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Famiglia Oddi, Viterbo, originaria di Bolsena, dal XV al XVIII secolo, la quale si stabilì a Viterbo tra i secoli XIX e XX.  Si annoverano a Bolsena notai ed esponenti con cariche comunali e militari Claudio Oddi, figlio di Agostino e di Modesta Donzellini, fu anch’egli notaio in Bolsena intorno al 1639-1640,in seguito alle nozze con la viterbese Costanza Sterparelli, si trasferì a Viterbo, dove ottenne la cittadinanza, ma essendogli premorti i figli il suo ramo si estinse, mentre proseguivano gli altri rami a Bolsena. Un tale Giuseppe Oddi, in seguito alle nozze con Caterna Battaglini nel 1802, si stabilì a Viterbo, e fu amministratore dei possedimenti della Famiglia Bussi, suo figlio Paolo Oddi, architetto, fu assistente di Virginio Vespignani e lo coadiuvò nella costruzione del odierno Teatro dell’Unione a piazza Verdi, a Viterbo. Fu anche progettista del reparto femminile dell’Ospedale Grande , e direttore del restauro della chiesa di San Leonardo dei Carcerati. Il figlio Giuseppe Oddi fu segretario del comune di Viterbo tra il 1876 e il 1886, e fu autore di opuscoli sulla storia di Viterbo, nel 1966 la famiglia si estinse. Tra  gli Oddi si distinse Giacomo Oddi, che nacque a Perugia l’11 Novembre del 1679, ultimo dei cinque figli di Francesco Oddi conte di Antognolla e di Vittoria Bnchieri. La madre era sorella dell’influente cardinale Antonio Banchieri (1667-1733) e zia di un altro porporato, Giovanni Francesco Banchieri (1694-1763). Studiò dal 1702 all’Università di Perugia, dove si addottorò in utroque iure il 21 dicembre 1709. Era frattanto già entrato in prelatura: il 1° luglio 1706 divenne referendario della Segnatura di grazia e giustizia e poco dopo fu ricevuto nel collegio dei protonotari apostolici partecipanti. A garantirgli l’avanzamento in Curia fu l’appoggio dello zio Antonio Banchieri, il quale ai suoi inizi aveva ricoperto gli stessi ruoli ottenuti da Giacomo e che una fortunata carriera condusse alla nomina a cardinale (1726) e, tra le altre cose, a quella a segretario di Stato nel 1730, alle prese con la disastrosa situazione creatasi alla fine del papato di Benedetto XIII. Giacomo fu favorito anche dalla parentela con casa Rospigliosi, che frequentò costantemente sin dal suo primissimo periodo romano. Una volta entrato nei ranghi prelatizi, passò presto ai governi dello Stato pontificio. Fu nominato governatore di Rimini il 31 marzo 1708, di Sabina il 27 febbraio 1709, di Fabriano il 12 settembre 1710, di Ascoli il 17 aprile 1717, di Ancona il 6 aprile 1718, di Civitavecchia, Tolfa e Corneto il 4 febbraio 1721. Il 18 luglio 1721 divenne governatore di Viterbo. Fu ancora governatore di Macerata dall’ottobre 1730 e di nuovo di Viterbo dal 1731 al giugno 1732. Con Clemente XII, nel 1731, fu commissario apostolico a Parma e Piacenza col compito di assistere la duchessa Enrichetta d’Este vedova del duca Antonio Farnese e favorire (senza alcun esito, però) la presa di possesso del ducato da parte della Santa Sede. Intorno al 1723 fu ordinato in sacris, stando agli atti del suo processo concistoriale (Arch. segreto Vaticano, Arch. della Congregazione concistoriale, Processus consist. 118 [1732], cc. 221-226), dato da sottolineare perché di norma curiali del suo tipo compivano questo passo solo in funzione di nomine che richiedevano tale requisito. Il 9 giugno 1732 fu nominato arcivescovo titolare di Laodicea e come tale fu consacrato il 24 di quello stesso mese. Il conferimento dello status di arcivescovo era finalizzato a dischiudergli le porte delle nunziature e il 28 giugno 1732 fu nominato nunzio a Colonia. In questa sede rimase almeno fino al maggio 1735 (quando ancora inviava cifre a Roma), per trasferirsi alla nunziatura di Venezia ove era stato nominato il 7 febbraio di quell’anno. Il 25 febbraio 1739 divenne nunzio in Portogallo e qui rimase fino alla nomina a cardinale prete (col titolo di S. Girolamo degli Schiavoni) da parte di Benedetto XIV nel Concistoro del 9 settembre 1743. Nel corso della sua attività diplomatica dimostrò senso di prudenza e di equilibrio, in una situazione generale sfavorevole alla Chiesa romana, non solo da tempo marginalizzata nel contesto europeo, ma ora sottoposta pure all’attacco di potenze sempre più aggressive. Particolarmente impegnativo risultò il periodo a Colonia per il peraltro tradizionale, invadente, protagonismo dell’arcivescovo elettore. Relativamente più tranquille furono le sedi di Venezia (non più rovente come in passato) e del Portogallo. Il conferimento del cardinalato fu non solo molto desiderato, ma anche sollecitato: in una lettera del 30 maggio 1741 Oddi, ricevuta la notizia che il suo nome non sarebbe stato compreso nella lista dei nuovi porporati che il papa intendeva creare, stante l’iniziale decisione di non promuovere nunzi, aveva confessato a Benedetto XIV la sua delusione.Aveva servito per quarant’anni la Santa Sede senza mai «essere stato provveduto di un soldo de’ beni di Chiesa» se non una abbazia di circa 400 scudi di rendita. Si era sempre così mantenuto con i beni di casa e accumulando debiti che non sapeva come riuscire a estinguere prima della morte. Implorava il papa di promuoverlo già in queste sue prime nomine cardinalizie perché temeva di non poter giungere vivo alle successive tornate. Confidava che il papa non desiderasse l’«esterminio di una famiglia sua suddita» (Arch. segreto Vaticano, Segreteria di Stato. Portogallo, 96, cc. 145-149). Benedetto XIV effettivamente lo introdusse tra i nominati della sua prima promozione. Avendone avuta notizia, il 16 luglio 1743 Oddi scrisse ancora al papa implorandogli altri due favori: la collazione di 4 abbazie nel perugino del valore di 3000 scudi e la nomina a una legazione, unico modo per far fronte alla sua gravosa situazione finanziaria. Soprattutto per questo desiderava l’incarico in una legazione, e non «per ambizione di comando o per sete d’oro» (ibid., 98, cc. 262-264). La richiesta fu accolta: il papa il 23 settembre 1643 lo nominò legato d’Urbino e il 18 settembre 1746 fu provvisto della legazione di Romagna. Il 22 settembre 1749 ottenne la nomina a vescovo della diocesi di Viterbo e Toscanella (oggi Tuscania). In questa sede, così come già nel periodo passato a Venezia e poi nella legazione di Romagna, fu accompagnato dal nipote Niccolò Oddi, destinato a una brillante carriera curiale. In Tuscia Oddi si dedicò assiduamente a garantire cospicui finanziamenti all’Ospizio per gli orfani, alla fondazione di una casa per gli esercizi spirituali del clero, a costruire una nuova abitazione per l’arcivescovo fuori città, ad acquistare suppellettili sacre per le chiese dell’arcidiocesi. Cercò di garantire la corretta celebrazione di riti e cerimonie e nel 1762 convocò un sinodo diocesano che affrontò il tema della riforma del clero e dispose la revisione degli statuti del capitolo e dei luoghi pii. Le resistenze al sinodo furono assai accese: la figura di Oddi fu diffamata in un libello satirico anonimo e alcuni del clero presentarono a Roma un reclamo contro le conclusioni dell’assemblea. Il papa inviò pertanto a Viterbo un commissario che finì col riconoscere le ragioni dell’ordinario. Nel 1758 partecipò al conclave che elesse il veneziano Clemente XIII, mentre per le cattive condizioni di salute non prese parte a quello successivo che portò sul trono di Pietro Clemente XIV. Attorno al 1760, così come si assume da una nota del nipote Niccolò Oddi (ibid., Svizzera, 179, c. 27), una vincita al lotto di 20.000 scudi contribuì a rendergli più sereno il suo ultimo tempo e ad alleviargli le pene già denunciate nella lettera a Benedetto XIV del 1741: "mio zio potrà con questo colpo della benigna sorte rimettersi almeno in stato di non essere continuamente molestato dalla truppa de’ creditori che gli stava d’intorno" . Sostituito da un vicario apostolico nella sua arcidiocesi, si trasferì a Perugia, dove morì, nella casa di famiglia, il 2 maggio 1770. Fu sepolto nella cattedrale di S. Lorenzo.

