  scanalate chiuse da transenne ed era sopraelevato sul piano del Foro per mezzo di una scala, come ci è testimoniato da un rilievo conservato agli Uffizi di Firenze che è però anteriore all'ultima ricostruzione severiana e forse anche a quella dopo il grande incendio di Nerone del 64. Il tempio di Vesta, proprio perchè conservava il fuoco sacro era il più esposto ad incendi ed infatti venne ricostruito più volte. Vi sono almeno 6 fasi di questo monumento: un primo edificio, rotondo, con trabeazone lignea e rivestimento fittile come i templi italici anteriori all'incendio gallico del 380; un tempio misto di pietra e legno databile tra il 380 a.C. e il 241, a.C.; un tempio di pietra in travertino e tufo di epoca repubblicana dal 241 a.C. ad Augusto; un quarto tempio di marmo rifatto in età augustea, forse nello stile di quello rappresentato negli Uffizi di Firenze; un quinto tempio ricostruito dopo il 64, dopo l'incendio di Nerone ed infine un sesto della ricostruzione severiane del quale ci sono rimasti i resti che possiamo ammirare ancora oggi. Il tempio non aveva avuto nessun tipo di inaugurazione, nè vi si poteva adunare il Senato e con conteneva nemmeno immagini, ma solo il Palladio portato via da Troia dal mitico Enea. L'immagine della dea era collocata in una piccola edicola a due colonne a ridosso della casa delle Vestali ed in gran parte restaurata. Di fianco a questa edicola c'è una piccola scala di ingresso all'Atrium Vestae, che era l'atro della casa delle Vestali.

Atrium Vestae, al foro Romano, era la residenza delle sacerdotesse della dea, unico sacerdozio femminile ammesso dai Romani e per questo tenute in grande onore. Il sacerdozio durava 30 anni, durante i quali le vestali erano tenute all'obbligo della castità, pur godendo di una relativa libertà, erano le uniche donne oltre all'imperatrice  a poter girare per Roma in carrozza, assistere agli spettacoli da palchi riservati, ad avere il posto d'onore in tutte le cerimonie, le vestali ricevevano dallo Stato Romano una cospicua dote che poteva spendere a suo favore. La casa delle vestali era molto bella ampia e spaziosa ebbe dei miglioramenti e dei restauri sotto Nerone, Traiano e Settimio Severo. Vi è un grande atrio centrale circondato da un portico a due ordini, quello inferiore con colonne di marmo cipollino, il superiore di breccia, le stanze dove abitavano e quelle dove dove ricevevano  erano sui due piani del lato ovest e sud, mentre a nord vi erano le botteghe  che avevano davanti un porticato a pilastri. Nel mezzo dell'atrio si vedono 3 bacini di fontane con i margini restaurati in epoca moderna, il più grande faceva da impluvio centrale alla casa ricostruita da Nerone e poi da Domiziano. Nel portico si conservano alcune statue ed alcune basi onorarie di Vestali Massime che maggiormente meritarono la riconoscenza dello stato per la castità e la moralità, oltre che per pratica dimostrata nelle cerimonie sacre. In una base, situata presso l'ingresso vi è inciso il nome della vestale, forse una tale Claudia che Prudenzio racconta di aver abbandonato al culto di Vesta per dedicarsi al Dio dei cristiani e che fu quindi radiata dai ruoli. Intorno all'atrio ci sono le camere di abitazione, tra queste si riconoscono il forno, il molino, le terme, le cucine, il lararium, il triclinium. In fondo all'atrio c'è una sala più grande delle altre. chiamata tablinum ma che probabilmente era una specie di sacrestia delle vestali, ha su ciarcuno del lati tre piccole stanze, una per ogni sacerdotessa. Le stanze da letto erano al secondo piano che si elevavav sul fianco meridionale del palazzo prospiciente la via Nova, la via che ancora oggi divide il Foro Romano dal Palatino.

Regia Pontificis, al Foro Romano, era strettamente collegata con la casa delle vestali e con il tempio di Vesta. Sembra che Numa Pompilio abbia abitato qui, era sia re che fondatore del culto delle Vestali . Dopo la caduta dei Tarquini la regia divenne la residenza ufficiale del Pontefice Massimo, il quale però abitava in un piccolo edificio annesso alla casa delle Vestali, detto Domus Publica, del quale si vedono i resti in una stanza absidata con pavimento a mosaico che si trova in un tratto di portico e in un impluvio coperto da una tettoia moderna. Per la modestia dell'edificio, quando il potere del pontefice passa all'imperatore la sua sede vene trasferita sul Palatino, e questo edificio venne abbandonato e nel Medioevo vi sorse al suo posto una casa privata, alla quale appartengono avanzi del porticato lungo la via Sacra, mentre le mura della Regia sono appena riconoscibili a fior di terra, in avanzi di blocchi squadrati di tufo. Si compone di due parti una rettangolare più antica ed una triangolare più recente, che conteneva anche i santuari di Marte e di Ops Consiva. Nel piano si notano vari pozzi rotondi molto antichi che forse avevano uno scopo sacro. Alla seconda ricostruzione dovuta a Domiziano Calvino nel 36 a.C. appartegnono gli avanzi architettonici sparsi nei dintorni e molto simili a quelli del tempio di Cesare.

