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PONTE SISTO (ROMA)
detto anche ponte di Agrippa, ponte Aurelio, ponte Gianicolense, pons Aurelius,
pons Janucularis pons Valentinianus detto anche ponte Antonino Pio, oggi Ponte Sisto

Ponte Sisto Roma, il ponte Sisto è l' ex ponte di Agrippa, chiamato anche ponte Aurelio, pons Aurelius, pons Janicularis, ponte Gianicolense, pons Valentinianus, ed anche ponte Antonino Pio, oggi Ponte Sisto. Il Ponte Sisto fu voluto da Papa Sisto IV che in occasione del Giubileo del 1475 , altro non fu che un imponente restauro del preesistente romano ponte di Agrippa, limitato alle arcate del ponte e non alle "pile", ovvero i piloni che erano ancora ben conservati. Papa Sisto IV, Francesco della Rovere, aveva promesso a se stesso che se un giorno fosse diventato papa avrebbe ricostruito quel ponte, l'antico ponte di Agrippa, diroccato, che stava davanti alla chiesa di San Salvatore in Onda, a via dei Pettinari, zona Campo de Fiori, perchè ogni volta che doveva recarsi in Vaticano, poteva recarsi li, solo passando per ponte Sant'Angelo; diventato Papa, mantenne la promessa. Nel 1475 l'antico ponte di Agrippa era stato restaurato e ribattezzato ponte Sisto. Era detto pons Aurelius ed anche pons Januculatis, congiungeva la via che oggi si chiama via dei Pettinari, con la via Aurelia vetus alle falde del Gianicolo. La gran parte dei ponti di Roma, collegavano l'antica Roma al Gianicolo, perchè il colle era una delle zone di Roma più densamente popolata, per la sua tranquillità e per l'aria salubre. Antichi codici, chiamano l'antico ponte anche pons Antoninus, forse il nome derivato da Marco Aurelio Antonino, o Antonino Caracalla, ed è probabile che il costruttore sia stato quest'ultimo, in quanto possedeva grandi proprietà a Trastevere. Nel 327 verrà costruito quasi interamente dall'imperatore Valentiniano, pertanto si chiamerà pons Valentinianus, ponte che purtroppo andò distrutto nell'XI secolo e venne definitivamente ricostruito da Papa Sisto IV. Sembra che in antico, ai tempi dell'imperatore Tiberio, forse non proprio esattamente dove oggi è ponte Sisto, ci fosse un ponte di legno, (non si sa per certo se fosse questo o il Cestio),  fatto di larici provenienti dalla Rezia, che da Campo Marzio conduceva alla Naumachia di Augusto in Trastevere. L'antico ponte Aurelio, ebbe vari nomi, pons Antoninus, pons Janiculensis, Fractus, Ruptus, e ponte in Onda, a causa di una terribile inondazione del Tevere che lo travolse nel 792. Nel 1018 ebbe la denominazione pontem fractum ubi de Onda diximus, cioè nel luogo che chiamiamo in "Onda", l'attuale via dei Pettinari dove si trova la chiesa di San Salvatore in Onda. Dal 1479 dopo la ricostruzione viene consacrato come Ponte Sisto. Fu anche detto ponte Rotto, da non confonderlo con l'altro all'isola Tiberina, come si legge in una lapide sul parapetto di destra "pontem nunc quem merito ruptum vocabant". La vera storia di questo ponte inizia il 29 Aprile del 1473, quando il papa con 4 cardinali, pose sulle fondamenta una pietra quadra dove era scritto : "Sixtus IV Pont. Max. fecit fiersi sur anno Domini MCDLXXIII". L'architetto fu Baccio Pontelli, che incorpora nella prima arcata verso Trastevere i resti dell'antico Ponte Aurelio. ponte Sisto è formato da 4 archi ed ha al centro un enorme foro rotondo, che i romani chiamano l'occhialone, e l'occhialone è il metro di misura per i romani per capire se ci possono essere problemi di piena qualora l'acqua lo dovesse superare. Il ponte venne solennemente inaugurato nel 1475, vi è una lapide sulla riva sinistra oggi incomprensibile "ad utilitatem,p(opuli),ro(mani), vi è anche u'altra lapide, dove sta scritto "MCCCCLXXV qui transis Syxti IV beneficio deorum rogavit pontificem optimum maximum diu nobis salvet ac sospitet bene vale quisquis es ubi haec precatus fueris", "tu che passi per la bontà di Sisto quarto, chiedi alla provvidenza divina che ci conservi a lungo ed in buona salute questo pontefice ottimo massimo e tu pure che rivolgi questa preghiera, statti bene chiunque tu sia", "SIXSTUS IV PONT. MAX. Ad utilitatem P.Ro peregrinaeque, multitudinis, ad Jubileum venturare, Pontem hunc quem merito Ruptum vocabant,a fundamentis, magna cura & impensa restituit, Sycstumque suo de nomine appellari voluit", ovvero"Sisto IV pontefice Massimo, ad utilità del popolo romano e della moltitudine di pellegrini , che parteciperanno al Giubileo, questo ponte che giustamente era detto "Rotto", rifece dalle fondamenta, con grande cura e spesa, e volle che dal suo nome fosse chiamato Sisto".  