Palazzo Oddi, oggi appartiene alla Diocesi di Viterbo, insiste sul ponte San Lorenzo, Viterbo, il palazzo Oddi si congiunge al ponte San Lorenzo e da qui si osserva la torre Bramante o di Messer Braimando che insiste sulla sottostante via Sant'Antonio. La famiglia Oddi, divenne proprietaria di questi beni, la torre , e il palazzo, nella seconda metà dell'800. provvide ad abbattere l'antico palazzo , lo fece ricostruire, mantenendo la torre di Braimante nel suo assetto originario.

Stemmi della Famiglia Oddi, a Viterbo, sono presenti degli stemmi, a  Porta della Verità: uno è  del governatore Oddi ed un altro è del vescovo Sermattei. Altro stemma della Famiglia Oddi è a Porta Fiorentina, un tempo chiamata Porta Santa Lucia, realizzata nel 1768, sotto il pontificato di Papa Clemente XIII. Lo stemma di Papa Clemente XIII campeggia sulla sommità della porta Fiorentina, inoltre, a sinistra si vede lo stemma del vescovo Giacomo Oddi, e a destra  lo stemma del governatore Benedetto Lo Presti e, più in basso sotto l’epigrafe c’è ,lo stemma del Comune di Viterbo

Bibliografia : sunto dalla : Scheda di Orietta Sartori – Ibimus sito web Gente di Tuscia e dalla Treccani on line.

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Stemma Governatore Oddi a Porta della Verità

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