Porticus Neronis, al Foro Romano, situato tra la via Nova e la via Sacra, dove si possono notare un complesso di pilastri che sono i resti di un vastissimo portico fatto a grandi blocchi in travertino, che arrivano fino al confine con la grandiosa basilica di Costantino, il tempio di Romolo e fin quasi alla Regia.  Si tratta della porticus triplex miliarensis, eretta da Nerone che doveva servire da vestibolo di ingresso alla sua Domus Aurea al colle Oppio e che si affacciava fino al Foro Romano. Questa struttura venne iniziata da Nerone prima dell'incendio del 64, ed il portico venne concluso poi occupando parte della via Sacra e del clivo Palatino, ma in realtà questo portico non venne mai terminato, in quanto alla morte di Nerone i Flavi ne interruppero il suo completamento, e la parte esistente venne adibita ad usi pubblici e commerciali fino al tardo impero, in un mercato chiamato Horrea Margaritaria. vedi anche Domus Aurea.

Horrea Margaritaria Porticus Neronis, margaritarii di Sacra via, al foro Romano, facevano parte della struttura del Porticus Neronis, posti tra la via Sacra e la via Nova, qui c'erano i venditori di collane e di altri ornamenti qui vi sono molti resti di tabernae che servivano a questo scopo.

Templum Sacrae Urbis, Foro Romano, era la sede del catasto istituita ai tempi di Settimio Severo nel 203 e che conteneva una enorme rappresentazione marmorea di Roma chiamata "Forma Urbis", e che è arrivata a noi con un centinaio di frammenti, originariamente questa pianta marmorea di Roma era in un luogo compreso tra il Foro Romano e il Foro della Pace, che fu poi trasformato da Papa Felice IV al soglio tra il 526 e il 530 nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano. La nuova Forma Urbis solo in parte riferibile al periodo dei Flavi fu resa necessaria dal grave danno derivato alla pianta nell'incendio del 191 d. C., che distrusse quasi totalmente il Forum Pacis, e che danneggiò  di conseguenza anche l'edificio del catasto urbano romano. La pianta marmorea della Forma Urbis era posta sulle pareti dell'edificio per mezzo di lastre imperniate da arpioni di bronzo ed i fori esistenti sulla chiesa dei Santi Cosma e Damiano hanno permesso di riconoscere il numero e l'ampiezza delle lastre. I monumenti erano più o meno delineati su una scala media di 1:250, la pianta occupava una superficie di 360 mq. vedi : Tempio della Pace.

Tempio della Pace o Foro della Pace, Templum Pacis, detto anche Foro di Vespasiano, è ai fori imperiali, Rione Monti e Rione Campitelli Roma, era destinato a celebrare la vittoria sugli ebrei, e ad esporre le spoglie prese dal Tempio di Gerusalemme, fu inaugurato dall'imperatore Vespasiano nel 75 d.C. fu costruito sul Macellum, il mercato di età repubblicana distrutto dall'incendio di Roma del 64 d.C., il tempio della Pace fu danneggiato dall'incendio del 192 e restaurato dall'imperatore Settimio Severo. Il tempio aveva un carattere sacro, mantenuto fino al IV secolo d.C. Ne abbiamo traccia di questo tempio, grazie, alla mappa della Forma Urbis, del III secolo d..C, e grazie al reimpiego di un ambiente e di una esedra nella Basilica dei Santi Cosma e Damiano e sulla via Tor dei Conti, il tempio era a pianta quadrangolare largo 110 metri per 105 metri, delimitato da mura in opera quadrata di blocchi di peperino e porticato, aveva un ingresso monumentale verso il Foro di Augusto e due esedre quadrangolari. Al centro del lato di fondo era posta l'aula absidata che ospitava la statua della Pace, rappresentata seduta, con un ramo di palma nella mano destra. L'aula era preceduta da un altare e da un pronao esastilo, allineato lungo l'asse del portico e di dimensioni maggiori rispetto ad esso, fiancheggiata da ambienti in uno dei quali sulla parete in laterizi visibile su via dei Fori Imperiali era affissa la Forma Urbis, La Forma Urbis, una enorme mappa di Roma in marmo, di epoca severiana, si trovava in un'aula del Tempio della Pace, del Foro di Cesare, è una delle più importanti testimonianze per la storia della urbanistica romana, sono stati ritrovati purtroppo solo dei frammenti marmorei, in scala 1:250 circa che recano incise l'intera planimetria di Roma in epoca imperiale. vedi : Tempio della Pace.

La Forma Urbis, Rione Campitelli R. X, su via dei Fori Imperiali era una enorme mappa di Roma in marmo, di epoca severiana, realizzata tra il 203 e il 211, si trovava in un'aula del Tempio della Pace,  a ridosso del Foro Romano, del Foro di Cesare, è una delle più importanti testimonianze per la storia della urbanistica romana, sono stati ritrovati purtroppo solo dei frammenti marmorei, in scala 1 : 240 che recano incise l'intera planimetria di Roma in epoca imperiale. Roma venne divisa dall’imperatore Augusto in 14 regiones, e questo provvedimento era stato riprodotto nella Forma Urbis Severiana, che forse come era in uso era anche dipinta, ma non si hanno notizie certe al riguardo. Questa pianta di Roma era una sorta di enorme pianta catastale, appesa al muro di una delle due biblioteche del tempio della Pace, ed era di dimensioni davvero imponenti ed affissa ad una notevole altezza. Era formata da decine di metri quadri di marmo e prevedeva non solo la raffigurazione precisa degli edifici, sacri, pubblici e privati, ma anche la loro esatta caratterizzazione. Tra i frammenti che ci sono pervenuti, possiamo rintracciare anche il celeberrimo Largo Argentina, il Tempio di Pompeo, per raffigurare le colonne, ad esempio, erano disegnati dei punti. La Forma Urbis Romae è un elemento prezioso per la conoscenza di molti edifici, di cui se ne sa da documentazioni scritte l’ esistenza ma di cui purtroppo oggi non esistono resti nè tracce a livello archeologico. Vedi : Forma Urbis.