Papa Sisto IV, per l'anno Santo del 1475 oltre al ponte Sisto, inaugurò anche nuove strade come la "via Populis" che portava da Castel S. Angelo a Campo Marzio, la "via Recta", poi chiamata via del Coronari, la "via Florea" poi ribattezzata via del Pellegrno, ci furono in questo anno anche i lavori alla Cappella Sistina, la nascita della Biblioteca Apostolica Vaticana, i restauri dell'Ospedale di Santo Spirito in Sassia, i restauri della chiesa di Santa Maria del Popolo, la costruzione di palazzo Nardini, e la prima pavimentazione urbana con i selci i "sanpietrini". Con l'Anno Santo, si migliorò comunque la viabilità di Roma, e tra queste opere ponte Sisto, che fu una vera necessità dato che nel precedente Giubileo, per la troppa folla di pellegrini erano cadute le spallette di ponte Sant' Angelo ed erano morte centinaia di persone, perchè il ponte S. Angelo era l'unico ponte che collegasse Roma con il Vaticano e San Pietro. Baccio Pontelli per rifare il ponte utilizzò i piloni dell'antico ponte di Agrippa, e lo rifece più stretto del precedente da 9 metri a 6,40 metri, poggia su 4 archi ed ha una lunghezza di 108 metri, e con l'occhiialone al centro, che per i romani funzionava da idromentro fino alla costruzione di quello del Porto di Ripetta. (se l'acqua della piena del Tevere passava per l'occhialone si era in una situazione di estremo pericolo e si prendevano le misure necessarie) In seguito, per visualizzare meglio il livello dell'acqua, furono introdotti, nell'ottocento, degli idrometri, infatti presso ponte Sisto fu rinvenuto uno strumento simile di età romana che dimostrano come le scale graduate fossero presenti anche in tempi antichi. Sotto Papa Pio IV , nel 1567, il ponte Sisto venne restaurato dal Vignola, con l'aiuto dell'architetto Matteo da Città di Castello, e vennero rinforzati anche i piloni. Gran parte dei fondi per la ricostruzione si ebbero da un lascito elargito dal cardinale Giovanni di Torre Cremata ai Domenicani della chiesa di S. Maria sopra Minerva, nei pressi del Pantheon, e parte dalle gabelle imposte alle cortigiane (le escort di oggi) di Roma. Al tempo di Sisto IV, prima della riedificazione del ponte di Agrippa, le due spiagge del Tevere, la Renella sulla riva sinistra e la spiaggetta dell'Arenula sulla riva destra, erano collegate da un traghetto. Il ponte danneggiato dalla piena del 1598 fu restaurato da Papa Clemente VIII, nel 1599, vennero rinnovate la pavimentazione e vennero ricostruiti i parapetti in travertino. Con la grande piena del 1870, si pensò di demolire Ponte Sisto, e di ricostruirlo con arcate più ampie, ma nel 1877, poichè dopo l'unità d'Italia, si amplia anche l'urbanizzazione di Trastevere, e poichè gli unici ponti su questa zona, che vanno dall'Isola Tiberina e ponte S. Angelo, sono  solo ponte Sisto e il ponte di ferro sospeso ai Fiorentini, pertanto si procedette ad "allargare" il ponte,lo si allargò con due marciapiedi pensili in ghisa, con i parapetti traforati a losanghe retti da 8 grandi mensole fissati alle facciate  esterne, e la lunghezza del Ponte che Baccio Pontelli aveva ridotto da 9 metri a 6,40, raggiunse gli 11 metri. La struttura metallica sorretta da mensoloni, corredata da spallette in ghisa, lampioni, fu voluta dai  sostenitori di questo ampliamento al comune di Roma che erano, i famosi,  Terenzio Mamiani, Benedetto Cairoli e Giuseppe Garibaldi. La carreggiata venne usata per le auto ed i marciapiedi per i pedoni. Nel Novecento vennero tolte le sovrastrutture in ghisa Nel 1966 il ponte venne adibito a fiera permanente del libro e dell'Antiquariato, in concorrenza con il mercato di