Basilica dei Santi Cosma e Damiano, Rione Campitelli, Roma, in via dei Fori Imperiali, sorge sulla biblioteca dell'antico Foro della Pace e l'aula posteriore del Tempio del Divo Romolo al Foro Romano, donati nel 527 da Teodorico e Amalassunta al Papa Felice IV, che la fece costruire. Vicino alla nuova entrata del complesso ci sono due stanze, con la pavimentazione marmorea originale del Foro della Pace esternamente è visibile dai fori il muro su cui erano affisse le 150 lastre di marmo che componevano la Forma Urbis Romae. La basilica fu costruita riadattando un paio di ambienti del Tempio della Pace, a cui si accedeva dal lato del Foro Romano tramite un atrio di ingresso a pianta circolare, già trasformato da Massenzio in un tempio che, secondo una tradizione medievale era dedicato al proprio figlio divinizzato, morto prematuramente (tempio del Divo Romolo). Nel 1632 papa Urbano VIII ordinò il restauro della basilica. Il lavoro, progettato da Orazio Torriani e diretto da Luigi Arrigucci, tra i lavori ci fu anche il rialzamento di ben 7 m del livello del terreno, che fu quindi portato alla quota del Campo Vaccino, in modo da evitare infiltrazioni d'acqua. L'antico pavimento della basilica è tutt'oggi visibile nella "chiesa inferiore", costituita negli spazi originari attualmente interrati. Il tempio venne donato da Teodorico il Grande re degli Ostrogoti, e da sua figlia Amalasunta nel 527 a papa Felice IV, insieme alla biblioteca del Foro della Pace e il papa unì i due edifici per formare una basilica dedicata ai due santi greci, Cosma e Damiano, in contrasto con l'antico culto dei Dioscuri, Castore e Polluce, che erano stati venerati sino alla chiusura nel vicino tempio situato nel Foro Romano. E' dedicata ai due medici che subirono il martirio nel 303 mediante decapitazione, dopo aver resistito al rogo, alla lapidazione e alle frecce. La chiesa fu totalmente rinnovata nel 1562 su disegno di Orazio Torriani, da Luigi Arriguccu, sotto Papa Urbano VIII, il cui stemma è nel soffitto a cassettoni, e vi è annesso un convento; la chiesa nel 1947 ebbe un nuovo prospetto, opera di Gaetano Rapisardi. Nel 1947 la vecchia entrata attraverso il cosiddetto "tempio di Romolo" venne chiusa e sostituita da un nuovo ingresso realizzato su via dei Fori Imperiali. Contemporaneamente il tempio di Romolo fu ripristinato nello stato di epoca romana. Si accede alla chiesa da un chiostro opera di Francesco Allegrini, notevoli nell'abside i mosaici del VI secolo raffiguranti, Gesù fra i Santi con Papa Felice che presenta il modello alla chiesa. All'altare maggiore si può ammirare La Madonna della Salute, una tavola romana del XIII secolo. Nel vestibolo c'è un grandioso Presepe Napoletano del Settecento, donato nel 1939 da una famiglia monticiana di origine napoletana, Cataldo Perricell. Il presepio è lungo 15 metri largo 9 metri e profondo 7 metri, presenta le statuine su uno splendido scenario opera dello scenografo Amleto Toccafondi, impreziosito dalle pittoresche case case e da una monumentale grotta incorniciata tra colonne in rovina. Negli anni furono rubati alcuni elementi ma tutto il complesso venne restaurato e integrato da Giulio Strauss, ed è visibile al pubblico dal 1994.

Chiostro della Basilica dei Santi Cosma e Damiano, al Foro Romano, ingresso da via in Miranda, il chiostro francescano edificato dall'Arrigucci è decorato dagli affreschi di Francesco Allegrini rappresentanti "Storie di S.Francesco" e del beato Luchese. Il chiostro è a pianta rettangolare con sei arcate nei lati lunghi e tre nei lati corti, tutte rette da pilastri, presenta al centro una caratteristica fontana.

Campo Vaccino, Foro Romano, rione Campitelli, era il nome con cui dal XVI al XVIII secolo veniva chiamata l'area in cui era sorto l'antico Foro Romano a Roma. Il nome, attestato in una bolla pontificia di papa Sisto V del 1589, deriva dal mercato delle vacche che vi si teneva, regolato dal Governatore della Dogana di Campo Vaccino. Vi si trovava una fontana-abbeveratoio di Giacomo Della Porta, costituita da una vasca in granito e da un mascherone: smantellata nel XIX secolo, la vasca venne spostata sotto l'obelisco del Quirinale in piazza del Quirinale, mentre il mascherone si trova oggi in una fontana moderna a piazza Pietro d'Illiria. Con l'occupazione napoleonica e in seguito, sotto papa Pio VII, si iniziarono i lavori di scavo nel Foro e si pose fine al mercato.

Arco dei Fabi, Arcus Fabius Massimus, Foro Romano, non si sa dove fosse esattamente, è scomparso, forse era poco a nord della Regia, sulla via Sacra, innalzato per la vittoria riportata sugli Allobrogi, bellicosa tribù celtica della Gallia, di questo arco restano pochi avanzi in direzione del tempio di Cesare. In un passo di Cicerone è detto che questo arco come quello di Augusto, situato sul lato opposto, formavano un suntuoso ingresso al Foro per coloro che venivano dalla Summa Sacra Via. Nel XVI secolo furono scoperti vari frammenti e delle iscrizioni che tutt'ora si vedono ai margini della stessa via Sacra.

Tempietto rotondo di Bacco, Foro Romano, scomparso, sulla via Sacra è un blocco marmoreo ricurvo con una figura di danzatrice, unico resto di questo tempio, che forse era solo una semplice edicola che insieme al Tempio di Cibele si trovava tra il Foro e il Palatino, sembra come si legge da una iscrizione in un frammento del fregio sia stato restaurato dall'Imperatore Antonino Pio, a ricordo di questo tempio vi è anche una moneta coniata sempre sotto Antonino Pio.

Tempio di Antonino e Faustina, Foro Romano, elevato su un'alta scalinata, il tempio presenta sei colonne di cipollino in stile corinzio alte 10 metri, ha un architrave riccamente decorato ed è uno degli edifici più belli del foro. L'iscrizione sull'architrave mostra che fu dapprima dedicato alla sola Faustina e poi dopo la morte di Antonino Pio anche a lui per decreto del Senato. Le pareti esterne sono ben conservate, in ambedue i lati, sono in muratura massiccia ed erano rivestite di lastre di marmo inquadrate da lesene. Sui fusti delle colonne del portico si vedono incise numerose figure, tra queste una Venere, una Vittoria, un Ercole, oltre a graffiti cristiani. Due frammenti di statue colossali, una maschile ed una femminile furono rinvenuti ai piedi del tempio, probabilmente erano i simulacri di Antonino e Faustina, e che ora sono collocati nel pronao. All'interno di questo tempio in epoca medioevale venne istituita la chiesa di San Lorenzo in Miranda.

Chiesa di San Lorenzo in Miranda, Foro Romano, Roma, è nell'antico tempio di Antonino e Faustina, il tempio venne trasformato in chiesa cristiana nel VII secolo, poi, nel 1536 le sovrastrutture cristiane vennero rimosse per far vedere l'imponente colonnato all'imperatore Carlo V in visita a Roma dopo il saccheggio dei Lanzichenecchi. Nel Seicento si ebbe la ricostruzione della chiesa, ma si utilizzò la sola cella del tempio, infatti la facciata barocca , opera di Orazio Torriani, si affaccia dietro le sei colonne di cipollino. Questa chiesa venne eretta in memoria del luogo dove San Lorenzo venne processato che si trovava nella vicina prefettura urbana, forse il termine Miranda deriva da Baganda che era il nome con il quale veniva indicata la zona di mercato, oppure si riferisce al nome della fondatrice della chiesa. All'interno, dove c'è l'altare maggiore si trova il Martirio di San Lorenzo opera di Pietro da Cortona, mentre nella cappella a sinistra vi è una Madonna con il Bambino e i Santi opera del Domenichino. La chiesa appartiene al Collegio dei Farmacisti.

Casa di Romolo, o Tempio del Divo Romolo, foro Romano, dedicato al giovane figlio di Massenzio morto nel 307. Oggi il tempio fa da vestibolo alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Il piccolo edificio ha una forma insolita per l'architettura romana, perchè è fiancheggiato da due lunghe celle absidate che si aprono sul fronte con due graziosi piccoli portici a guisa di propilei. La porta di bronzo è ancora quella dell'epoca romana, salvatasi non si sa come dalle depredazioni dei barbari è interessante anche il funzionamento della serratura che si trova al livello della via Sacra, come era al tempo di Massenzio, e cioè dopo i cambiamenti apportati al Foro ad opera di Nerone. Il tempio di Romolo è collegato ad un altro edificio a pianta rettangolare che faceva probabilmente parte del Templum Pacis eretto da Vespasiano, con pareti formate di grandi blocchi squadrati di pietra e fornite di porte ad arco. La parte di nord est subì un restauro in opera laterizia sotto Settimio Severo, il quale fece apporre mediante grappe la pianta architettonica della città di Roma, chiamata Forma Urbis, i cui frammenti sono stati rinvenuti in varie epoche ed ora si trova all'Antiquarium del Celio. Di questo Templum Pacis o Forum Vespasiani si vede parte del pavimento di marmi colorati sul quale resta ancora un segno di un enorme masso in muratura laterizia caduto dalla basilica di Costantino. Sempre alla Basilica di Costantino, tra il Foro e l'Esquilino, c'è una sorta di comunicazione un traforo, che venne lasciato apposta per consentire il passaggio e che fu in uso fino al 1565 con il nome medioevale di Arcus Latronis.

Antico Sepolcreto Arcaico, Foro Romano, vicino alla Casa Tempio di Romolo, è una piccola area libera con un pavimento moderno sul quale sono accennate le piante di alcune tombe circolari e rettangolari, all'esterno di questa area in una cavità coperta da una tettoia si vedono alcune tombe originali, le uniche che si sono mantenute e che sono visibili di questo sepolcreto. Queste tombe appartenevano alla prima età del ferro, databili tra il IX e il VII secolo a.C. e sono due tipile più antiche sono a cremazione con le ceneri racchiuse entro un'urna cineraria, di solito a forma di capanna, custodita entro un pozzetto, mentre le più recenti a pozzo, sono tombe ad inumazione con il cadavere entro una cassa di tufo o di legno, oppure tombe in cui la sepoltura era a diretto contatto con il terreno. Queste tombe, durante gli scavi archeologici avevano le suppellettili funebri intatte, consistenti in rozzi vasi ad impasto, eseguiti senza tornio, altri vasi, monili in bronzo, fibule e armi. Da questo sepolcreto la via Sacra sale e spesso viene indicata con il nome di clivus Sacer.

Carcer, foro Romano, è accanto al Tempio di Romolo, sono delle piccole celle, quasi sotterranee nelle quali c'è la scritta Carcer, che però che piuttosto che un carcere dovevano essere delle stanze adibite a deposito. Forse vi erano conservati gli oggetti preziosi appartenuti ai negozianti del foro.