porta Portese e con la Fiera del Libro della Stazione Termini, vennero costruite delle orribili baracche, per fortuna la cosa non durò e le baracche vennero smantellate. Oggi il ponte è limitato al traffico pedonale. Si racconta che durante la guerra gotica il generale Procopio edificò i primi molini ad acqua, che poi divennero una caratteristica del Tevere nel suo tratto urbano. Lo stratega era preoccupato per il sostentamento dell'urbe assediata, pose delle barchette nel punto in cui la corrente era più forte, vi mise delle mole, con un congegno per farle girare, e con l'impeto dell'acqua le mole giravano e macinavano grano per la città. Al lato opposto del ponte Sisto, venendo da Campo de Fiori e via dei Pettinari, c'è piazza Trilussa, intitolata al grande poeta romanesco, il cui vero nome era Carlo Alberto Salustri, 1871 - 1950, al quale nel 1950 venne dedicato un busto bronzeo dello scultore Lorenzo Ferri, sulla facciata del basamento si legge "Mentre me leggo er solito giornale spaparacchiato all'ombra d'un papato vedo un porco e je dico - Addio maiale ! -, vedo un cuccio e je dico - Addio somaro ! - , forse ste bestie nun me capiranno ma provo armeno la soddisfazione de potè di le cose come stanno senza paura de finì in prigione" (sonetto attuale anche ai tempi di oggi, il 2013). In fondo alla piazza Trilussa spicca la fontana dell'Acqua Paola detta anche "Fontanone di Ponte Sisto", venne realizzato nel 1613 da Giovanni Vasanzio e Giovanni Fontana come mostra dell'acquedotto voluto da Papa Paolo V Borgese, che riutilizzò le sorgenti dell'acquedotto di Traiano. L'antico acquedotto imperiale partiva da Anguillara e seguiva il corso di un emissario del Lago di Bracciano. l'Arrone, superato il fosso di Galeria dove incontra l'acquedotto Alsietino, passa la località degli Arcacci, fiancheggia la Cassia fino alla Giustiniana, seguiva la "via Triumphalis" e gli antichi tracciati della via della Pineta Sacchetti e del Casale di San Pio V, percorre l'attuale Villa Pamphili, porta San Pancrazio fino ad arrivare al fontanone di ponte Sisto. Questo acquedotto venne tagliato durante l'assedio dei Goti, da Vitige nel 537, venne poi ripristinato dal generale bizantino Belisario , di nuovo interrotto nel 952 dai Longobardi, venne poi riattivato da Papa Adriano I. Era ancora in uso nel IX secolo, tra il '300 e il '400 lo si utilizzò per servire il Vaticano e i molini del Tevere. Il nuovo acquedotto dell'Acqua Paola, voluto da Papa Paolo V Borghese, venne inaugurato nel 1618. Un tempo il fontanone di ponte Sisto era sulla riva opposta addossato all'Ospizio dei Mendicanti di via Giulia, vi è una grande nicchia con la volta a botte con due colonne ioniche ai lati, che sorreggono l'architrave sormontato dallo stemma pontificio di Papa Paolo V, al soglio tra il 1605 - 1621, nella parte più alta della nicchia, da una apertura sgorgava l'acqua che veniva raccolta da una vaschetta sorretta da una mensola e ricadeva sull'altra vasca poggiata sul livello stradale, vi sono due draghi alati scolpiti a rilievo sul basamento. e due teste di leone che fanno scorrere l'acqua dalle bocchette. Nel 1690 un'altra mostra più spettacolare dell'Acqua Paola venne edificata al Gianicolo, con il nome del "Fontanone del Gianicolo". Nel 1878, anno di costruzione dei muraglioni sul Tevere la fontana di via Giulia venne smontata e messa nei magazzini comunali, nel 1898 venne ricostruita a piazza Trilussa, dove oggi la vediamo ad opera di Angelo Vescovali, ma il disegno originale venne alterato, aggiunse alla struttura una gradinata di 15 scalini. Il ponte Sisto collega oltre la piazza Trilussa a Trastevere anche la piazza San Giovanni della Malva nel Rione Regola.  Il ponte Sisto venne riportato al suo assetto originario dall'architetto Gaetano Miarelli Mariani, con lavori che iniziarono nel 1980 e furono completati per il Giubileo del 2000, venne consolidata l'antica struttura, furono rimosse le sovrastrutture metalliche, ricostruiti i parapetti e recuperato l'originario aspetto quattrocentesco del ponte.

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