Clivus Sacer, Foro Romano, è il tratto della via Sacra che sale una volta superato il tempio di Romolo, su questa via in entrambi i lati vi sono numerose costruzioni private, tra queste alcune stanzette appartenute ad una domus repubblicana, e altre case risalenti al II e III secolo dell'impero, fondate anche queste su fabbriche repubblicane fornute di tabernae lungo la via Sacra e sugli avanzi del portico neroniano della Domus Aurea. Tra gli avanzi dell'età repubblicana si distingue un vasto lupanare formato da piccole stanze, poste ai lati dei di corridoi incrociati. Qui si trova il tempio di Romolo. Sull'angolo nord ovest della Basilica di Costantino, vi è un piccolo portico a mattoni che fa parte probabilmente di una casa medioevale alla quale appartiene anche un muro a forma di abside. Marziale attesta che qui vi fosse il tempio del Dio Bacco e precisamente nel punto dove la via divergeva immettendo all'ingresso dei palazzi imperiali del Palatino. Forse gli avanzi di questo tempietto si possono identificare nei frammenti che giacciono sulla via, qui c'è anche un pezzo di architrave con una iscrizione riferibile all'epoca degli Antonini e accanto vi è anche una epigrafe con una Menade in rilievo, una baccante in estasi frenetica per il dio Dionisio

Arcus Latronis, foro Romano, alla Basilica di Costantino, tra il Foro e l'Esquilino, c'è una sorta di comunicazione un traforo, che venne lasciato apposta per consentire il passaggio e che fu in uso fino al 1565 con il nome medioevale di Arcus Latronis.

La Velia, era un colle, oggi scomparso, una propaggine del colle Esquilino, Rione Monti, Roma, fu completamente rasa al suolo durante gli anni trenta, in epoca fascista, era una piccola altura di forma rettangolare che faceva parte del colle Esquilino, e sorgeva tra il colle Palatino e il colle Oppio e raggiungeva il suo punto più alto dove oggi si trova la Basilica di Massenzio, praticamente la parte rimasta è quella all'altezza del clivo di Acilio, del Belvedere Cederna, il punto dove sorge la villa Rivaldi Sivestri su via del Colosseo. Gli sbancamenti furono dovuti alla apertura della via dei Fori Imperiali che collega piazza Venezia al Colosseo. Probabilmente in antico la Velia era un colle a carattere residenziale, che si affacciava sul Foro Romano e il Palatino, avendo ai lati la depressione dell'area dei Pantani ove sorgevano i Fori Imperiali e sul lato più interno la depressione della Suburra e dall'altro lato la valle del Colosseo. Confinava con la Velia la zona delle Carinae, c'è una via sul versante del colle Fagutale, che la ricorda, in realtà il vicus ad Carinas era in un tratto del foro Romano tra il Templum Pacis e gli Horrea Piperataria, poi sostituiti dalla Basilica di Massenzio. Vedi : Colle Velia, la Velia.

Basilica di Costantino detta anche di Massenzio, Foro Romano, un lato della basilica confina con il Foro della Pace, l'ingresso è dalla parte di via dei Fori Imperiali, è una costruzione massiccia, della quale restano 3 enormi stanze con volte a botte, nell'abside maggiore un tempo era collocata una statua colossale di Costantino, i cui resti, ritrovati nel 1490 sono conservati nel Palazzo dei Conservatori. Sembra che Michelangelo si sia ispirato a questa basilica per i piloni della cupola di San Pietro. Questa basilica fu fondata da Massenzio intorno al 308, e poi venne ultimata da Costantino. E' uno dei più grandiosi edifici dell'antichità romana, era a tre navate che formavano un rettangolo lungo 98 metri e largo 74 metri , l'ingresso originario era dal lato della chiesa di Santa Francesca Romana di fronte alla quale c'era un abside. Successivamente venne aperto un ingresso sul lato della via Sacra e venne edificato un secondo abside, nel quale c'era al centro un grande basamento su cui si innalzava probabilmente un tribunale. La volta è a cassettoni con rosoni e ciascun pilastro della navata maggiore doveva avere di fronte una colonna di marmo, in tutto le colonne dovevano essere 8 in marmo proconnesio, di colore bianco e nero. E' probabile che al tempo di Papa Leone IV si ebbe l'inizio della distruzione della navata di sinistra della basilica dovuta ad uno dei più violenti terremoti che la storia di Roma ricordi e poi durante il Medioevo le vennero sottratti  marmi e materiali per le nuove costruzioni. L'edificio a causa di un altro terremoto del 1819 subì ulteriori seri danni ed altre parti dell'edificio caddero nel 1828. Sono rimaste in piedi della Basilica di Massenzio 3 volte di sfondo poste all'ingresso della via Sacra, un tempo questo ingresso era ornato da quattro colonne di porfido. Nel 1613 una colonna che era nella navata centrale venne fatta rimuovere da Papa Paolo V e venne posta a piazza Santa Maria Maggiore , ove tutt'ora è visibile e che sorregge  oggi la statua della Vergine Maria che sorregge tra le braccia il bambino Gesù.  Resti di pitture cristiane sono stati rinvenuti all'interno di questa basilica oltre ad un altare probabilmente parte di una chiesa dedicata in memoria di Simon Mago e che fu distrutta durante il terremoto del 1849.

Arco di Tito, Foro Romano, è sulla sommità della Velia,  proseguendo per il clivus Sacer sulla Summa Sacra via che poi degrada verso il Colosseo e la Suburra, è un arco trionfale ad una sola arcata, posto sulle pendici settentrionali del Palatino, nella parte occidentale del Foro Romano, è il monumento simbolo dell'epoca Flavia. L'arco di Tito fu terminato nel 90, dopo la morte dell'imperatore avvenuta nell'81. L' arco fu eretto a memoria della guerra giudaica combattuta da Tito in Galilea L'arco di Tito si discosta dagli archi dell'epoca augustea per la mole più compatta e robusta con un distacco netto dai modelli dell'architettura ellenistica. L'arco è costruito in opera quadrata di marmo, pentelico fino ai capitelli e lunense nella parte superiore, con uno zoccolo in travertino e un nucleo interno in cementizio. Le fondazioni sono attualmente allo scoperto a causa degli scavi che raggiungono in questa zona il livello augusteo. Le parti dell'elevato oggi in travertino sono dovute al restauro ottocentesco. Sulle due facciate il fornice è inquadrato da semicolonne con fusti scanalati e capitelli compositi, che sorreggono una trabeazione, con fregio. La volta del passaggio conserva una ricca decorazione a cassettoni: al centro è raffigurato in una formella Tito portato in cielo da un'aquila, allusione alla sua apoteosi (divinizzazione dopo la morte). Un piccolo fregio sull'architrave raffigura la pompa triumphalis. I rilievi più interessanti sono i due pannelli che decorano i lati del fornice, che commemorano due fasi del trionfo di Tito dopo la cattura di Gerusalemme del 70, durante la prima guerra giudaica. Il pannello destro mostra l'imperatore Tito sulla quadriga trionfale, incoronato dalla Vittoria. La quadriga è condotta dalla personificazione della Virtus a piedi, mentre le altre due figure allegoriche a fianco del carro sono forse Roma e il Genio del popolo romano, o il Senato. Sullo sfondo si affollano le teste e i fasci dei littori. Sul lato sinistro è raffigurato l'ingresso del corteo nella Porta Triumphalis, che è raffigurata all'estrema destra in prospettiva. Nella scena si vedono gli inservienti che avanzano coi fercula (portantine per oggetti), recando gli arredi saccheggiati al tempio di Gerusalemme tra questi uno dei candelabri a sette braccia, la tavola per il pane di proposizione con i vasi sacri, le trombe d'argento, e le tabelle ansate con iscrizioni esplicative degli oggetti presi e delle città vinte. Nel Medioevo l'arco venne incorporato nella fortezza dei Frangipane coronato da una merlatura in mattoni, fino ai restauri del 1823 di Raffaele Stern e Giuseppe Valadier, ricordati dall'iscrizione di papa Pio VII sul lato ovest dell'attico. A partire dal XVI secolo, sotto il pontificato di Paolo II e di Sisto IV, vennero effettuati i primi restauri all'arco che consistettero nella demolizione di alcuni edifici sul lato sud e nella realizzazione di un contrafforte. Successivamente l'arco fu inglobato nelle strutture del convento di Santa Francesca Romana un tempo Santa Maria Nova e solo nel 1812-24 ebbe inizio l'intervento di liberazione vero e proprio. Ulteriori lavori furono realizzati nel 1901-02, consistenti nell'abbassamento del livello stradale che ne misero in luce le fondazioni.

Case private al di sotto dell'Arco di Tito, Foro Romano, recenti scavi hanno messo in luce alcune costruzioni più antiche appartenenti forse a case private, si nota anche che l'Arco di Tito taglia una parte della via Sacra del periodo Augusteo che era in relazione con la via Sacra del periodo Neroniano con una diramazione che scendeva fino al Colosseo.

Piazza Santa Maria Nova, al Foro Romano, va dalla via Sacra a via di San Bonaventura, Rione X Campitelli, deriva dal nome precedente della chiesa di Santa Francesca Romana che prima si chiamava  Santa Maria Nova. Qui c'è anche l'ingresso all'ex monastero oggi sede del Museo del Foro Romano detto anche Antiquarium Forense.

Basilica Santa Francesca Romana, al Foro Romano, su piazza Santa Francesca Romana, l'entrata è  sul lato che guarda ai Fori Imperiali, fu fatta edificare da Papa Leone IV nell'850 sulle rovine della basilica di Santa Maria Antiqua e per questo si chiamò Santa Maria Nova. Qui era il luogo in cui Simon Mago aveva invano sfidato San Pietro con le sue arti magiche, ed infatti sul transetto destro della chiesa, dietro una grata, si conserva la pietra sulla quale rimasero impresse le ginocchia dell'apostolo mentre pregava Dio di punire la superbia di Simon Mago. Nella seconda metà del XII secolo fu ristrutturata con il campanile e la decorazione dell'abside con uno splendido mosaico raffigurante la Vergine in trono con il Bambino. Venne ricostruita nel 1216 da Onorio III e quando morì Santa Francesca Romana nata nel 1384 e morta nel 1440, che aveva fondato il monastero e l'ordine delle Oblate, venne sepolta qui e la chiesa prese il suo nome. Nel 1615 fu ricostruita con la facciata di Carlo Lombardi e l'intervento di molti altri altristi, all'interno si può ammirare la Confessione in marmi policromi, che fu realizzata dal Bernini. Vi sono anche due immagini della Madonna, una nel tabernacolo e l'altra sull'altare maggiore, nella sagrestia vi è la Glycophilusa, una preziosa icona del V secolo, ritrovata nel 1950 e che era al di sotto di quella dell'altare maggiore. Nella cripta si trova la tomba di Santa Francesca Romana che fu ridisegnata nel 1868 da Andrea Busiri Vici, e che reca un medaglione marmoreo di scuola berniniana. Nella chiesa vi è sepolto anche papa Gregorio XI che fu al soglio tra il 1371 e il 1378, in un monumento funerario eretto dal popolo romano a ricordo del ritorno della sede pontificia da Avignone a Roma. Nell'annesso e antico monastero si trova la Soprintendenza Archeologica di Roma e l'Antiquarium Forense, ricco di reperti del Foro Romano. La mattina del 9 marzo, festa della santa, si svolge davanti alla chiesa nel piazzale del Colosseo, la benedizione delle automobili, in quanto la Santa Francesca Romana è la protettrice delle automobili.

Campanile della Basilica di Santa Francesca Romana, già Santa Maria Nova, al Foro Romano, la basilica è sorta nel IX secolo per sostituire la vicina chiesa di Santa Maria Antiqua che venne  danneggiata dal terremoto dell'847, il campanile a cinque piani svetta sull'area del Foro Romano, fu realizzato durante i lavori di restauro voluti da papa Alessandro III al soglio dal 1159 al 1181, che nel 1161 riconsacrò a Santa Francesca Romana la chiesa. Il campanile addossato alla navata sinistra sorge in posizione arretrata e il suo stile romanico è in contrasto con la facciata barocca della chiesa. Si tratta di uno dei più armoniosi campanili a sezione quadrata ed è  diviso in cinque ordini da cornici marcapiano in travertino, con doppie monofore ora tamponate che ornano i primi due piani, mentre i restanti quattro piani hanno doppie bifore a colonne. Una piccola edicola marmorea sporge sotto il cornicione della cella campanaria, a protezione della Madonna mosaicata. Sulle colonne poggiano capitelli a stampella, piuttosto arcaici nel loro stile, elementi di maiolica e croci equilatere in porfido decorano la superficie. Il campanile, rimasto intatto nella sua struttura muraria, ha ricevuto recenti restauri. La cella campanaria ospita un campana del 1801 e una del 1805.

Chiostro Basilica Santa Francesca Romana al Foro Romano, la parte ottocentesca del convento ospita oggi l'Antiquarium del Foro Romano, e qui , quando è aperto, vi si può vedere un bel chiostro del Quattrocento.

Antiquarium Forense, Foro Romano, il Museo è stato istituito nei primi del 900, si trova  dove un tempo c'era il convento della Basilica di Santa Francesca Romana, l'ingresso è all'interno del Foro Romano sulla piazza di Santa Maria Nova, sull'area dove si trova anche il Tempio di Venere e Roma, tra il Colosseo e l'Arco di Tito. All'ingresso è visibile la statua in marmo di Esculapio con fanciullo nell'atto di sacrificare il gallo,  Al pianterreno del museo, sono raccolti i materiali provenienti dalle esplorazioni stratigrafiche e dagli scavi del Foro e quelli scoperti dal Bartoli nei pozzi presso il Tempio di Vesta, consistenti in ossa di animali e suppellettile domestica databili tra il IX e il VII secolo a.C.. Vi sono esposti anche i corredi funerari rinvenuti nelle tombe, la necropoli arcaica, della quale vengono mostrati un plastico, alcune fotografie e disegni e le ricostruzioni di alcune sepolture. In una sala sono collocate le tombe ad inumazione entro tronchi d’albero appartenenti a bambini e riferibili  alla metà dell'VIII-VII sec. a.C., quando nell’area non venivano più seppelliti gli adulti. Appaiono qui per la prima volta ceramiche greche di importazione. Al primo piano, nei due saloni e nella galleria, sono invece raccolti frammenti architettonici e scultorei, tra cui il fregio della Basilica Emilia con la raffigurazione del mito di Enea e delle origini di Roma. Si segnalano inoltre le sculture provenienti dalla fonte di Giuturna e i ritratti imperiali. Nel chiostro infine è esposta una piccola raccolta di epigrafi.

Tempio di Venere e Roma, Foro Romano, si trattava di due templi perfettamente uguali, l'uno a ridosso dell'altro, aventi due distinti ingressi  uno dal Colosseo che presentava due gradinate, scomparse, che erano poste ai lati della facciata ed un altro dal Foro Romano nei pressi dell'Arco di Tito anche qui con una gradinata che in parte è rimasta. Questo era un tempio monumentale e forse il più bello della Roma antica, una sorta di sintesi tra la architettura greca e quella romana, si ergeva sopra un grande podio o basamento rettangolare che ancora oggi si vede. Era inoltre circondato da colonne in granito in parte conservate. Il complesso era largo 96 metri e lungo  150 metri, All'interno del tempio di Venere e Roma vi era un secondo recinto con colonne e all'interno di questo vi erano i due templi anche questi ornati da colonne di porfido e di altri marmi preziosi di cui restano molti reperti. Le due grandi nicchie erano riservate alle due divinità. Ad Adriano si deve l'edificazione di questa magnifica opera e sembra che ne diresse personalmente anche i lavori. Venere e Roma erano le due dee tutelari di Roma, e all'interno del tempio vi erano collocate le due statue colossali delle dee sedute. Sembra che questo tempio sia stato edificato sulle rovine della Domus Aurea, che benchè grandiosa, era invisa a tutti e che venne smantellata subito dopo la morte di Nerone. Massenzio restaurò il tempio di Venere e Roma, mentre Onorio I nel 623 tolse le tegole di bronzo per utilizzarle per la basilica di San Pietro Parte del materiale di questo tempio fu utilizzato per la costruzione di palazzo Venezia e la gran parte per la costruzione della annessa chiesa di Santa Maria Nuova poi Santa Francesca Romana. Della antica chiesa restano pochi muri ed il campanile che è del XIII secolo.

Piazzale del Colosseo, visibile dalla terrazza del Tempio di Venere e Roma, al Foro Romano, la piazza del Colosseo è tra la via dei Fori Imperiali e la via Claudia, fa parte sia del Rione Monti che del Rione Campitelli, e del Rione Celio, Roma, al centro della piazza c'è l'anfiteatro Flavio, il Colosseo che appartiene al Rione Celio. Tutta l'area della piazza prima ancora che fosse edificato il Colosseo, l'anfiteatro Flavio, era occupata dallo stagnum della Domus Aurea, l'area quadrata accanto al Colosseo ricorda il punto ove era il basamento del colosso di Nerone, e che da il nome di "Colosseo" all'Anfiteatro Flavio, vi è anche un'altra particolare pavimentazione, circolare, in selci e lastre di granito con una iscrizione al centro, che ricorda la Meta Sudante. Vedi piazza del Colosseo.

Colosseo Anfiteatro Flavio, Rione Celio, Roma, fu l'opera più importante voluta dall'imperatore Vespasiano della famiglia dei Flavi, fu realizzato nell'area dei giardini della Domus Aurea di Nerone occupata dallo stagnum, che era un piccolo lago artificiale, alimentato dal rivo Labicano che divideva con il suo letto del fiumiciattolo il monte Oppio dal colle Celio e dal suo emissario che scorreva tra il Palatino e il monte Celio e che arrivava fino al Tevere. Vespasiano decise di edificare qui il Colosseo per ridare al popolo romano quell'area che dopo l'incendio del 64 Nerone aveva usurpato per edificare la sua immensa e grandiosa residenza. Inoltre la presenza dello stagnum permetteva di effettuare i lavori in minor tempo e con meno esborsi di denaro. Alla morte di Vespasiano, nel 79, erano stati edificati il podio, la prima e la seconda cavea con i due ordini di archi esterni. Il figlio Tito completò l'opera a parte alcuni dettagli nell'80.  L'anfiteatro venne però inaugurato dal fratello Domiziano, per la morte di Tito dopo solo 3 anni di regno.  Quindi l'anfiteatro venne completato con il prospetto esterno dell'attico, del portico, con la sistemazione del velario e la realizzazione degli ambienti ipogei dell'arena, corredati di tutte le strutture e delle macchine necessarie all'allestimento, al cambiamento degli scenari,  e allo svolgimento degli spettacoli, incluse le gabbie per gli animali, i piani inclinati mobili, gli elevatori, le quinte mobili, e i depositi vari. Accanto all'anfiteatro come ci racconta Marziale rimase il colosso di Nerone, da cui l'anfiteatro Flavio deriverà il nome di Colosseo. Tito fece anche edificare su parte della Domus Aurea le Terme ad uso pubblico del popolo sempre per rifonderlo del torto subito ad opera del tiranno Nerone. Vedi le foto e le informazioni a Colosseo Anfiteatro Flavio.

Arco di Costantino, piazzale del Colosseo è il più grande arco trionfale, si trova sulla antica Via dei Trionfi, fu  dedicato a Costantino dal Senato e dal popolo nel 315 a ricordo della vittoria contro Massenzio sul Ponte Milvio, e per celebrare i "Decennalia" i 10 anni di regno. Nel Medio  Evo come avvenne anche per altri archi, venne inglobato dalla fortezza dei Frangipane, fu sottoposto a studi e restauri già dalla fine del Quattrocento. E' a 3 fornici e fu edificato sul modello dell'Arco di Settimio Severo. I fornici sono affiancati da  colonne corinzie di età antonina poste su alte basi decorate Ai lati dei fornici sono scolpite Vittorie, geni delle stagioni e divinità fluviali, sopra la trabeazione vi sono le statue dei Daci di età traianea, su tutti i lati scorre un basso fregio di età costantiniana con la rappresentazione della guerra tra Costantino e Massenzio. Sulla parte meridionale il fregio raffigura l'assedio di Verona e la battaglia di Ponte Milvio, nel registro superiore vi sono quattro tondi adrianei con scene di caccia e di sacrifici. Nell'attico ai lati dell'iscrizione vi sono 4 pannelli risalenti all'epoca di Marco Aurelio con scene di campagne militari di Costantino provenienti da un altro monumento eretto in suo onore.Sul lato ovest è raffigurata la partenza dell'esercito da Milano, mentre sul lato est l'ingresso trionfale di Costantino a Roma dopo la battaglia e la vittoria su Massenzio. I tondi superiori riprendono quelli adrianei ma sono dell'epoca di Costantino e rappresentano la Luna , Diana, il Sole, Apollo, mentre i rilievi dell'attico sono due lastre ottenute da un fregio traianeo con scene di battaglia. Nella fronte nord dell'arco, vi è il discorso tenuto alla folla  dai "Rostra" del Foro Romano.

Meta Sudante o Meta Sudans, scomparsa era a piazza del Colosseo, accanto all'Anfiteatro Flavio e l'Arco di Costantino, era una fontana monumentale di età flavia, imponente di forma tronco conica, alta 17 o 18 metri. Sembra che la sua costruzione risalga all'80, il nome Meta indicava la sua forma conica come le mete attorno alle quali nei circhi si doveva svoltare e sudans perché l'acqua che fuoriusciva in tanti piccoli rivoli dava l'idea di sudare dal momento che vi era una palla di bronzo forata da cui usciva l'acqua. Sembra che i gladiatori dopo i combattimenti erano soliti lavarsi a questa fontana. Da recenti ricerche archeologiche è stato attestato ch esisteva una precedente fontana leggermente più bassa di epoca Giulio Claudia e che bruciò nel grande incendio di Roma del 64. I resti della fontana Meta Sudans sono stati demoliti definitivamente tra il 1933 e il 1936 insieme ai resti della base del Colosso di Nerone durante i lavori per la costruzione di via dell'Impero, oggi via dei Fori Imperiali, voluta da Mussolini.I resti della Meta Sudans furono ricoperti con una soletta di cemento lasciandone solo l'ubicazione segnata da sampietrini bianchi.

Colle Palatino vedi le informazioni e le foto della zona archeologica del Colle Palatino.

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Portico Neronias Horrea Margaritaria,  Mappa Monumenti Foro Romano, foto Anna Zelli

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Clivo Argentario, Mappa Monumenti Foro Romano, Roma, foto Anna Zelli

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Largo Salara Vecchia, Mappa Monumenti Foro Romano, Roma, foto Anna Zelli



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